Due secoli di elezioni di metà mandato raccontano perché il partito del presidente rischia di perdere il Congresso. “La gente non vota per quello che hai fatto ieri, ma per la rabbia che prova oggi”, disse Lyndon B. Johnson nel 1966
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Le elezioni di metà mandato rappresentano da sempre uno degli esami più difficili per un presidente americano. Spesso segnano una battuta d’arresto per l’amministrazione in carica e possono cambiare gli equilibri del Congresso.
Donald Trump conosce bene questa dinamica. Alle prese con sondaggi sfavorevoli, il presidente cerca di convincere l’elettorato repubblicano a votare, come se il suo nome comparisse sulla scheda.
«Il presidente perde sempre le elezioni di midterm, qualsiasi sia la ragione. Chiunque sia, repubblicano, democratico, grande o pessimo che sia, per qualche ragione», ha ammesso lo stesso tycoon.
Per mobilitare una base che non sembra del tutto soddisfatta del suo operato, Trump ha persino promesso un assegno da 5mila dollari a ogni cittadino americano adulto, nel caso in cui il partito repubblicano mantenga il controllo di Camera e Senato. La proposta comporterebbe una spesa miliardaria, ma non dispone ancora di un piano di finanziamento definito.
I numeri storici spiegano le preoccupazioni del presidente. Dalla Seconda guerra mondiale, in 18 delle 20 elezioni di metà mandato il partito della Casa Bianca ha perso seggi alla Camera dei Rappresentanti.
Le origini delle elezioni di midterm
Le midterm, oggi considerate quasi una mission impossible per chi governa, hanno una storia lunga oltre due secoli.
Le prime si svolsero tra il 1790 e il 1791, durante la presidenza di George Washington, quando gli Stati Uniti erano ancora una giovane repubblica e non esistevano i due grandi partiti che dominano oggi la scena politica.
Il Congresso si divideva soprattutto tra sostenitori e oppositori dell’amministrazione Washington. I primi riuscirono a conservare il controllo di entrambe le Camere.
La prima grande sfida tra Repubblicani e Democratici arrivò nel 1858, sotto la presidenza del democratico James Buchanan. Il Gop, nato appena quattro anni prima e rappresentato sulle schede elettorali dall’aquila, conquistò più seggi dei Democratici, senza però raggiungere la maggioranza assoluta alla Camera. L’elefante, simbolo del partito ancora oggi, sarebbe arrivato soltanto nel 1874.
Nell’era moderna, il bilancio per i presidenti è particolarmente severo. Dal 1934 al 2022, il partito della Casa Bianca ha guadagnato seggi alla Camera soltanto tre volte su 23: nel 1934 con Franklin Delano Roosevelt, nel 1998 con Bill Clinton e nel 2002 con George W. Bush.
La rivoluzione repubblicana del 1994
Negli ultimi decenni, le elezioni del 1990 segnarono una prima battuta d’arresto per George H.W. Bush. I Repubblicani persero otto seggi alla Camera e uno al Senato, in un clima di crescenti difficoltà economiche.
Quattro anni dopo arrivò una delle sconfitte più pesanti della storia recente. A metà del primo mandato di Bill Clinton, i Democratici persero 54 seggi alla Camera e otto al Senato, consegnando ai Repubblicani il controllo di entrambi i rami del Congresso. Continua a leggere su La Capitale.

