Roma Termini, principale snodo ferroviario d’Italia e porta d’ingresso per milioni di turisti e cittadini ogni anno, dovrebbe rappresentare efficienza, accoglienza e sicurezza. Negli ultimi tempi, però, si sta trasformando sempre più spesso in uno spazio segnato dal degrado, dalla sporcizia e da un diffuso senso di paura. Un luogo che invece di rassicurare chi lo attraversa, trasmette precarietà e incertezza.

Domenica 25 gennaio, intorno alle 19:30, mi sono ritrovato alla stazione per acquistare un biglietto della metro alle macchinette automatiche. Avevo con me diverse valigie e zaini ed ero visibilmente in difficoltà. A fermarsi per aiutarmi è stato un uomo calabrese, sulla sessantina, diretto sul mio stesso treno. Un gesto semplice ma significativo, che dimostra come l’umanità e la gentilezza esistano ancora, anche in contesti sempre più complicati.

Proprio mentre stavamo effettuando l’operazione, si è avvicinato un individuo italiano, in evidente stato di ubriachezza, che ha iniziato a insistere per “aiutarci” a fare il biglietto. Con educazione gli abbiamo detto che non ce n’era bisogno e gli abbiamo chiesto di allontanarsi. La sua reazione è stata immediata e aggressiva: ha alzato la voce, affermando di “comandare lui” e, senza alcun motivo, ha colpito con una forte pacca sulla schiena l’uomo che mi stava aiutando. Un gesto improvviso, umiliante e violento, che ha lasciato entrambi sotto shock.

In quel momento sono rimasto paralizzato tra vergogna, rabbia e senso di colpa. Vergogna per aver assistito a una scena simile davanti a tutti, rabbia per l’ennesimo episodio di prepotenza gratuita e senso di colpa perché quell’uomo aveva subito l’aggressione solo per essersi fermato ad aiutarmi. La cosa più amara è che a pochi metri da noi erano presenti le forze dell’ordine. Non posso dire che non abbiano fatto nulla, ma la loro presenza non è bastata a darci una reale sensazione di sicurezza né a prevenire quanto accaduto. La percezione è stata quella di una protezione fragile, quasi simbolica.

Parlando con uno degli agenti, mi sono sentito rispondere parole che fanno riflettere: «Spesso siamo impotenti. Anche quando interveniamo, queste persone vengono rilasciate subito dopo. Il sistema giudiziario non ci permette di incidere davvero». Secondo quanto riferito, episodi simili accadono quotidianamente: aggressioni, molestie, furti e intimidazioni ai danni di turisti, cittadini romani e viaggiatori. Almeno una decina di casi al giorno, una vera e propria macchia d’olio che continua ad espandersi senza controllo.

È questo che colpisce di più: il senso costante di precarietà e insicurezza che si respira in uno dei luoghi simbolo della Capitale. Termini non è più soltanto una stazione, ma il riflesso di un problema più ampio, quello dell’assenza di una tutela reale per chi vive e attraversa questi spazi pubblici. Eppure, in mezzo a questo scenario desolante, resta l’umanità, rappresentata da quell’uomo che si è fermato ad aiutarmi, simbolo di un’Italia solidale e civile che non dovrebbe essere costretta a supplire alle mancanze delle istituzioni.

Una stazione così importante non può essere lasciata al degrado e all’improvvisazione. Servono controlli reali, una giustizia che funzioni e la certezza che cittadini e viaggiatori non vengano lasciati soli. Quell’insicurezza io l’ho provata sulla mia pelle e non è accettabile che nel 2026, nel cuore della Capitale, si debba avere paura anche solo di comprare un biglietto.