Recovery, il Governo come la Germania con la Grecia: col Pnrr colonizzare il Sud è più facile

Quello che sta accadendo con i soldi del Recovery Fund sottratti al Sud è una lezione di storia coloniale. Dinanzi alla più grande rapina di tutti i tempi, ci si aspetterebbe la levata di scudi dei rappresentanti del Mezzogiorno: presidenti di Regioni, parlamentari, giornali, docenti universitari, imprenditori... Ma quando mai!

di Pino Aprile
8 luglio 2021
21:10
Il direttore Pino Aprile
Il direttore Pino Aprile

Al Sud vince chi è più svelto ad arrendersi al nemico, per farsi nominare “capo dei perdenti” (non parlo solo di Recovery Fund): si forma così la classe dirigente subordinata che, in politica, nei giornali, nelle università, antepone il proprio vantaggio ai diritti dell'intera comunità. Le poche, lodevoli eccezioni, sono considerate un disturbo, una forma di infantilismo: “non hanno capito come vanno le cose”. Lenin dei “capitalisti”, diceva: «Ci venderanno pure la corda per impiccarli». Provate ad adattare la frase ai comportamenti dei soliti noti. Tipo: ci chiederanno di votarli ancora, perché sono riusciti a ottenere che le catene siano più leggere e più lunghe.

La Grecia affossata e regalata alla Germania

Ricordate come la Grecia fu domata con la scusa dell'austerità imposta dall'Unione euro-tedesca e regalata (dal Partenone agli aeroporti) alla Germania, che non ha mai pagato ai greci i danni dell'aggressione nazista? Lo ha raccontato Yanis Varoufakis, in “Adulti nella stanza”; io posso aggiungere un tassello che lui ignorava: chi e a che prezzo comprò il Parlamento greco o almeno la maggioranza. Non significa che qualcuno stia comprando i parlamentari del Sud, per far ingoiare al Mezzogiorno la fregatura del Piano Draghi: per vendere qualcosa bisogna conoscerne il valore, e i rappresentanti meridionali non lo sanno (salvo alcuni disperati per quel che vedono e il quasi niente che possono fare per impedirlo).


La beffa del Recovery è una lezione di storia coloniale

Quello che sta accadendo con i soldi del Recovery Fund è una lezione di storia coloniale: l'Italia, per le politiche squilibrate dei governi nazionali da 160 anni (salvo due brevi periodi nei primi anni del Novecento e dopo la seconda guerra mondiale), è al tempo stesso un Paese ricco (il Nord in cui sono concentrati tutte le grandi opere con investimenti pubblici: strade, ferrovie, alta velocità, centri di ricerca, manifestazioni internazionali, sedi di Authority europee, dirottamento di fondi destinati altrove) e un Paese povero (il Mezzogiorno, cui sono sottratti circa 60 miliardi all'anno da dirottare al Nord, come documentano i dati dei Conti pubblici territoriali).

Il Mezzogiorno danneggiato tre volte

“Grazie” a questo, l'Europa dà all'Italia fondi importanti per ridurre il divario Nord-Sud (e sanno perché esiste: andate a leggere i pubblici e ripetuti rimproveri di dirigenti europei, come il direttore generale della Commissione Politiche regionali, Marc Lemaitre). I governi italiani di qualsiasi colore, però, quei soldi per legge “aggiuntivi” alle risorse nazionali, li usano al posto dei finanziamenti statali, danneggiando il Mezzogiorno tre volte: i fondi europei non sono “in più” (ma dimenticano di dirlo quando parlano dei “tanti soldi al Sud”); per scarsità di mezzi e di capacità di spesa (comunque non lontana da quella di altre regioni italiane ed europee e, in qualche caso, superiore) il Sud non riesce sempre a impiegare quelle risorse nei tempi dati e deve restituirle (è un problema anche altrove); i fondi nazionali così sottratti al Mezzogiorno, migrano altrove, dove sono impiegati senza le scadenze strette di quelli europei e non devono essere restituiti per “i ritardi”, incrementando, così, la distanza Nord-Sud e mostrando che altri, invece, “sanno spendere”.

Il circuito diabolico per arricchire il Nord

È un circuito diabolico (le cose sono più complicate, ma tocca riassumere a colpi d'accetta): più il divario cresce, più l'Europa deve intervenire, più ci guadagnano le Regioni del Nord a danno di quelle meridionali. Il Recovery Fund è il più di sempre: l'Italia ottiene un quarto dell'intera somma per far ripartire i 27 Paesi dell'Unione, dopo la furia della pandemia (oltre 200 miliardi su circa 800), solo per portare il Mezzogiorno a livelli europei di strade, treni, reddito, connessioni digitali. Per questo l'Unione calcola le cifre, usando i tre criteri (in base a popolazione, reddito, disoccupazione) poi ribaditi dal voto del Senato e della Camera dei deputati, calpestati dal governo.

Il bluff di Conte e Draghi

Così, prima il governo Conte2, poi, facendo molto peggio, il governo Draghi, invece del 70 per cento (145 miliardi) destinano al Sud il 40 finto (82 miliardi) che si scopre essere il 10 lordo (22), da cui si arriva al 6, perché ogni dieci centesimi investiti a Sud, 4 tornano a Nord. Ci sarebbero altri 13 miliardi che si presume possano andare a Sud, ma si può non considerarli, visto che sono in buona parte usati per sostituire finanziamenti già fatti (più o meno lo stesso trucchetto di prima).

La rivolta dei rappresentanti del Mezzogiorno? Ma quando mai!

Ora, dinanzi alla più grande rapina di tutti i tempi, ci si aspetterebbe la levata di scudi dei rappresentanti del Mezzogiorno: presidenti di Regioni, parlamentari, giornali, docenti universitari, imprenditori... Ma quando mai! Dobbiamo il calcolo dei soldi che spettano al Sud alla Commissione Economia del Movimento 24 Agosto per l'Equità Territoriale: nessun ministro o amministratore meridionale lo aveva fatto; dobbiamo al parlamentare europeo Piernicola Pedicini lo studio che conferma il calcolo e, ha fatto altrettanto la Regione Campania, riuscendo a coinvolgere le altre del Mezzogiorno (il leghista Nino Spirlì, per la Calabria, si è aggiunto dopo averci pensato giorni, e un po' di proteste di calabresi; il leghista presidente della Sardegna, Christian Solinas, non ha aderito); dobbiamo al professor Gianfranco Viesti, docente di economia all'università di Bari, la scoperta che la somma degli addendi di spesa (22 miliardi) non combacia con il totale dichiarato e scritto pure: 82.

I parlamentari del Sud silenti

E i parlamentari del Sud in quale squadra giocano? Pochissimi hanno levato la loro voce contro tale furto, da Bianca Laura Granato a Ernesto Magorno, Sabrina Ricciardi, Francesco Sapia (sono fra quelli che hanno votato contro il PNRR di Draghi o non si sono presentati in aula per votare) o Wanda Ferro. Le liste a sostegno di de Magistris sono intervenute in Calabria. A dirla tutta, temo che specie gli ultimi arrivati, pensino di cavarsela “con il comunicato”. Lo si vedrà. I più incazzati dovrebbero essere i presidenti di Regione del Sud; e sono i più assenti.

Vien voglia di adattare alla politica lo spassionato consiglio di sant'Agostino: «Se proprio dovete peccare, almeno fatelo con gioia» (la vita lui seppe godersela: «Signore, fammi casto. Ma non subito». A queste condizioni mi converto pure io). Così, ai remissivi, distratti, assenti, inutili rappresentanti del Sud, verrebbe da dire: “Se proprio volete assecondare o ignorare la più grande rapina di sempre al Mezzogiorno, almeno fatelo a un buon prezzo, non gratis o per un'auto blu ministeriale con cui impressionare i paesani alle cinque della sera di venerdì”.

La Grecia svenduta dai suoi parlamentari

Quella storia della Grecia...: un amico imprenditore era con investitori arabi in un bar dinanzi alla stazione centrale di Milano; gli chiedono di aiutare un tizio sopraggiunto, che deve trasferire grandi somme a Dubai, ma non parla bene l'italiano. Prima che capisca cosa stia succedendo, il mio amico si trova nel caveau di una banca, con mazzette di banconote da 500 euro tenute con fascette Deutsche Bank e allineate su scaffali. «Almeno 200 milioni», stima, a occhio. «270», precisa il tizio. L'imprenditore inizia a sentirsi inquieto, che c'entro io? Poco dopo sono con un funzionario della banca che, come fosse la cosa più banale del mondo, pochi minuti... «I primi 50 milioni sono andati!».

Il mio amico torna, furente, agli investitori arabi: «Ora mi dite in che pasticcio mi avete infilato». «Quel tale è un sottosegretario del governo greco; sono soldi della Germania; altri 230 milioni, del totale di 500, sono stati trasferiti da Parigi. A Dubai, serviranno per acquistare diamanti, da dare ai parlamentari greci». Il Parlamento greco, lo narra Varoufakis, non fu alleato dei greci ma, per caso o per altro, della Germania.

Al Sud spettano 145 miliardi

Il Recovery Fund e il Pnrr valgono 17 volte il Piano Marshall; non c'è stato, in tutta la nostra storia, un momento più decisivo per unificare il Paese, chiudere la Questione meridionale (sorta con la Mala-Unità), attrezzare il Mezzogiorno con le strade, le ferrovie e il resto mai fatto, in modo che sviluppi tutte le sue potenzialità a beneficio proprio, del Paese, e dell'Europa (è il calcolo fatto dall'Unione, visto il declino del continente). Al Sud spetta il 70 per cento, 145 miliardi; ma la ministra che dovrebbe difenderlo con le armi, Mara Carfagna, ha il coraggio di dire che il 40 (finto) è un successo, nonostante il diritto a quasi il doppio. Spiace vedere tale linea difesa anche dalla sottosegretaria calabrese al Mezzogiorno, Dalila Nesci, e da potentissimi parlamentari del Sud che invece di fare squadra per pretendere il giusto, spiegano che di più il Sud non è capace di spendere, e però al Mezzogiorno andranno, per altri cespiti (non RF), più di 200 miliardi. Il che rende incomprensibile perché dovremmo saper spendere questi e non quelli del RF.

La subordinazione dei politici del Sud

Questo adeguarsi al meno per il Sud è la prova evidente dello stato di subordinazione di chi lo rappresenta (i parlamentari greci, più consapevoli e commercianti, non lo hanno fatto gratis); e se qualcuno stesse per negarlo, prego di replicare dopo aver risposto a questa domanda: un ministro padano avrebbe proclamato una vittoria il 40 per cento (falso) se al Nord spettava quasi il doppio? E perché dovrebbe andar bene per il Sud? Questa battaglia non può essere persa. Seguiremo gli eletti, informeremo gli elettori.

 

Giornalista
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