Salta la due giorni vicino a Treviso, temuta dai salviniani e attesa dagli oppositori interni. Ora il vero test sarà Pontida
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IPA85491902 - MILANO - 2026/06/08- Matteo Salvini alla triennale
La Lega doveva andare in ritiro per ritrovare unità e rischiava di tornare a casa con la conta dei feriti. Così il raduno previsto il 4 e 5 luglio vicino a Treviso è saltato prima ancora di cominciare. Nessuna nuova data, nessun luogo alternativo, nessuna vera spiegazione politica al di là della formula ufficiale: prima altre riunioni, poi altre proposte, poi forse il confronto. Tradotto dal leghese: meglio rinviare la resa dei conti che organizzare un’assemblea capace di trasformarsi in un processo pubblico a Matteo Salvini.
La nota diffusa dal responsabile degli enti locali Stefano Locatelli prova a dare ordine alla ritirata. Prima si riunirà ancora il Tavolo dei territori, cioè la cabina di regia voluta dal segretario per tenere sotto controllo le turbolenze interne. Poi arriveranno altre due riunioni già programmate. Infine, nelle prossime settimane, il partito dovrebbe mettere a punto proposte operative. Solo dopo questo percorso, forse, verrà convocato il famoso ritiro. Una sequenza talmente prudente da sembrare un cordone sanitario attorno alla leadership.
Il ritiro saltato e la paura delle contestazioni
Il problema è che quella due giorni era nata male. Tra i salviniani aveva acceso subito il timore di contestazioni organizzate, interventi duri, richieste di chiarimento e magari qualche scena poco edificante da partito in piena guerra di nervi. Per gli anti salviniani, invece, rappresentava l’occasione perfetta per trasformare il malcontento in pressione politica.
Il rinvio ha quindi evitato lo scontro immediato, ma non ha risolto nulla. Anzi, ha confermato che dentro il Carroccio il clima resta incandescente.
Il prossimo appuntamento simbolico ora diventa Pontida, fissata per il 20 settembre. E anche lì la tensione promette scintille. Sui telefoni di molti militanti circola già un meme con la foto di Salvini e una frase brutale: «Se c’è lui, io non ci sarò». È solo un meme, certo. Ma i meme, nei partiti in crisi, spesso raccontano meglio dei comunicati ufficiali il livello del malumore.
Salvini rilancia la cabina di regia e blocca la riforma dello statuto
Salvini, almeno per ora, non arretra. Anzi, prova a usare la cabina di regia dei territori per prendere tempo, ricompattare i suoi e soprattutto sbarrare la strada alla richiesta di riforma dello statuto arrivata da Luca Zaia e dagli altri governatori leghisti. Il punto è semplice: chi guida le Regioni vuole contare di più, vuole un partito meno verticale, meno dipendente dal segretario e più radicato nei territori che ancora garantiscono consenso, amministratori e voti veri.
Il segretario, invece, sa che toccare lo statuto significa aprire una porta che potrebbe non riuscire più a richiudere. Per questo preferisce spostare la discussione su tavoli, riunioni, percorsi, proposte operative. Il lessico della mediazione diventa così il modo più elegante per congelare il conflitto. Ma sotto il ghiaccio la frattura resta. Continua a leggere su La Capitale.

