Un Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza. Non per premiare la sofferenza, ma per affermare il diritto universale alla vita, alla dignità e alla pace. È questo il significato della proposta lanciata dal filosofo Eugenio Mazzarella e sostenuta dal quotidiano Avvenire, che in pochi giorni ha raccolto oltre 3.000 adesioni tra cittadini, amministratori, docenti, esponenti del mondo della cultura, delle istituzioni e delle comunità religiose.

L’obiettivo della campagna è innanzitutto morale e civile: chiedere che il mondo riconosca nei bambini di Gaza il simbolo di tutte le vittime innocenti delle guerre. Una proposta dal forte valore universale, che richiama anche i bambini israeliani, ucraini, sudanesi e di ogni altro conflitto.

La mobilitazione nasce davanti a una tragedia umanitaria senza precedenti. Secondo l’Unicef, almeno 21.289 bambini palestinesi risultavano uccisi nella Striscia di Gaza e oltre 44.500 erano rimasti feriti nei dati aggiornati ai primi mesi del 2026. Numeri impressionanti, ai quali si aggiungono quelli più recenti: nei 300 giorni successivi al cessate il fuoco dell’ottobre 2025 sono stati uccisi almeno altri 300 bambini, una media di un bambino al giorno, mentre centinaia di altri sono rimasti feriti, molti in modo gravissimo.

Ma la guerra continua a lasciare ferite ben oltre il bilancio delle vittime. Oggi circa 1,9 milioni di persone, praticamente l’intera popolazione della Striscia, vivono in condizioni di sfollamento. Migliaia di famiglie sopravvivono tra macerie, tende e rifugi di fortuna, con gravissime carenze di acqua potabile, servizi igienici, assistenza sanitaria e alimentazione. La malnutrizione infantile resta un’emergenza, mentre il sistema sanitario è stato devastato e la quasi totalità delle scuole è stata distrutta o gravemente danneggiata, privando circa 658 mila bambini del diritto all’istruzione.

È in questo scenario che prende forza l’appello di Avvenire. Un Nobel ai bambini di Gaza non cancellerebbe il dolore né restituirebbe la vita a chi l’ha perduta. Sarebbe però un messaggio potente: la comunità internazionale non può continuare ad assistere in silenzio alla distruzione dell’infanzia.

Schierarsi a favore di questa proposta non significa essere contro qualcuno. Significa stare dalla parte dei bambini. Significa affermare che nessun minore, qualunque sia la sua nazionalità, la sua religione o il luogo in cui è nato, dovrebbe morire sotto le bombe, soffrire la fame, essere costretto a vivere senza cure, senza scuola e senza futuro.

La candidatura al Nobel resta una proposta simbolica e non è possibile verificarne ufficialmente l’esistenza, poiché il Comitato Nobel mantiene riservati i nomi dei candidati per cinquant’anni. Ma il valore dell’iniziativa va ben oltre l’assegnazione del premio.

L’appello è aperto a tutti. Ogni adesione rappresenta una scelta di umanità, un invito a non voltarsi dall’altra parte. Perché, davanti ai bambini vittime della guerra, il silenzio non può essere la risposta.