Comunicare è fondamentale, ma senza contenuti, autenticità e responsabilità anche la comunicazione rischia di diventare soltanto spettacolo
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Lo conoscete il senso di “Bentornato Presidente!” (2019), con Claudio Bisio? Va oltre la semplice commedia, è soprattutto una satira sul modo in cui la politica italiana viene trasformata in comunicazione, consenso e spettacolo.
Uno dei messaggi centrali è il contrasto tra politica autentica e politica costruita. Peppino rappresenta l'uomo comune: non conosce tutte le formule economiche, non padroneggia il linguaggio dei professionisti della politica, ma conserva buon senso, sincerità e una certa idea del servizio pubblico. Bisio spiegò significativamente che il suo personaggio, davanti a domande alle quali non sa rispondere, è capace semplicemente di dire: “non lo so”.
Il film prende poi di mira un altro fenomeno molto attuale: la costruzione del consenso attraverso i social, gli spin doctor e la manipolazione della percezione pubblica. La comunicazione non viene più rappresentata soltanto come uno strumento per raccontare ciò che fa la politica, ma come qualcosa che può arrivare a sostituirsi alla politica stessa: conta il messaggio, il personaggio, il nemico da indicare, la reazione degli elettori. Il Corriere interpretò infatti il film proprio come una satira sul potere degli spin doctor e dei social network nella politica contemporanea.
C'è anche una critica alla polarizzazione. I due partiti immaginari del film, i “Guerrieri” e i “Candidi”, richiamavano volutamente il clima politico italiano di quegli anni; Peppino viene inizialmente utilizzato come figura apparentemente neutrale attorno alla quale costruire un governo. Il Tempo Il punto, però, non è semplicemente prendere in giro questo o quel partito: è mostrare un sistema nel quale la ricerca continua del consenso rischia di far perdere di vista il contenuto delle decisioni.
E secondo me c'è un passaggio ancora più interessante: Peppino non è presentato come un grande leader illuminato. È imperfetto. Proprio per questo il film suggerisce che per fare politica non servano necessariamente uomini eccezionali, ma persone capaci di conservare indipendenza, responsabilità e contatto con la realtà.
In sintesi, si potrebbe condensare il messaggio del film così: quando la politica vive soltanto di consenso, propaganda e comunicazione, rischia di dimenticare le persone; quando invece la comunicazione torna a essere uno strumento della politica e non il suo fine, può tornare anche il senso del servizio pubblico.
È per questo che, visto con gli occhi di oggi, “Bentornato Presidente!” è forse ancora più interessante come film sulla comunicazione politica che come semplice commedia. E conoscendo il tuo interesse per comunicazione, informazione e politica, ci sono diversi passaggi del film che si prestano molto bene anche a una riflessione pubblica sull'utilizzo e la funzione dei social.
Io continuo a pensare che la comunicazione sia fondamentale. Ma deve servire a raccontare idee, problemi, soluzioni e verità. Non può sostituire la politica.
Forse oggi abbiamo bisogno proprio di questo: meno personaggi costruiti e più persone autentiche. Meno ricerca dell’effetto immediato e più capacità di guardare lontano.
Perché comunicare bene è importante.
Ma avere qualcosa di vero da comunicare lo è ancora di più.

