Secondo l’Osservatorio Delphi, Futuro Nazionale è la quinta forza politica del Paese e supera la Lega. Renzi, intanto, può diventare game changer: con lui il campo largo salirebbe al 42,4%, sopra il centrodestra al 41,9%
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Non è soltanto un sondaggio. È il segnale di una trasformazione che, se dovesse consolidarsi nei prossimi mesi, rischia di modificare profondamente gli assetti della politica italiana e, soprattutto, quelli del centrodestra.
L’ultima rilevazione dell’Osservatorio Delphi fotografa infatti un dato che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato difficilmente immaginabile: Futuro Nazionale, il movimento guidato dal generale Roberto Vannacci, sale al 7,2%, diventa la quinta forza politica del Paese e supera contemporaneamente sia Alleanza Verdi e Sinistra sia la Lega, ferma al 6,2%.
Un dato che va ben oltre la semplice competizione tra partiti. Perché la crescita di Vannacci sembra alimentarsi proprio all’interno dell’elettorato che fino a ieri costituiva la base del centrodestra, sottraendo consensi innanzitutto alla Lega, ma iniziando a intercettare anche quote di elettori di Fratelli d’Italia e, in misura più contenuta, perfino voti provenienti dall’area del Movimento 5 Stelle.
L’analista Gian Piero Travini individua proprio in questa trasversalità la principale novità del fenomeno: Vannacci raccoglierebbe una parte dell’elettorato sovranista tradizionale, ma anche quel voto di protesta che negli ultimi quindici anni ha cambiato più volte collocazione politica, passando dal Movimento 5 Stelle alla Lega e successivamente a Fratelli d’Italia, mantenendo però un elemento costante: la ricerca di un soggetto percepito come alternativo ai partiti che hanno già governato.
È questo il vero problema politico che oggi si pone davanti a Giorgia Meloni. Perché ogni punto percentuale conquistato da Vannacci indebolisce uno degli alleati della coalizione e rende inevitabile una scelta che fino a ieri poteva essere rinviata: continuare a considerare Futuro Nazionale un concorrente oppure trasformarlo in un alleato stabile.
I numeri raccontano uno scenario complesso. Il centrodestra, nella sua configurazione attuale, arriverebbe al 41,9%, mantenendo un margine minimo sul campo progressista fermo al 40,3%. Ma questo vantaggio svanirebbe qualora Matteo Renzi riuscisse a riportare Italia Viva dentro un’alleanza con Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, facendo salire il cosiddetto campo largo al 42,4%.
È proprio qui che la questione Vannacci smette di essere un problema interno alla destra e diventa una variabile nazionale. Se il generale restasse fuori dalla coalizione, continuando a crescere, rischierebbe di sottrarre voti determinanti proprio all’area di governo. Se invece entrasse ufficialmente nel centrodestra, la coalizione recupererebbe competitività ma dovrebbe affrontare un altro problema: ridefinire gli equilibri di potere al proprio interno.
Non è un caso che, secondo il sondaggio, il 64% degli elettori di Futuro Nazionale auspichi l’ingresso nella coalizione, così come la maggioranza degli elettori di Fratelli d’Italia. Più fredde, invece, risultano la Lega e soprattutto Forza Italia, i due partiti maggiormente esposti alla concorrenza elettorale del movimento di Vannacci. Ed è probabilmente questo il dato destinato a produrre le tensioni più significative nei prossimi mesi.
Perché, se il trend dovesse proseguire, Vannacci non rappresenterebbe più soltanto un alleato potenziale, ma una forza politica capace di rivendicare un ruolo centrale nella futura architettura del centrodestra, con inevitabili conseguenze sulla distribuzione delle candidature, degli incarichi di governo e degli equilibri parlamentari. Parallelamente, anche il centrosinistra osserva con attenzione questa evoluzione. Più il centrodestra dovesse rafforzarsi attraverso l’ingresso di Futuro Nazionale, maggiore diventerebbe il peso negoziale di Matteo Renzi, chiamato a decidere se completare o meno il perimetro del campo largo. Una scelta che potrebbe risultare decisiva soprattutto qualora venisse approvata la nuova legge elettorale con premio di maggioranza.
Il sondaggio, dunque, non certifica soltanto la crescita di un nuovo partito. Segnala l’apertura di una fase politica nella quale le coalizioni tornano a essere il vero terreno di scontro. E, soprattutto, pone una domanda che fino a pochi mesi fa appariva prematura ma che oggi entra con forza nel dibattito politico: quanto può ancora crescere Vannacci prima che il centrodestra sia costretto a ridisegnare se stesso?

