Continuano incessantemente le proteste in Iran contro il regime teocratico autoritario che sta opprimendo la libertà dei suoi cittadini. A pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono i giovani che lottano per il diritto alla libertà e alla dignità. 

Yasin Mirzaei, studente iraniano che aveva frequentato l’Università degli Studi di Messina, è stato ucciso durante le proteste contro il regime che ha sconvolto l’Iran nelle ultime settimane. Il giovane, che si trovava nel suo Paese d’origine per motivi familiari, è stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco a Kermanshah, il 9 gennaio 2026, mentre era coinvolto nelle manifestazioni contro la repressione del governo iraniano. La sua morte è stata confermata dal Iran Human Rights Documentation Center (Iranhrdc.org), un’organizzazione che documenta le violazioni dei diritti umani in Iran e che ha diffuso la tragica notizia.

Yasin Mirzaei, originario di Kermanshah e appartenente alla minoranza etnica yarsani, aveva scelto di trasferirsi in Italia circa tre anni fa per proseguire gli studi. Con determinazione e speranza, aveva intrapreso il suo percorso accademico all’Università di Messina, dove si era integrato con la comunità studentesca locale. Purtroppo, il giovane è stato coinvolto nelle proteste che stanno scuotendo il paese, dove centinaia di giovani, tra cui molti studenti, stanno sfidando apertamente la dittatura.

La sua morte, avvenuta nel contesto di una violenta repressione governativa, ha scosso profondamente l’intera comunità accademica dell’Università di Messina, che ha immediatamente espresso solidarietà nei confronti della famiglia di Yasin e degli studenti iraniani dell’Ateneo. La reazione dell’Università di Messina è stata rapida e sentita: in una nota ufficiale, l’Ateneo ha espresso «vicinanza e solidarietà alla comunità studentesca iraniana», riconoscendo le difficoltà e le sofferenze che questi studenti stanno vivendo, specialmente in un momento così doloroso.

«Una vita spezzata, un ragazzo che aveva scelto la nostra città per costruire il proprio futuro, condividendo con noi il suo percorso di studio e le sue speranze», ha dichiarato il sindaco di Messina, Federico Basile, in un messaggio di cordoglio pubblico. Il sindaco ha aggiunto che la morte di Yasin è un «colpo doloroso» che «ci unisce nel ricordo di una giovane vita spezzata», sottolineando l’importanza di rimanere solidali con i giovani che in Iran lottano per i diritti umani e la libertà.

Anche in Italia, così come in molte altre parti del mondo, cresce l’indignazione contro le violenze sistematiche perpetrate dal governo iraniano. Le manifestazioni a sostegno dei diritti umani, contro la censura e la repressione delle libertà fondamentali, sono aumentate in tutto il mondo.

L’Università di Messina, con una nota ufficiale, ha voluto ricordare non solo Yasin, ma tutti gli studenti iraniani che vivono nella difficoltà di non poter comunicare liberamente con le proprie famiglie, spesso separate dalla censura e dalle restrizioni imposte dal regime. In questo scenario, la solidarietà internazionale e il supporto della comunità accademica sono fondamentali.