L’editoriale

Rinascita Scott, la sentenza del processo in abbreviato conferma che «lo Stato ora c’è»

VIDEO | Una pronuncia pesante che incrina l'idea di invincibilità della 'ndrangheta vibonese e non solo e che accresce la fiducia dei cittadini nella giustizia. Un momento storico, nonostante il silenzio dei media nazionali come se fossero solo "fatti nostri" (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Pino Aprile
7 novembre 2021
07:45
L’aula bunker poco prima della lettura della sentenza
L’aula bunker poco prima della lettura della sentenza

«Perché lo Stato, ora, c'è»: negli ultimi mesi ho sentito più volte questa frase, in risposta a mie domande a cittadini coraggiosi che hanno denunciato l'oppressione mafiosa, non cedendovi. E ora, queste parole non mie mi sembrano il commento più indicato sulla sentenza di condanna, con rito abbreviato, in un ramo del Rinascita Scott, di 70 imputati su 91.

Ma due episodi voglio ricordarli: in chiusura del primo ciclo della trasmissione della nostra emittente, “Rinascita Scott. Il maxiprocesso alla 'ndrangheta”, volli andare a Limbadi, “il paese dei Mancuso”, la cosca dominante del Vibonese, fra le più potenti in assoluto e con la più ampia disponibilità di soldi in Europa. Pur facendo il giornalista da più di mezzo secolo ed essendomi occupato per tanti anni di mafia (fu Rocco Chinnici a spiegarmela, aprendomi letteralmente gli occhi su come capirla; di Paolo Borsellino mi risuonano nella mente le parole che continuava a ripetermi un paio di giorni prima che lo massacrassero con la scorta: «C'è tanto da fare, e c'è così poco tempo!»), beh, non ero mai stato a Limbadi e ho pensato di prestare i miei occhi vergini a chi, come me, non la conosce.


A Limbadi vivono due delle persone che, come tutti voi, ammiro di più: Sara Scarpulla e suo marito Ciccio Vinci, i genitori di Matteo, bruciato vivo con una bomba sotto la sua auto, in cui c'era anche il padre, sopravvissuto, ma con serie e permanenti conseguenze. Trent'anni di persecuzione da parte di alcuni dei Mancuso, di denunce, senza che i Vinci cedessero alla pretesa di rinunciare a una terra che è dei Vinci dal Settecento. Dopo una tragedia come la perdita, a quel modo, dell'unico figlio, il 9 aprile 2018 (aveva 42 anni), Sara non ha mollato. Le chiesi cosa, dopo trent'anni di inutili denunce, le avesse dato la forza e la certezza che fosse ancora utile farlo: «Perché lo Stato ora c'è», mi rispose; e parlò della sua fiducia nel procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e nella notevolissima squadra di suoi colleghi e investigatori. Fiducia ben riposta se, dopo appena due anni, ai presunti autori dell'attentato è stato dato un nome e sono sotto processo.

L'altro episodio è lo sfogo che ho raccolto da un imprenditore calabrese: «Se fai impresa, da noi, sei o minacciato, e se cedi, taglieggiato, o esposto a calunnia, sospetti, perché l'idea che si possa essere estranei al crimine, come complici o vittime, non è credibile». L'imprenditore ha subito per anni le molestie di un boss, senza cedere, ma senza sfidarlo apertamente, denunciandolo. Alla fine, lo ha fatto, sapendo di esporre a ritorsioni possibili la famiglia, l'azienda. Al processo, l'avvocato difensore del boss, gli ha chiesto, a muso duro: «Perché non ha denunciato prima?». «Perché mi sentivo solo e avevo paura», ha risposto l'imprenditore. «E perché ora ha denunciato?». «Perché ora lo Stato c'è».
E il primo commento che ho avuto, con un messaggio, dopo la sentenza di ieri, è stato questo: «Ora lo Stato c'è». Me lo ha inviato anche quell'imprenditore.

Ma perché, prima non c'era? Forse non ci sono stati grandi magistrati e investigatori in Calabria? Certo, e ognuno di noi può citarli. E allora perché adesso «lo Stato c'è?». Credo che la risposta sia plurale:

1- Non basta far bene le cose, serve anche farlo sapere, saperle comunicare con efficacia, in modo semplice ed essendo credibili. Il procuratore capo Gratteri sa farlo, è autore, con il professor Antonio Nicaso, di libri molto letti; ha un linguaggio scarno, diretto, persino brutale, ma chiaro; sa di valere e non lo nasconde, insomma, come si dice: la sua parola “arriva”. Ma “arriva” anche quello che fa: l'aula bunker di Lamezia è la più grande di sempre ed è stata costruita in pochi mesi, con Gratteri che seguiva i lavori a tu per tu con gli operai; ha blindato la Procura, da cui non trapela più niente; ha forte il senso del comando, un leader naturale, ha raccolto attorno a sé, e lo rivendica («Vorrà dire che sono un buon selezionatore») una formidabile compagine di suoi colleghi e investigatori, uno meglio dell'altro, che stanno facendo un lavoro di portata storica, insieme ad altre Procure, mentre a Reggio Calabria si celebrano, in contemporanea al Rinascita Scott, altri processi fondamentali per la comprensione e lo scardinamento della 'ndrangheta. Insomma, una stagione così non si era vista mai in Calabria: lo Stato c'è.

2 - Sulla sentenza di ieri i nostri ottimi cronisti giudiziari hanno riferito e spiegato ampiamente, ma una cosa, dopo tanti veleni su “Gratteri che arresta a strascico e poi vengono tutti assolti” va sottolineata ancora: su 91 imputati, 70 condanne; e non da poco: prendere 20, 15 anni di carcere con rito abbreviato, che comporta lo sconto di un terzo della pena, vuol dire che il tribunale ha confermato l'impianto dell'accusa con livelli di condanne che andavano dai 22 ai 30 anni. È una sentenza di primo grado, ma una cosa del genere testimonia della solidità delle indagini e delle accuse. Se ne riparla in Cassazione (dove si va comunque a finire), ma la sensazione che «lo Stato c'è» viene rafforzata da questi numeri.

3 – Le persone che vivono da anni, decenni, con sul collo il fiato fetido della 'ndrangheta, che incrociano per strada, sul lavoro, quei nomi pesanti, temibili, che se li ritrovano di traverso se vogliono intraprendere una attività, fare politica, difendere il territorio... Beh, se li vedono arrestati, magari pensano che due giorni dopo li ritrovano in libertà; se li vedono processati, magari pensano che hanno tali e tanti avvocati di grido, che se la caveranno con qualche cavillo; se li vedono condannati, magari pensano che l'arroganza dei prepotenti può essere battuta, che gli onesti possono davvero occupare gli spazi che la giustizia libera, come chiedeva Gratteri, e quando «lo Stato c'è», i cittadini non si sentono soli dinanzi al male e diventano più attivi. Questa sentenza è pesante, è una mazzata brutta per la 'ndrangheta del Vibonese e non solo, perché incrina un'idea di invincibilità;

4 – Ma una cosa va detta: peccato che di questo processo, come della parte che sempre nell'aula bunker si svolge con rito ordinario, non ci sia una documentazione storica, il film, diciamo, come per il maxi processo a Cosa Nostra, per citare l'esempio più clamoroso. Avrebbe contribuito tanto alla conoscenza e alla presa di coscienza collettiva. Una sensibilità mancata pure alla macchina informativa nazionale, che tratta il Rinascita Scott e gli importanti processi di Reggio Calabria quasi fossero imputati dei ladruncoli. Suona male, suona come se il resto del Paese fosse estraneo, “fatti loro”, dei calabresi, dei terroni. Atteggiamento nella gran parte dei casi neanche pienamente consapevole, una sorta di sottovalutazione incorporata nel pregiudizio antimeridionale. Questa sentenza, lasciatemelo dire, mostra quanto sia stato opportuna la decisione di questa emittente, di varare un programma per raccontare il Rinascita Scott, farlo vedere, squarciare il velo del silenzio che avrebbe potuto banalizzarlo, minimizzarlo. Sono sforzi editoriali notevoli per una emittente regionale, in termini di strutture, professionisti, ma il notevolissimo seguito (sono stati segnati importanti record di ascolti) dice che la cittadinanza vuol sapere, essere informata su cosa accade nell'aula bunker. Non conoscevo gli editori de LaC, quando organizzai, con degli amici, il 18 gennaio 2020, una manifestazione a Catanzaro (giunsero migliaia di persone) a sostegno dell'opera della Procura, sotto attacco proprio per l'inchiesta Rinascita Scott. Ebbi la felice sorpresa di trovare un appoggio totale negli editori e nei giornalisti de LaC. Quanto si fa oggi, nacque quel giorno e quando proposi la trasmissione sul Rinascita Scott, la risposta fu subito sì. E i risultati dicono quale sia la partecipazione dei cittadini, esattamente come quel giorno a Catanzaro, e alcuni giorni prima a Vibo Valentia.

Qualcosa sta cambiando, nel profondo. Gratteri ha più volte detto di aver messo in piedi un sistema che ormai funziona anche senza di lui. E quel sistema ha una base sempre più larga nella società. Non so quanto ci vorrà perché si dissolva il vantaggio della 'ndrangheta dovuto al silenzio di troppi e persino al consenso perverso di chi si adegua agli equilibri e agli affari della rete criminale, quel che è certo è che le cose vanno in quella direzione e per la mafia si sa come va a finire, pur se non quando (è la profezia di Giovanni Falcone: nemmeno il male è per sempre)
Perché «lo Stato ora c'è» e i cittadini pure, sempre più numerosi.

Giornalista
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