L’AfD più che raddoppia i consensi e travolge la Cdu del cancelliere Friedrich Merz. Il leader di Forza Italia denuncia una forza antitetica ai valori liberali e occidentali, mentre quello della Lega festeggia: «Un’altra Europa è possibile»
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Un risultato senza precedenti per il partito di estrema destra AfD e una pesante battuta d’arresto per la Cdu del cancelliere Friedrich Merz. Alternative für Deutschland ha trionfato nelle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt, raccogliendo circa il 44% dei voti secondo le proiezioni diffuse durante lo scrutinio e più che raddoppiando il 20,8% ottenuto nel 2021, mentre la Cdu è precipitata dal 37,1% a circa il 18%, dimezzando i propri consensi nel Land che aveva governato quasi ininterrottamente dalla riunificazione tedesca.
Al di là delle percentuali definitive e della distribuzione dei seggi, il dato politico non cambia, perché nella regione dell’ex Germania orientale gli equilibri che avevano retto fino a oggi sono stati completamente rovesciati e una formazione classificata dal servizio regionale per la protezione della Costituzione come sicuramente estremista di destra è riuscita a raccogliere un consenso che non può più essere considerato marginale o riconducibile a una protesta passeggera.
«Abbiamo raggiunto esattamente ciò che volevamo raggiungere: abbiamo scritto la storia in questo Land», ha commentato il candidato dell’AfD Ulrich Siegmund, spiegando tuttavia che sulla base dei primi dati non era ancora possibile stabilire se sarebbe riuscito a diventare il nuovo ministro-presidente della Sassonia-Anhalt.
La vittoria elettorale non equivale infatti automaticamente alla conquista del governo regionale, perché la possibilità di eleggere Siegmund dipenderà dalla composizione definitiva del Landtag e dalle scelte delle altre forze politiche, ma il successo dell’AfD rappresenta comunque un passaggio destinato a lasciare un segno profondo nella Germania del dopoguerra e a produrre conseguenze anche sugli equilibri europei.
Il BSW sulla soglia decisiva
Alle spalle delle due principali forze politiche, Die Linke, i Verdi e la Spd si attestano sotto il 10%, mentre il Bündnis Sahra Wagenknecht, il movimento di sinistra nazional-populista fondato dall’ex dirigente della Linke, oscilla intorno al 5% e resta sulla soglia necessaria per entrare nel Parlamento regionale.
L’ingresso del BSW nel Landtag modificherebbe profondamente la distribuzione dei seggi e impedirebbe all’AfD di conquistare da sola la maggioranza assoluta, ma potrebbe contemporaneamente rendere possibile una maggioranza parlamentare tra le due forze, qualora il movimento di Sahra Wagenknecht decidesse di garantire un sostegno esterno o di collaborare su singoli provvedimenti.
La candidata regionale del BSW Claudia Wittig ha già manifestato la propria disponibilità a valutare intese sui singoli temi, citando in particolare il costo dell’energia, pur senza annunciare un accordo di governo con l’estrema destra, mentre Siegmund ha escluso l’ipotesi di guidare un esecutivo di minoranza e ha ribadito l’intenzione di collaborare soltanto con chi sia disposto a sostenere una svolta politica radicale.
È dunque dalla Germania orientale, dove l’AfD ha costruito le proprie roccaforti, che arriva un nuovo segnale destinato a pesare sugli equilibri nazionali ed europei, perché il risultato dimostra che il muro innalzato dai partiti tradizionali può ancora impedirle di governare, ma non riesce più a contenerne l’espansione elettorale.
Il programma dell’AfD
Il programma di governo approvato dall’AfD a Magdeburgo mette al centro una linea durissima sull’immigrazione, prevedendo un’offensiva sulle espulsioni e sulla cosiddetta remigrazione, la trasformazione del diritto costituzionale all’asilo in una concessione dello Stato e il ritorno a una cittadinanza fondata prevalentemente sul principio della discendenza, anche se alcune di queste decisioni non rientrano nelle competenze del Land e richiederebbero modifiche legislative o costituzionali a livello federale.
Il programma interviene profondamente anche sulla scuola, proponendo di sostituire l’obbligo di frequenza con un obbligo educativo che consenta alle famiglie di istruire i figli a casa, di interrompere il percorso d’inclusione degli studenti con disabilità potenziando le scuole speciali e di istituire classi separate per i figli di rifugiati e richiedenti asilo, misure la cui compatibilità con la Costituzione tedesca e con gli obblighi internazionali viene contestata da diversi giuristi.
L’AfD punta inoltre alla normalizzazione delle relazioni commerciali ed energetiche con la Russia, alla revoca delle sanzioni, alla ripresa delle importazioni di gas e al rilancio dei rapporti culturali e scolastici con Mosca, mentre sul fronte ambientale vuole spingere il governo federale verso l’uscita della Germania dall’Accordo di Parigi e l’abbandono del Green Deal europeo, decisioni che un governo regionale non potrebbe comunque assumere autonomamente.
Salvini festeggia, Tajani prende le distanze
Tra i primi a esultare per il risultato è Matteo Salvini, che sui social parla di un «successo clamoroso», si congratula con la leader dell’AfD Alice Weidel e trasforma immediatamente il voto tedesco in un messaggio rivolto all’intera Unione europea: «Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un’altra Europa è possibile».
Dalla stessa maggioranza di governo arriva, però, una valutazione di segno completamente opposto, perché Antonio Tajani definisce l’esito del voto «una pessima notizia» e descrive l’AfD come «una forza politica che è antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali» nei quali si riconosce Forza Italia, chiedendo che vengano messe in campo tutte le contromisure e le iniziative politiche necessarie per impedire che «qualsiasi deriva populista e fanatica dilaghi in Europa».
Il ministro degli Esteri sollecita contemporaneamente una svolta nelle politiche comunitarie, sostenendo che il risultato della Sassonia-Anhalt debba spingere l’Unione a decidere con maggiore rapidità, a ridurre le norme inutili e a correggere le forzature ideologiche compiute sulla transizione ecologica, perché limitarsi a condannare l’estrema destra senza comprendere le paure e le difficoltà che ne alimentano la crescita rischierebbe di produrre l’effetto contrario.
Nello stesso governo convivono così due letture inconciliabili, con Salvini che celebra il risultato come una vittoria della democrazia e Tajani che lo considera una minaccia ai valori liberali e occidentali, una distanza che non riguarda soltanto la Germania, ma investe il rapporto del centrodestra italiano con l’AfD, la futura direzione dell’Europa e la collocazione internazionale dell’Italia.
Vannacci: «L’Europa cambia, nessun dorma»
A festeggiare è anche Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che sui social scrive «L’Europa cambia» e aggiunge che il risultato dell’AfD avrebbe provocato «l’ulcera» al cancelliere Friedrich Merz, chiamando in causa anche Mario Monti e chiudendo il proprio intervento con un eloquente «Nessun dorma».
Dalle opposizioni arrivano invece valutazioni fortemente critiche, sebbene accompagnate dal tentativo di individuare le responsabilità politiche e sociali che avrebbero favorito l’avanzata dell’estrema destra, a cominciare dalle scelte compiute negli ultimi anni dai governi europei.
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte lega il successo dell’AfD alla corsa al riarmo e alla progressiva rinuncia alle politiche sociali, sostenendo che, mentre l’Europa rischia un aumento della disoccupazione e la riduzione delle risorse destinate alla sanità e alla scuola, i governi hanno scelto di approvare un piano da 800 miliardi per le armi, trascurando il contrasto alle disuguaglianze e i bisogni quotidiani dei cittadini.
«Come si fa a buttare 100 miliardi l’anno sulle armi anziché lavorare su un progetto comune europeo per puntare alle nuove sfide?», domanda Conte, secondo il quale è proprio questo contesto economico e sociale ad avere creato le condizioni affinché l’estrema destra diventasse la prima forza politica della Sassonia-Anhalt.
Ancora più duro è Nicola Fratoianni, che definisce l’AfD un partito «esplicitamente di ispirazione neonazista» e sostiene che quel risultato sia maturato «nel rogo della civiltà del welfare, nella crisi del lavoro e nella follia della corsa al riarmo», chiedendo una reazione innanzitutto politica e una mobilitazione capace di attraversare l’intero continente.
La vittoria dell’AfD diventa così uno specchio nel quale ogni forza italiana vede confermata la propria posizione, con Salvini e Vannacci che intravedono la nascita di una nuova Europa, Tajani che denuncia un pericolo per i valori liberali e le opposizioni che attribuiscono l’avanzata dell’estrema destra al progressivo smantellamento dello Stato sociale e alla scelta di destinare risorse sempre maggiori alle armi.
La Sassonia-Anhalt può apparire come una regione periferica dell’ex Germania Est, ma il risultato ottenuto dall’AfD manda un messaggio molto più grande, che attraversa Berlino, arriva a Bruxelles e divide persino il governo italiano, perché l’estrema destra non bussa più alle porte dell’Europa ma, almeno in una parte della Germania, le ha già spalancate.

