«Rimanere è l’unica scelta possibile»: il grido del cardinale che celebra messa sotto le bombe. Mentre le potenze mondiali fanno calcoli, il religioso traccia l’unico confine possibile: quello della dignità umana
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Bologna - Bologna. Il giornalista di Avvenire Nello Scavo intervista il il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme. Nella foto Pierbattista Pizzaballa
«Rimanere è l’unica scelta possibile. Quello che sta accadendo qui è moralmente inaccettabile». Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha scelto di restare a Gaza quando tutto, e tutti, sembravano spingerlo ad andarsene, perché la striscia è diventata ormai pericolosissima e nessuno ha alcuna garanzia.
La Striscia non è più un luogo abitato: è un deserto di macerie, di corpi, di dolore. Più di 60.000 morti, migliaia i bambini morti per la fame, un milione di persone costrette a fuggire, fame e sete che consumano decine di migliaia di persone rimaste intrappolate. Non ci sono più uffici né istituzioni, non ci sono ospedali che funzionino, non ci sono aiuti che arrivano. Eppure c’è un uomo, con la sua veste rossa di cardinale, che ha deciso di restare.
Pizzaballa celebra la messa sotto le bombe, soccorre i feriti, protegge i bambini, condivide la paura di chi non ha più nulla. Lo fa senza armi, senza scorte, senza mezzi. Ogni istante rischia la vita, ma il suo coraggio è più forte della morte che lo circonda. È la sua risposta alla barbarie dell’esercito israeliano che spinge un popolo alla fuga verso il nulla: restare, essere presenza, rifiutare l’abbandono. Senza nemmeno il timore di poter morire da un momento all’altro.
Il suo gesto è tanto più potente perché non è isolato: papa Leone XIV gli ha dato il suo pieno sostegno. È il segno di una Chiesa che non fugge quando il mondo crolla, che non si limita a denunciare ma sceglie di condividere la sorte dei più deboli. In questo abbraccio tra Roma e Gaza c’è la radicalità di un messaggio universale: la fede, se è autentica, non è mai neutralità ma scelta di campo.
La figura del patriarca diventa allora un atto politico e spirituale insieme: non è un negoziatore né un capo militare, ma con la sua sola vita denuncia la sproporzione di questa guerra e la vergogna di chi, pur potendo, non ferma la carneficina. La sua resistenza disarmata è una sfida che nessuna bomba può ridurre al silenzio.
E mentre il mondo calcola equilibri e confini, Pizzaballa ricorda l’unico confine che non può essere superato: quello della dignità umana. Restando a Gaza, lancia un grido che è anche un’accusa.
È l’Europa, è l’Onu, è l’intera comunità internazionale a dover ascoltare. Perché se un uomo solo, con il sostegno del Papa, riesce a sfidare la barbarie con la sua vita, allora nessuno può più fingere di non sapere.