Dopo gli scontri del 17 ottobre l’Italia ha risposto con due novità, una grottesta e l’altra preoccupante. E l’arresto di Youssef Siher non lascia presagire nulla di buono. E la stampa anziché capire cosa si muove tra i giovani e gli studenti manda in loop immagini delle vetrine rotte
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Francesco Enriquez
Dispiace essere costretti a ripetere sempre le stesse cose, ma è la realtà italiana a suggerire sempre lo stesso tipo di commenti.
Nella giornata del 17 ottobre scorso una manifestazione di giovani e studenti a sostegno della Palestina, accompagnata da un certo numero di evitabilissime intemperanze, ha causato il solito sensazionalismo mediatico di poco valore ed addirittura di poco prezzo (la “guerriglia urbana”), la solita ipocrisia, la solita mala fede e la solita disonestà governativa (le “violenze inaccettabili”).
Ma, per la verità, ci sono state due novità, una grottesca ed una preoccupante.
Quella grottesca è il vero e proprio delirio del ministro Guido Crosetto, per il quale gli scontri di Milano sono espressione della “guerra ibrida” che i Russi stanno ingaggiando contro l’Occidente…uuuh, come sono furbe le forze del male! Su questa brillante intuizione il povero Crosetto sarebbe rimasto, a suo dire, “inascoltato”. Deo gratias.
La novità preoccupante è invece la militarizzazione del conflitto sociale decisa dal governo Meloni, che ha deciso di impiegare l’esercito per un servizio di controllo poliziesco sulle scuole e sulle università, come fece nel 1970 – 1971 il governo a guida democristiana di Emilio Colombo, che però impiegò solo carabinieri e polizia. L’esercito contro il movimento studentesco lo ha impiegato a Roma e Bologna nel 1977 – 1978 il ministro Francesco Cossiga del governo di unità nazionale guidato da Giulio Andreotti e si è visto come è andata a finire.
Questo tentativo proto-golpista di oggi è stato però di fatto sventato dal presidente Mattarella, che ha espresso significative riserve sulla legittimità si simili operazioni. Per il momento, dunque, l’“esperimento” è limitato a Milano, dove è stato mandato da Livorno, non a caso, un battaglione e mezzo di paracadutisti della divisione “Folgore”, unità militare capace di aggressioni agli studenti di Bologna nel 1968 e, più in generale, dal passato non proprio limpido.
Poi ci sono state le manifestazioni del sabato successivo, il 24 ottobre, contro il governo Meloni e la sua politica di riarmo ed a sostegno della Palestina, non solo a Milano, ma anche a Torino, Firenze, Roma e Napoli, dove la narrazione a senso unico della stampa è stata del tipo “città blindate” e “giornata calda per l'ordine pubblico”, con l’ammissione che “non si sono ripetute le violenze ed i saccheggi della scorsa settimana”. Beh, le violenze ed i saccheggi, no, ma le cariche della polizia sì e la repressione c’è stata davvero, se si considerano cinquemila schedati e trecentottanta arrestati e fermati, di cui centodieci minorenni. Ed a Torino si è vista una polizia talmente corretta da mettersi ad innaffiare con gli idranti perfino dei ballerini di strada che più pacifici non potevano essere.
Ma soprattutto c’è stato l’inverosimile arresto di Youssef Siher, giornalista di origine palestinese, ma Italiano di seconda generazione, accusato di “istigazione a delinquere”, per giunta “con finalità di terrorismo” per avere convocato, su una piattaforma social, la manifestazione del 17 ottobre.
Non contenti di queste imputazioni, ridicole oltre ogni ragionevole limite, governo e magistratura in un primo tempo hanno anche dichiarato che Youssef avrebbe dovuto rimanere in carcere, perché sul suo social avrebbe sviluppato “una strategia rivoluzionaria” a partire proprio dal 17 ottobre…uuuh, come continuano ad essere furbe le forze del male! Figuriamoci, una rivoluzione “convocata” sui social! Come mai nessuno ci ha pensato prima?
Ora, se come al solito la logica elementare non è stata già messa al bando da qualche decreto governativo dell’ultima ora, l’istigazione a delinquere sussiste in presenza di espressioni che spingono a commettere reati ed il terrorismo sussiste in presenza di azioni armate o dinamitarde che provochino danni materiali ingenti o almeno significativi.
Ma, per quanto è dato di sapere, niente di tutto questo c’è stato nelle azioni e nelle parole di Siher e convocare una manifestazione non è reato, almeno non ancora. Al massimo ad Youssef Siher si poteva contestare la “manifestazione non autorizzata”, non di più.
Quello di Youssef Siher è dunque un arresto politico. L’incriminazione per “terrorismo” mirava a creare, nella percezione di massa dell’opinione pubblica, l’idea che ogni iniziativa per la Palestina sia automaticamente per Hamas e che, per transitività, essendo la causa della Palestina in realtà terrorismo, gli studenti in piazza per la Palestina, violenti o meno, siano tutti terroristi.
La scarcerazione di Youssef si deve alla dottoressa Tiziana Landoni, magistrata corretta ed onesta, ma soprattutto rispettosa della legge e dotata di senso della realtà. Rispetto della legge e senso della realtà sono buone qualità che dovrebbero essere il minimo sindacale per chi opera nella magistratura, sia detto senza che suoni riduttivo, ma di questi tempi non sono affatto scontate, perciò onore al merito.
Su questo atto dovuto per legge Giorgia Meloni ha fatto sfoggio di tutta la sua più drammatica “indignazione morale”, parlando in maniera sconsiderata di “vergogna”, ripetendo il suo ritornello monomaniaco (“Io difendo gli agenti”) e soprattutto dimenticando che chi è alla guida del governo non è un leader di partito e perciò non deve, o almeno non potrebbe, giudicare politicamente l’operato della magistratura.
Carlo Nordio, ministro della giustizia, ha invece fatto sfoggio di tutta la sua ipocrita pochezza, dichiarando di essere “sorpreso” della decisione della magistratura di Milano ma, excusatio non pentita, di non avere intenzione di mandare ispettori in quella Procura della Repubblica, spacciando così come una sua magnanima “concessione” quella che è invece una impossibilità oggettiva di procedere contro la Procura di Milano a qualsiasi titolo.
A cosa ci porta tutto questo? A ripetere sempre le stesse cose, appunto, cioè che sarebbe ora, per governo e mass media, di cambiare prospettiva visuale della realtà.
Un governo degno del nome, anche se di destra, dovrebbe cercare, se non il dialogo, almeno il confronto con la contestazione antagonista e studentesca, o anche lo scontro, ma su un terreno politico e non militare, senza le sistematiche esibizioni muscolari della polizia a cui il governo Meloni ci ha ormai abituato. Se con gli autotrasportatori lo ha fatto Matteo Salvini, notoriamente non proprio una mente eccelsa, perché con i giovani non lo può fare questo governo nel suo insieme?
Allo stesso modo una stampa degna del nome promuoverebbe inchieste sul nuovo antagonismo sociale e cercherebbe di capire che cosa si muove tra i giovani e gli studenti, argomento sul quale tutti, amici e nemici del Movimento, siamo probabilmente non infornati a sufficienza. Invece tutto quello che vediamo del Movimento, nei TG e sui giornali, sono le mazze, i lanci di pietre ed i saccheggi. Davvero non c’è altro?

