Dalle carte sull’attentato emergono i dettagli degli incontri con i costruttori Pulcini e il nodo dell’avvertimento ignorato prima della bomba
Tutti gli articoli di Italia Mondo
PHOTO
Nuovi e complessi retroscena si aggiungono al quadro dell’inchiesta giudiziaria sull’attentato che ha coinvolto Sigfrido Ranucci, ormai ex conduttore di Report, e l’ex faccendiere Valter Lavitola. Come rivelato dal quotidiano Domani, gli intrecci tra i due non si fermano alle vicende legate ai crediti di carbonio e alle rotte africane, ma toccano direttamente gli interessi immobiliari della trattoria di pesce Cefalù, il bistrot romano divenuto punto di snodo delle loro relazioni.
Lavitola aveva chiesto a Ranucci di fare da intermediario
Lavitola, intimorito dalle numerose condanne e dal rischio imminente di tornare in carcere, cercava di assicurarsi la proprietà dell’immobile che ospitava il locale, gestito da altri soci ma a lui fortemente legato. Per raggiungere l’obiettivo si è rivolto all’amico giornalista, che ha accettato di fare da consigliere e intermediario per facilitare la compravendita delle mura.
L’ombra dei Pulcini e i legami passati con Massimo Carminati
A rendere la vicenda ancor più delicata è l’identità dei proprietari dell’immobile in questione, riconducibili alla famiglia Pulcini. Daniele Pulcini, noto costruttore romano, era stato coinvolto nel 2014 nell’inchiesta Mondo di Mezzo per via di una conoscenza adolescenziale con Massimo Carminati, l’ex Nar noto alle cronache come il Cecato. Continua a leggere su LaCapitalenews.it

