Rocambolesco tentativo di evasione: Vasile Frumuzache, reo confesso del duplice omicidio di Denisa Paun e Ana Maria Andrei, è stato intercettato dagli agenti della polizia penitenziaria
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Per provare a scappare, il serial killer ha scelto il metodo più antico e, insieme, più disperato: un lenzuolo annodato, un appiglio di fortuna, la corsa contro il tempo e contro le telecamere. Così, nelle prime ore della mattina, Vasile Frumuzache ha tentato l’evasione dal carcere fiorentino di Sollicciano, dove è detenuto con l’accusa di aver ucciso due giovani donne e di averne occultato i resti con una ferocia che ha scosso anche gli investigatori più esperti.
Secondo quanto ricostruito, la guardia giurata romena si è issata oltre il muro di recinzione dopo aver fissato il lenzuolo a una sorta di arpione artigianale, ricavato da un infisso. Un gesto che appare tanto elementare quanto rischioso, compiuto ignorando la presenza di sistemi di videosorveglianza e la vigilanza continua degli agenti. La fuga, tuttavia, è durata pochissimo. Un agente della polizia penitenziaria lo ha intercettato mentre cercava di uscire dal perimetro della casa circondariale e lo ha bloccato. Addosso, secondo quanto emerso, Frumuzache aveva anche un coltello.
L’episodio ha immediatamente fatto scattare nuove verifiche. Su disposizione della procura sono state avviate indagini interne per chiarire ogni dettaglio del tentativo di evasione: come sia riuscito a procurarsi gli oggetti utilizzati, se abbia ricevuto aiuti dall’esterno o dall’interno del carcere e se vi siano state falle nei protocolli di sicurezza. Accertamenti che si affiancano a un procedimento già di per sé tra i più complessi e delicati degli ultimi anni.
La storia giudiziaria di Frumuzache è segnata da una violenza che non si è mai limitata all’atto omicidiario. Dopo l’arresto e le confessioni, l’uomo era già stato protagonista di un grave episodio nel carcere pratese della Dogaia, dove un conoscente di una delle vittime lo aveva aggredito lanciandogli olio bollente sul volto. Un’aggressione che aveva riacceso il dibattito sulle condizioni di sicurezza dei detenuti accusati di reati particolarmente odiosi e sull’equilibrio, sempre fragile, tra tutela e rischio di ritorsioni.
Non è ancora chiaro se il tentativo di fuga di questa mattina sia collegato a nuove minacce o violenze subite in carcere, oppure se sia legato all’udienza in programma domani nell’aula bunker, dove Frumuzache dovrà comparire per rispondere dell’accusa di omicidio premeditato delle due giovani escort romene. Un appuntamento processuale cruciale, che potrebbe aver spinto l’uomo a tentare una sortita tanto improvvisata quanto, nelle intenzioni, definitiva.
I due delitti, avvenuti nel Pistoiese, continuano a impegnare gli investigatori anche sul piano delle motivazioni e del contesto. L’ipotesi principale resta quella di un serial killer mosso da traumi infantili, ossessioni e un rapporto patologico con il rifiuto e la figura femminile. Ma non è l’unica pista. Gli inquirenti non hanno mai del tutto escluso la possibilità che Frumuzache possa aver agito anche come esecutore per conto di gruppi organizzati dediti allo sfruttamento della prostituzione, un’ombra che rende il quadro ancora più inquietante.
Le indagini hanno messo in luce una freddezza e una crudeltà che vanno oltre la semplice dinamica del delitto. Dopo aver ucciso Denisa Paun, Frumuzache avrebbe tentato di renderne irriconoscibile il corpo, arrivando a decapitarla e a bruciare i resti nel tentativo di cancellare le tracce. Un’escalation di violenza che ha spinto gli investigatori a interrogarsi su un possibile numero maggiore di vittime, mai denunciate o scomparse nel corso degli anni.
Il tentativo di evasione di Sollicciano, per quanto fallito, aggiunge un nuovo tassello a una vicenda già carica di interrogativi. Non solo sulla pericolosità dell’uomo, ma anche sulla gestione carceraria dei detenuti accusati di reati estremamente gravi e sull’efficacia delle misure di sicurezza. Un episodio che riporta l’attenzione su un processo imminente e su un’indagine che, nonostante le confessioni, non può dirsi conclusa.

