Il massimo riconoscimento della guida Vini d’Italia va a sei etichette regionali. Quattro appartengono alla denominazione Cirò, ma spiccano anche Greco e Zibibbo
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La Calabria del vino continua a guadagnare spazio nel panorama enologico nazionale. Sono sei le etichette calabresi che conquistano i Tre Bicchieri 2027, il massimo riconoscimento assegnato dalla guida Vini d’Italia di Gambero Rosso. A emergere è soprattutto il Cirò, ma il quadro disegnato dalle degustazioni racconta una regione molto più articolata, capace di puntare sui vitigni autoctoni e su territori sempre più riconoscibili.
A sintetizzare il momento è proprio Gambero Rosso, che descrive una Calabria «sempre più sicura dei propri mezzi» e meno propensa a inseguire modelli estranei alla propria tradizione. Un giudizio che premia una strada costruita attorno alle varietà locali e alla capacità dei produttori di trasferire nel bicchiere le caratteristiche dei diversi territori.
Cirò protagonista con quattro etichette
A fare la parte del leone è ancora una volta il Cirò. I Tre Bicchieri vanno al Cirò Rosato Mabilia 2025 di Ippolito 1845, al Cirò Rosso Classico Superiore 0727 Riserva 2020 di Brigante Vigneti & Cantina, al Cirò Rosso Classico Superiore Duca Sanfelice Riserva 2024 di Librandi e al Cirò Rosso Classico Superiore Lice Riserva 2023 di Caparra & Siciliani: sono dunque quattro, considerando anche il rosato, le etichette riconducibili alla denominazione Cirò tra le sei premiate.
Un risultato che conferma la centralità del Gaglioppo. Gambero Rosso parla del Cirò Rosso come protagonista di una «prova complessiva di grande livello», sottolineando soprattutto la capacità del vitigno di dare vini riconoscibili, mediterranei ma senza eccessi di pesantezza. Positive anche le valutazioni sui rosati, nei quali emergono il carattere più fragrante e immediato del vitigno.
Non solo Gaglioppo: premiati Zibibbo e Greco
Ma ridurre il momento positivo della Calabria al solo Cirò sarebbe limitante. A completare la pattuglia dei Tre Bicchieri ci sono infatti Benvenuto Zibibbo 2025 di Cantine Benvenuto e Greco 2025 di Antonella Lombardo.
Ed è proprio sul fronte dei bianchi che Gambero Rosso individua uno degli aspetti più interessanti dell'attuale evoluzione vitivinicola regionale. Il Greco viene indicato come uno degli interpreti più affidabili del territorio, mentre cresce l'attenzione verso lo Zibibbo vinificato secco. Una varietà conosciuta soprattutto per aromaticità e vini dolci, ma che in Calabria sta mostrando una diversa personalità, legata anche alla capacità di esprimere il luogo nel quale viene coltivata.
Una Calabria che torna alle proprie radici
Il dato forse più significativo va dunque oltre il numero dei premi. Secondo la lettura proposta dalla guida, la forza della Calabria sta nella diversità del suo patrimonio vitivinicolo. Cambiano paesaggi, altitudini, terreni e condizioni climatiche e cambiano di conseguenza anche le espressioni dei vini.
Negli ultimi anni, osserva Gambero Rosso, è cresciuta soprattutto la consapevolezza di questa ricchezza. Vengono recuperate vecchie vigne e tornano in bottiglia varietà rimaste per lungo tempo ai margini della produzione. Una nuova generazione di produttori prova inoltre a recuperare la tradizione senza limitarsi a riprodurre ciò che veniva fatto in passato.
Greco e Zibibbo si affiancano così a Gaglioppo e Pecorello e alle numerose cultivar conservate nei diversi comprensori calabresi. Ed è qui che Gambero Rosso individua una delle prospettive più interessanti: una regione che non ha bisogno di imitare altri territori perché possiede ancora molto da raccontare attraverso le proprie uve.
I sei Tre Bicchieri 2027 della Calabria
Benvenuto Zibibbo 2025 – Cantine Benvenuto
Cirò Rosato Mabilia 2025 – Ippolito 1845
Cirò Rosso Cl. Sup. 0727 Ris. 2020 – Brigante Vigneti & Cantina
Cirò Rosso Cl. Sup. Duca Sanfelice Ris. 2024 – Librandi
Cirò Rosso Cl. Sup. Lice Ris. 2023 – Caparra & Siciliani
Greco 2025 – Antonella Lombardo
Sei riconoscimenti che fotografano dunque una Calabria del vino fortemente ancorata alla propria identità, con Cirò e Gaglioppo ancora in prima fila ma con bianchi, rosati e vitigni autoctoni capaci di allargare sempre di più il racconto enologico della regione.

