L’onda lunga dei cosiddetti “Epstein files”, pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, finisce per toccare anche l’Italia e, più precisamente, la Lega. Nei documenti compare più volte il nome di Matteo Salvini, ma il punto – ed è bene chiarirlo subito – non riguarda i traffici sessuali per cui Jeffrey Epstein era finito al centro di accuse e scandali. Qui si parla d’altro: politica, contatti, strategie, e dell’ipotesi (tutta da dimostrare) che il finanziere avesse interesse a sostenere l’ascesa delle destre europee.

Il cuore della vicenda, così come emerge dai resoconti, sta in alcune email contenute nella cosiddetta Epstein Library e datate 2018-2019. In quei messaggi compare Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump e stratega politico, che scrive di essere «concentrato a raccogliere fondi» per leader come Marine Le Pen e Salvini, in vista delle elezioni europee e della possibilità che i sovranisti si presentassero con «liste complete». Una frase che ha acceso la miccia politica in Italia, perché sposta l’attenzione su un terreno delicato: i rapporti internazionali, i possibili canali di sostegno, la trasparenza dei finanziamenti.

Sullo sfondo c’è una fase storica precisa: Trump al suo primo mandato, la Lega al governo con il Movimento 5 Stelle e un clima europeo in cui l’asse dei populismi veniva raccontato come una rete in espansione. Nelle carte si parla anche del progetto “The Movement”, la piattaforma con cui Bannon puntava a costruire una rete internazionale di partiti populisti capace di “scuotere” l’Europa. E vengono citati contatti e incontri del 2018 a Roma tra Bannon e Salvini, con l’americano impegnato a tessere relazioni e a immaginare scenari: una crescita elettorale della Lega alle europee, l’ipotesi di una crisi di governo in Italia e il voto anticipato per capitalizzare il consenso.

Scenario che, come noto, non si realizzerà in quei termini: il primo governo Conte cade, ma nasce il Conte bis e Salvini finisce all’opposizione. Nelle email, inoltre, non mancano toni da “cameratismo” spinto fino alla battuta di cattivo gusto: un passaggio ironico tra Epstein e Bannon che, per quanto goliardico nei contenuti, aggiunge un elemento di imbarazzo politico e mediatico perché rende plastico il livello di confidenza tra i due interlocutori e il modo in cui parlano di leader europei.

L’opposizione ha colto la palla al balzo. Il deputato del Partito democratico Andrea Casu ha annunciato la presentazione di un’interrogazione: chiede che si faccia piena chiarezza su cosa contenessero quelle interlocuzioni, perché Epstein mostrasse «un interesse così marcato» verso Salvini e quali argomenti venissero discussi quando si parlava del futuro politico italiano. Il punto, nella linea del Pd, è politico-istituzionale: «anche solo un’ombra» su un vicepresidente del Consiglio richiede trasparenza, proprio per il ruolo che ricopre.

La risposta della Lega è stata immediata e netta. Il partito ha negato di aver mai chiesto o ricevuto finanziamenti, definendo la vicenda «infondata» e parlando di «gravi millanterie». Non solo: ha evocato un precedente che ha segnato il racconto politico degli ultimi anni, il caso Metropol, l’inchiesta (poi archiviata) su una presunta trattativa del 2018 con presunti intermediari russi legata a una compravendita di petrolio, che – secondo quanto riportato allora – avrebbe dovuto alimentare con decine di milioni di dollari le casse del partito. Anche in quel caso, sottolinea il Carroccio, «mai chiesti e mai ricevuti», con «assalti mediatici» e una vicenda giudiziaria finita nel nulla.

Ora lo schema rischia di ripetersi, almeno sul piano del rumore: documenti americani, nomi pesanti, sospetti su presunti soldi e relazioni. Con una differenza decisiva, però: al momento, da quanto riportato, il perno sono carteggi e ipotesi attribuite a terzi, non una prova di finanziamenti effettivi alla Lega. È su questo crinale che si muoverà la partita dei prossimi giorni: da un lato la richiesta di chiarimenti politici, dall’altro la minaccia di azioni legali contro «insinuazioni o accostamenti» ritenuti infamanti. E intanto resta una domanda sospesa, che pesa più delle battute e più dei titoli: perché, in quel periodo, Epstein e Bannon discutevano con tanta attenzione di Salvini e delle destre europee.