Dal ponte del Diavolo di Paola alle urla di Cirella Vecchia, passando per la Fantastica di San Fili e il mistero della "camicia del diavolo" a Cetraro. Un viaggio tra racconti popolari che ancora oggi alimentano il fascino del territorio
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Il mondo dei vivi e quello dei morti sono saldati dall’immaginazione fervida di scrittori, cineasti che dalle tradizioni popolari continuano ad attingere a piene mani. Halloween è vicino, e raccogliere storielle fantastiche, sfumate di paranormale vicino a una zucca illuminata con le candele, fa parte del gioco. Anche Cosenza ha le sue manifestazioni ultraterrene tramandate da bisbigli e passaparola. E c’è sempre qualcuno che giura, con croce sul cuore, che ha visto sul serio uno spirito aleggiare in certe stanze o che la storia raccontata da un amico di un cugino, è proprio vera.
Il diavolo veste Paola
La più famosa leggenda riguardante il diavolo a Paola vede protagonista San Francesco di Paola, il celebre taumaturgo. Si narra che, durante la costruzione di un ponte nei pressi del Santuario, il Santo si trovò a negoziare direttamente con il demonio per ottenere il suo aiuto nella realizzazione dell’opera. Il Diavolo, sempre pronto a cogliere l’occasione, accettò di collaborare ma chiese in cambio l’anima del primo viandante che avrebbe attraversato il ponte una volta completato. San Francesco, con astuzia, acconsentì alla richiesta. Tuttavia, quando il ponte fu terminato, anziché far passare un essere umano, il Santo fece attraversare un cane. Questo gesto ingannò il Diavolo, che fu sopraffatto dalla rabbia per essere stato beffato e, furioso, colpì il ponte con un calcio così violento da lasciare impressa l’impronta del suo piede, segno che rimase come simbolo di questa leggendaria sfida tra bene e male.
Cirella ghost’s story
Nella provincia di Cosenza, precisamente a Cirella Vecchia, si racconta una storia che risale a tempi antichi, quando un’epidemia colpì violentemente la popolazione locale.
Gli abitanti, inizialmente resistenti all’idea di abbandonare le proprie case, decisero di trasferirsi verso il mare solo quando le notti cominciarono a riempirsi di urla misteriose e strazianti. Queste grida, tanto inquietanti da spezzare il coraggio dei più forti, spinsero infine la popolazione a lasciare il luogo, cercando rifugio in riva al mare. Nonostante il tempo sia passato e gli abitanti abbiano ricostruito una nuova vita lontano, il fascino di Cirella Vecchia resta avvolto nel mistero. Ancora oggi, gli avventurieri che osano visitare le rovine giurano di sentire, soprattutto nelle ore più buie, quelle stesse grida angoscianti che costrinsero gli antichi abitanti a fuggire dalla montagna. Il fenomeno alimenta leggende e racconti locali, lasciando ai visitatori un brivido misto a curiosità e timore.
Il Fantastico mondo di San Fili
A San Fili, la leggenda della “Fantastica” aleggia tra i crocicchi isolati fuori dal paese, e si narra che il suo spirito tormentato appaia in cerca di redenzione.
La storia racconta di una donna affranta dal dolore per la perdita del figlio, che, ormai folle, indossò il suo abito da sposa e iniziò a vagare per le strade, fermando ogni bambino nella speranza di ritrovare il suo. Questa tragica figura, per tale motivo, è creduta dagli abitanti del luogo incline a interagire soprattutto con i bambini, come se cercasse nel volto di ciascuno il proprio figlio scomparso. Un’altra versione del racconto lega la Fantastica a una giovane chiamata Stella, accusata di aver collaborato con i briganti. Si dice che la donna avesse offerto loro aiuto, forse perché uno di loro era un parente stretto. Questa vicenda la condusse a una tragica fine: fu giustiziata per aver dato cibo e acqua ai briganti, un gesto che avrebbe pagato con la vita. Entrambe le versioni alimentano il mito locale, facendo della Fantastica una presenza spettrale che ancora oggi inquieta gli abitanti e i visitatori di San Fili.
Cetraro, la camicia e la santa
Secondo un’antica leggenda popolare di Cetraro, i proprietari terrieri nei pressi della chiesa di Sant’Anna, desiderosi di liberarsi dei pellegrini che visitavano il santuario, decisero di stringere un patto col diavolo. Il loro piano prevedeva di provocare la distruzione della cappella usando l’acqua piovana, simulando così un disastro naturale che avrebbe eliminato i visitatori senza suscitare sospetti.
Tuttavia, Sant’Anna, protettrice della chiesa, venne a conoscenza del complotto e affrontò direttamente il diavolo. Durante questo scontro epico, riuscì a strappargli la camicia e, in un gesto simbolico, la scagliò contro una montagna vicina. La camicia lasciò una macchia bianca che ancora oggi si può vedere sulla roccia e che viene chiamata dagli abitanti “a cammisa d’u m’pisu”. Questa macchia resta una testimonianza visibile del presunto intervento divino contro il male, aggiungendo un tocco mistico al paesaggio locale e mantenendo viva la tradizione della potenza protettiva di Sant’Anna.





