Le ondate di caldo sempre più frequenti e intense non rappresentano più un fenomeno straordinario, ma il segno evidente del cambiamento climatico in atto. È l'allarme lanciato dal climatologo Luca Mercalli in un'intervista rilasciata a Il Messaggero, nella quale invita le istituizioni ad affrontare con maggiore decisione l'emergenza climatica.

Commentando la quarta ondata di calore dell'estate, Mercalli sottolinea che «in realtà no» non si può più parlare di eventi eccezionali. «Noi climatologi raccontiamo questo trend dal 2003, l'estate del caldo record che quest'anno potrebbe essere superata nei valori. Ogni volta ci stupiamo, quando invece dovremmo concentrarci sulle cause, cioè il riscaldamento globale».

Secondo il climatologo, il problema continua a essere affrontato solo durante le emergenze, mentre servirebbe un'azione strutturale. «Il cambiamento climatico richiede l'applicazione degli accordi di Parigi e un cambiamento radicale dell'approccio mondiale all'ambiente. Se non riduciamo le emissioni di gas serra, il futuro sarà ancora peggiore: anno dopo anno le temperature continueranno a salire».

Mercalli, che da dieci anni vive in montagna, osserva come anche le aree alpine siano interessate dall'aumento delle temperature, pur offrendo condizioni più vivibili rispetto alle città. Tra le priorità indica due strategie: mitigazione e adattamento. «Le strategie sono due. La prima è la mitigazione, cioè ridurre le emissioni attraverso energie rinnovabili, risparmio energetico, mobilità elettrica e tutte le pratiche della green economy. La seconda è l'adattamento: ormai il caldo c'è e dobbiamo imparare a conviverci, rendendo le città più vivibili».

Tra gli interventi concreti propone l'aumento del verde urbano, la creazione di rifugi per le persone più fragili e una nuova pianificazione delle città per limitare gli effetti delle temperature estreme.

Mercalli respinge inoltre le tesi di chi sostiene che in passato si registrassero temperature analoghe: «Sono affermazioni false. Le serie storiche dimostrano chiaramente che ciò che stiamo vivendo oggi è senza precedenti».

Infine richiama l'attenzione sui rischi per la salute. «Il corpo umano ha dei limiti. Quando si supera una certa soglia si entra nello stress ipertermico e si può morire», ricordando che anche quest'anno il caldo potrebbe provocare decine di migliaia di vittime in Europa.

Guardando al futuro, il climatologo resta prudente: «L'ottimismo arriverà quando vedrò i fatti. Oggi le emissioni continuano a crescere e investiamo più risorse nelle armi che nei pannelli solari. Quando inizieremo davvero a ridurre le emissioni, allora sì, ci sarà qualcosa da festeggiare».