John Foreman, ex attaché militare britannico, racconta il generale così come lo ha conosciuto a Mosca: rapporti con la Russia, nostalgia fascista e una previsione sbagliata sulla guerra in Ucraina
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IPA85680652 - Roma, Italia - 14 giugno 2026: Secondo giorno per l'Assemblea Nazionale di Roberto Vannacci. Nella Capitale si riuniscono esponenti politici, amministratori locali e sostenitori provenienti da tutta Italia per una giornata di confronto dedicata alle principali sfide del Paese. Al centro del dibattito i temi della sicurezza, della sovranità nazionale, dello sviluppo economico e del ruolo dell'Italia nello scenario internazionale. L'appuntamento rappresenta un momento di consolidamento politico e organizzativo, con l'obiettivo di definire strategie e priorità per il futuro del movimento.
Roberto Vannacci aveva già a Mosca posizioni considerate «preoccupanti» sulla Russia e non avrebbe nascosto la propria nostalgia per il fascismo. A raccontarlo è John Foreman, l'ex attaché militare britannico che lavorò nella capitale russa negli stessi anni in cui l'attuale leader di Futuro Nazionale ricopriva l'incarico di attaché militare italiano.
Foreman, oggi analista di Chatham House, ha conosciuto direttamente Vannacci durante il periodo trascorso a Mosca e, intervistato da Fanpage.it, ha ricostruito il profilo dell'allora ufficiale italiano. Una testimonianza che torna di particolare attualità dopo le recenti analisi sul rapporto tra il generale e la Russia. Il Financial Times ha infatti descritto Vannacci come un possibile «cavallo di Troia» dell'influenza russa in Italia, mentre l'European Council on Foreign Relations ha sollevato analoghi interrogativi.
«Era un fellow traveler del Cremlino»
Alla domanda se il Vannacci conosciuto a Mosca possa essere assimilato al «cavallo di Troia» evocato dal dibattito politico internazionale, Foreman traccia una distinzione: non lo considera un uomo segretamente controllato da Mosca, ma parla di un «fellow traveler del Cremlino», cioè di una persona che, a suo giudizio, mostrava una significativa sintonia con la politica russa.
«Simpatizzava per la politica di Mosca», sostiene l'ex ufficiale britannico.
Secondo Foreman, Vannacci mostrava inoltre una particolare affinità con l'idea dell'uomo forte e con il ruolo centrale attribuito allo Stato. Una visione che, nella sua ricostruzione, si traduceva nella convinzione che l'Italia non dovesse considerare la Russia come un avversario, ma come un possibile partner.
«Era l'espressione di quel tipo di militari italiani convinti che non dovremmo essere in conflitto con la Russia, ma che la Russia dovrebbe essere un partner», racconta.
La nostalgia per il fascismo
Tra gli aspetti che Foreman definisce più significativi c'è anche quello relativo alle posizioni politiche personali di Vannacci. Alla domanda se durante il periodo moscovita avesse mai espresso nostalgia per il fascismo storico italiano, l'ex attaché britannico risponde senza esitazioni: «Oh, non le nascondeva affatto».
Per Foreman, quelle posizioni rappresentavano un ulteriore elemento di preoccupazione, soprattutto considerate alla luce dell'incarico diplomatico ricoperto da Vannacci e dei rapporti che l'Italia intratteneva con gli altri Paesi della Nato.
L'ex ufficiale britannico racconta infatti di essere stato allarmato non soltanto dalle opinioni politiche del collega italiano, ma anche dal suo tentativo di costruire rapporti militari cordiali con la Russia.
Il rapporto con Mosca e l'errore sull'Ucraina
Secondo Foreman, Vannacci avrebbe sostenuto con convinzione la necessità di mantenere aperto il dialogo militare con Mosca. La posizione assumeva particolare rilievo nel contesto successivo all'annessione russa della Crimea, quando la cooperazione tra Nato e Russia era stata interrotta.
La valutazione dell'ufficiale britannico riguarda anche l'atteggiamento di Vannacci nei mesi precedenti all'invasione dell'Ucraina del 2022. Secondo Foreman, il generale avrebbe sottovalutato la possibilità che Mosca decidesse di attaccare.
«La sua affinità con la Russia e con il regime, la sua scarsa comprensione del più ampio contesto storico e, forse, la considerazione che aveva di sé e il suo ego gli impedirono di formulare una valutazione corretta», sostiene.
Foreman collega dunque quella previsione a una combinazione di convinzioni politiche e valutazioni personali. Non parla di un controllo diretto da parte del Cremlino, ma di una forte sintonia con la visione russa.
«È una figura per certi versi autoritaria»
Nel descrivere Vannacci, l'ex attaché militare britannico insiste anche sull'aspetto caratteriale.
«Roberto Vannacci è una figura per certi versi autoritaria», afferma, aggiungendo che a suo giudizio sarebbe possibile cogliere «la sua affinità con il pugno di ferro di Putin e con la narrazione del Cremlino secondo cui Putin avrebbe riportato disciplina e ordine».
Un giudizio che Foreman preferisce non approfondire ulteriormente nell'intervista, rimandando a un successivo confronto.
Il punto centrale della sua testimonianza resta però il rapporto tra la visione politica di Vannacci e quella che l'ufficiale britannico considera una sostanziale apertura nei confronti di Mosca.
«Prima l'Italia»
Anche sul concetto di interesse nazionale, Foreman restituisce un'immagine che, secondo la sua ricostruzione, era già presente durante gli anni moscoviti.
Alla domanda se Vannacci fosse allora «pro-Italia fino in fondo», come sostiene oggi, o se avesse maturato una concezione degli interessi italiani di fatto favorevole agli interessi del Cremlino, la risposta è sintetica: «La sua posizione era “prima l'Italia”».
È un'espressione che, a distanza di anni, si ritrova al centro della sua attuale proposta politica. Nel manifesto di Futuro Nazionale, infatti, Vannacci sostiene la necessità di riaprire i canali con la Federazione Russa e mette in discussione alcuni degli attuali equilibri internazionali.
La testimonianza di Foreman, dunque, riporta il dibattito indietro di alcuni anni, a quando Vannacci non era ancora una figura politica conosciuta dal grande pubblico ma ricopriva un incarico delicato nella capitale russa. Ed è proprio quel periodo che l'ex collega britannico indica come il momento in cui alcune delle posizioni oggi associate al generale sarebbero già state visibili.

