Regione Calabria

Presidente, è l’ora del talento

Ci aspettiamo che Roberto Occhiuto inverta, finalmente, la rotta, “promulgando” una sorta di Etica del Talento. L’appello di Antonella Grippo al presidente della Calabria

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di Antonella Grippo
16 ottobre 2021
13:17
Roberto Occhiuto
Roberto Occhiuto

Salieri ne soffrì in modo lancinante. Il genio di Mozart lo torturò come aculeo conficcato nelle carni, nonostante fosse un ottimo insegnante di musica e s’intendesse molto della materia. Wolfgang gli straziò il cuore al ritmo e della sua beffarda, innocente risata. Il trasandare cupo di un mediocre rosicone contro i violini enormi de Il Don Giovanni. Così narra la leggenda, terribilmente ingiusta con Antonio. In ogni caso, mai metafora della “mezza tacca” fu più allusiva. Nel frattempo, la postmodernità ha perfezionato il paradigma della piccola cartuccia, tramutandola in classe dominante. Di modo che, in ogni dove, a guidare il tango tu possa rinvenire i più fessi Li becchi anche in politica. Tra sciatterie sintattiche mastodontiche e atroci negligenze di qualsivoglia, minimo sapere. Altro che Salieri, mediamente perfetto, da preferire a Mozart! I nostri sono sollevati persino dal supplizio dell’invidia. Comandano e basta. La Calabria, in tal senso, vanta una discreta tradizione. Con tutte le conseguenze del caso.

Ora, però, stanti le illuminate intenzioni proclamate da Roberto Occhiuto, politico dai larghi orizzonti, si può invertire la rotta. E non sarebbe male se dal cuore del potere regionale si "promulgasse" una sorta di Etica del Talento, sin qui abiurato e costretto alla clandestinità. È ora di interrompere, per esempio, la patetica storia impiegatizia dei consulenti di stanza alla Cittadella, con il curriculum di garagista, parashampista o, nelle migliore delle ipotesi, di cassamortaro. Occorre alzare il tiro. Liberare il talento. I talenti. Il guizzo, che è cosa diversa dal compitino garbato. Occorre sgomberare il Palazzo da rusticoni, improvvisati, carrette analfabetiche e sfigati di ogni risma. "Ci vuole orecchio, bisogna averlo tutto,  anzi parecchio"- direbbe Jannacci. Perché vada in scena, finalmente, l'Ouverture di Wolfy. 


Giornalista
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