La Spigolatrice di Sapri: in alto i culi!

A distanza di un mese e mezzo dal l’inaugurazione della statua della Spigolatrice di Sapri, “sessista” secondo Laura Boldrini e consorelle, le polemiche continuano

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di Antonella Grippo
5 novembre 2021
19:28
La spigolatrice di Sapri
La spigolatrice di Sapri

Sono stata costretta a cedere in comodato d'uso ad una statua il nomignolo di "sparigliatrice di Sapri", accordatomi per la reputazione di giornalista stracciapalle e renitente alla camomilla delle dottrine sedanti.

E pensare che, grazie a quel nomignolo, ero riuscita a procacciarmi persino la cordiale antipatia delle mammole protofemministe, che vorrebbero riscrivere Madame Bovary e Anna Karenina, le cui inquiete sentimentalità, secondo le suffragette da ringhiera, deraglierebbero dal diametro del telaietto puritano.


Un culo parlante, a mandolino e sacrilego, esposto sul lungomare di Sapri, mi ha scippato il copyright della Parola sparigliante. Che meraviglia! Non solo: quel culo ha dettato la linea impertinente più di quanto abbiano potuto fare, sin qui, editoriali e pistolotti, ancorché non ammanigliati con le parrocchiette boldriniche. Insomma, una contadina ottocentesca figa, bona e invisa a tutte le portatrici di flaccidie smottanti lungo il fondoschiena, tramuta in eversione filologica. Dice la sua. Di più: diventa il centro del dibattito mondiale e scatena il furibondo sdegno di indemoniate pattuglie di zeloti.

Perché la misoginia vera, cara Spigolatrice lustrata a bronzo, è quella che ti pretende cozza, cesso, corredata di mocassino tacco quattro e con il punto G sepolto dentro dentro le dune della prosa alla Mazzantini. Il vero sessismo alloggia presso il livore delle donne che non perdonano alle altre donne il potere sinfonico, irriferibile e solenne della Bellezza.

Che sia reale o traslato nelle sembianze dell'Arte. Alla statua nostrana si contesta, addirittura, il fatto che, nell'Ottocento, non si potesse detenere un deretano sodo, naturalmente sodo. Come dire che la chiappa turgida è prerogativa delle femmine postmoderne, assistite dal bisturi e dalla "secessione" dell'immortalità che da Cielo si fa Corpo.

Che becero razzismo! Siamo alla revoca, per dottrina "politicamente corretta", della sinuosità risorgimentale. Al revisionismo estetico. «La bellezza- diceva Anouilh- è una di quelle rare cose per le quali non si debba dubitare dell'esistenza di Dio». E, aggiungo io, dell'esistenza di Sapri.

Sennonché, le novelle Erinni del Bene Assoluto reclamano la scure del boia, in nome e per conto del benpensatismo vittoriano di ritorno. A morte la Spigolatrice! Senza le sue terga ridondanti saremo liberi da ogni turbamento e, finalmente, sottratti al peccato. Libera nos a malo! La salvezza è a portata di mano.

Così come il Paradiso. Mai più corpi "colpevoli" a beneficio del torbido onirico di piastrellisti e meccanici tornitori. La bonifica delle anime può dirsi compiuta. Mentre lei, la Sparigliatrice, appare pure ai ragionieri: è Santità, come da interclassismo democristo. In alto i culi!

Giornalista
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