Fondi europei

Se il Pnrr accresce il divario Nord-Sud, meglio chiedere a Bruxelles di non mandare i soldi

Il governo Draghi, con i trucchetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza sta già saccheggiando il Meridione delle risorse e dei diritti. Se chi ne ha titolarità fatica a goderne, allo Stato tocca rimediare, non cassarli (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Pino Aprile
19 dicembre 2021
10:40

Non c'è che una possibilità, prima di rassegnarsi alla secessione da presunti connazionali che manco aspettano la tua morte per svuotarti casa: chiediamo a Bruxelles di non mandare più all'Italia i soldi del Recovery Fund, finché il governo italiano continuerà a usarli per accrescere e non per diminuire le disuguaglianze interne; ovvero, il contrario delle ragioni per cui l'Unione Europea ha assegnato agli italiani il doppio, pro-capite, di quando destinato, in media, a tutti gli altri europei.

Ogni finzione è stata abbandonata, come e peggio della Lega: il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha tirato giù la maschera e chiesto ufficialmente di rubare (traduzione dei termini impapocchiati, per nascondere la sostanza dietro una confusa forma) pure le briciole lasciate, a parole, per il Sud, nel Pnrr. Era affiancato dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e dalla vice presidente della Lombardia, Letizia Moratti, già tristemente nota perché voleva la distribuzione dei vaccini anti-covid in proporzione al reddito territoriale. È l'equità bacata di lorsignori: se qualcuno deve morire, siano i terroni, i poveri (non serve leggere l'ottimo “Potere e sopravvivenza”, di Elias Canetti, per sapere che “potere è: decidere chi muore prima”. E la risposta del potere è: “chi meno ha, chi meno è”).


Ricapitoliamo: secondo i criteri di ripartizione dei fondi adottati da Bruxelles (in rapporto alla popolazione, alla quantità di disoccupati e alla pochezza di reddito medio) al Sud doveva andare il 70 per cento delle risorse; ma il Piano nazionale ripresa (...in giro) e resilienza del governo Draghi (un genio: è riuscito a peggiorare il Pnrr di Giuseppe Conte) assegna al Mezzogiorno solo il 40; e hanno pure truccato le percentuali, perché in realtà è il 36, ma sommando anche soldi già destinati, per legge, per il Sud e che non c'entrano niente con il Pnrr. E, comunque, nemmeno il 36 trovi nel Piano e nei programmi dei ministeri: solo il 10, forse il 16 per cento (invece del 70).

Che devono essere ancora troppi, par di capire, per Giuseppe Sala in volo concentrico sulle tende dei terroni cui hanno avvelenato i pozzi. E il modo in cui dice “dammel'amme” è persino più disgustoso di quello che dice. Esempio: “Milano è capace di spendere e gestire molto di più di quello che ci riconosce il Pnrr e saremo pronti a raccogliere quello che gli altri non sapranno spendere”. Capito? Loro bravi, noi incapaci (“non sapranno”, dice, come se lui non sapesse, e se non lo sa è pure peggio, che il vero problema è che “non potranno”, perché con la “spesa storica”, i Comuni del Nord hanno da sempre valanghe di soldi in più, con cui si sono dotati delle competenze, di uffici e personale necessario per progettare e spendere; quelli del Sud no, perché penalizzati dalla “spesa storica”; in più, la banda Bassotti del Pun, il partito unico del Nord che va dalla Lega al Pd, con documenti e dati falsi, dal 2015, sottrae ai Comuni meridionali più della metà dei soldi che spettano loro, per assicurare ai cittadini i servizi essenziali che la Costituzione garantisce sulla Carta. Quindi, magari saprebbero, ma non possono. Il sindaco di Milano, però, dice “non sapranno”, colpa loro, e si premi il merito... Come se i diritti fossero una lotteria e se uno ha un crampo e arriva tardi a mensa, non mangia, perché Jack lo Svelto ha scofolato tutto lui.

E accorciando il raggio di volteggio, Sala si deve essere reso conto che forse doveva metterci una pezza. Che gli è venuta peggio del buco: "Io non voglio dire che la nostra speranza sia che qualcuno non li chieda e noi possiamo chiedere di più”. Com'è buono lei... Pensare che qualcuno, invece, aveva capito proprio quello! “Ma non possiamo buttare via questi fondi. Se qualcuno rinuncia, il residuo venga dato a chi può farlo". A quelli bravi, t'è capì? Scusate, se lo conoscete, mi sapete dire se Sala ci fa o ci è? Se “qualcuno non li chiede”, “Se qualcuno ci rinuncia”. Cioè: qua piangono miseria, arriva Babbo Natale con il sacco pieno di miliardi di euro e terroni a pane scarso, non li vogliono. No, grazie, “ci rinunciamo”. Vedete come fila liscio il ragionamento?: Se un morto di fame butta i diamanti per terra e Paperon de' Paperoni li raccoglie, che c'è di male?

Nulla, a giudicare dalle risposte dei ministri Roberto Cingolani e Vittorio Colao. Tanto che il primo ha commentato (autorevole conferma della logica di lorsignori): “Chi meglio fa più avrà”. Il Pnrr, ha “confessato”, è “progettato per essere resiliente, modificheremo anche l’allocazione territoriale delle risorse sottraendole a chi non è in grado di spendere a favore di chi può farlo prima e meglio, pur di non ridare indietro i finanziamenti”.
Si chiama complicità e premeditazione.

Sono stati vincolati dei fondi per il Sud (pochi), ma il governo è pronto a mutare “l'allocazione territoriale” per darli a chi “sa spendere prima e meglio” (riecco il merito in salsa acida padana). Ma solo per non restituire il malloppo: è una palla colossale, di gente in cattiva fede o clamorosamente inadatta al compito che dovrebbero svolgere.

I diritti non “si meritano”: se chi ne ha titolarità fatica a goderne, allo Stato tocca rimediare, non cassarli. I diritti o li ha o non li hai. Persino quando per alcuni versi se ne perde qualcuno, gli altri restano inalienabili: un criminale, se condannato, perde il diritto alla libertà, ma non alla salute, per dire, e se si ammala, deve essere curato.

Se una Regione del Sud si ritrova con amministratori incapaci o ladri (attenti a fare subito sì-sì con la testa: andate a vedere chi vince la gara del maggior numero di amministratori di primo piano finiti in galera), i cittadini di quei territori non perdono il diritto a essere curati, a poter viaggiare, spostarsi, come gli altri italiani. Quando l'ex presidente del Veneto Giancarlo Galan fu incarcerato per le tangenti del Mose, la diga inefficiente e costosissima di Venezia, gli abitanti della laguna non persero il diritto a veder completata l'opera (che passa alla storia per le mazzette più alte di sempre).
Quindi, caro Cingolani, col cavolo che “chi meglio fa più avrà”, rubando diritti ad altri, con il vergognoso progetto di cambiare “l'allocazione territoriale”. Questi soldi (gli spiccioli rimasti dalla razzia di Stato a favore dei ricchi) se gli enti locali del Mezzogiorno dovessero risultare insufficienti, non vanno rubati, ma spesi al Sud: intervenga lo Stato, con le sue strutture (e ce ne sono a iosa che possono farlo e non vengono impegnate) a progettare, amministrare. Anche perché lo Stato le conosce le ragioni di quella insufficienza e di chi è la colpa se non sono stati fatti progetti di alta velocità ferroviaria a Sud, se non c'è la volontà di fare il Ponte sullo Stretto, di connettere i porti del Mezzogiorno, per non disturbare le pretese di Genova e Trieste, se tutte le Authority europee sono state allocate a Nord e non una a Sud, idem le Commissioni Uniche Nazionali, o i Centri di ricerca-stipendifici a valanga (e Cingolani ha diretto l'IIT di Genova), sempre e solo al Nord...

Il governo padan-Draghi, con i trucchetti del Pnrr sta già saccheggiando il Sud delle risorse e dei diritti: i soldi per gli asili, con vergognosi criteri, sono dirottati dove gli asili ci sono già, rubandoli a chi non ne ha; e così quelli per il trasporto pubblico locale (vadano a piedi i terroni, che fa bene alla salute, ed evitano di vendersi casa per andare al Nord a curarsi; e lo stesso i fondi Pnrr per i porti. E siamo appena all'inizio!

Quel “chi meglio fa più avrà”, poi, sembra avere un paio di pregiudizi di sottofondo: 1) i terroni non sanno fare meglio (che di loro si parli non c'è dubbio: “Caduto il tabù del 40 per cento delle risorse vincolato al Sud...”, relaziona, con l'acquolina in bocca, sul convegno di volpi padane il sito Manageritalia); 2) e poi, si sa, la mafia, la corruzione... Be', l'Italia, nelle classifiche di Transparency international è il Paese più corrotto dell'Occidente e la Lombardia è la regione percepita più corrotta. Quanto a chi sa far meglio, potreste essere stupiti con effetti speciali: per non citare sempre lo scandalo-Expo2015, guidata proprio da Giuseppe Sala (inaugurata con tutte le grandi opere previste e il 40 per cento dei capannoni incompiuti, su un terreno pagato dieci volte il valore e non bonificato, costata all'Italia 18 miliardi, per un incasso di 400 milioni), andiamo sulla metropolitana: quella di Napoli, costruita senza un euro di tangente (e se le hanno date, sono stati bravi a non farsi scoprire) è stata votata come la più bella del mondo dai gestori delle altre metropolitane del pianeta; quella di Milano costava tre volte al chilometro quella di Amburgo, che pure vedeva all'opera le stesse imprese e solo quando i giudici di Tangentopoli misero il naso nei conti (e qualcuno in galera) i costi scesero miracolosamente a medie “europee”.

I sindaci della rete Recovery Sud hanno replicato a Sala: “Non ti lasceremo neanche un euro da spendere. Se per la prima volta nella storia d'Italia i sindaci del Sud hanno deciso di fare squadra (si sono associati in oltre 500, per vigilare sul Pnrr), è proprio per scongiurare questa eventualità”.

Ma tutto sembra indicare che Milano in particolare e il Nord in generale (da Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna i leghisti possono andare a scuola di leghismo), sono cresciuti a spese del resto del Paese ed è facile sviluppare le proprie doti, imprese, economia, in territori attrezzati, sovvenzionati, che monopolizzano gli investimenti pubblici. Già un secolo fa, i grandi meridionalisti avevano denunciato la bulimia meneghina (“Milano chiagne e fotte”) e previsto che il Nord non avrebbe ricordato l'origine della sua fortuna (il saccheggio del Sud con l'Unità e quello della cassa comune) e l'avrebbero attribuita al loro merito (vedi Sala, per dire, Cingolani...).

I braccianti più poveri d'Italia, prima dell'Unità, erano quelli della provincia di Milano (“Il Paese diviso. Nord e Sud nella storia d'Italia”, del professor Vittorio Daniele); la fame era tale, che quasi un giovane ogni due era scartato alla visita di leva, per rachitismo e altri malanni dovuti alla sottoalimentazione. In Sicilia, la percentuale scendeva alla metà di quella. Poi, le cose si capovolsero. Dopo 160 anni, mi sa che stiamo per capire che per tornare ad avere un futuro, treni ad alta velocità, porti che possano sfruttare le loro potenzialità, senza essere sacrificati sull'altare di Genova e fondi europei che mandati al Sud restino al Sud, non resta che liberarsi delle sanguisughe. Meglio soli che mal accompagnati: Il Pnrr porterà alla voglia di secessione. Quindi, si può iniziare chiedendo a Bruxelles di non mandarli più i soldi: peggiorano il divario italiano, non lo riducono.

Giornalista
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