Tra disagio emotivo, cyberbullismo e crisi dei punti di riferimento, diventa fondamentale ricostruire relazioni significative e promuovere una cultura dell’incontro, dell’ascolto e dell’accoglienza per aiutare i giovani ad affrontare le proprie fragilità
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In questi giorni siamo sollecitati a riflettere su un fenomeno preoccupante e in forte crescita: la violenza adolescenziale nell’ambiente scolastico. Non ci si può accontentare di analisi sommarie e di riflessioni pregiudizievoli. Osservare tutta questa violenza richiede la capacità d’intercettare il disagio emotivo, la digitalizzazione delle relazioni e la crisi dei punti di riferimento educativi. Di fronte a questo scenario nessuno può tirarsi indietro: occorre promuovere nuovamente una prassi educativa fondata sulla cultura dell’incontro e dell’accoglienza. Secondo dati recenti, come il report DISARMATI di Save the Children e le indagini del CNR, circa il 45% degli studenti tra i 15 e i 19 anni dichiara di aver compiuto atti violenti (il 53% maschi e il 37% femmine), mentre il 40,6% è stato coinvolto in risse. Circa il 37% degli studenti tra i 13 e i 15 anni ha subito bullismo o preso parte a scontri fisici, con una forte correlazione tra violenza online (cyberbullismo) e comportamenti aggressivi fisici. Dietro questi dati si nascondono volti, storie e ferite, che ci interpellano profondamente e ci richiamano alla responsabilità condivisa di affrontare la sfida educativa, riconoscendo le fragilità, promuovendo percorsi di riconciliazione interiore e provando a gestire le difficoltà psichiche e sociali della vita. Prendere coscienza di quest’emergenza educativa chiede agli adulti di riconoscere la crisi sistemica in atto che è generata dalla difficoltà di trasmettere valori, punti di riferimento e legami significativi alle nuove generazioni. Il diffuso malessere nasce dalla fatica di creare una connessione positiva con i propri bisogni, le proprie debolezze, i propri vuoti e le proprie mancanze. Quando sentiamo questo vuoto, solitamente, cerchiamo di colmarlo con delle gratificazioni effimere oppure prendendone le distanze e ignorando le cavità che si sono create dentro di noi. Agli adulti, agli educatori e ai docenti spetta la responsabilità di guidare gli adolescenti a guardarsi dentro, a non evitare questo vuoto ma imparare ad attraversarlo nel tentativo di conviverci e aiutarci a capirne il significato per trarne una nuova sintesi esistenziale. Non siamo mai la somma delle nostre mancanze: dentro di noi dobbiamo cercare la forza e il coraggio di accettare i limiti, le fragilità; imparando a trasformare le ferite in feritoie attraverso cui guardare il mondo. Il grande compito e l’impegno che, oggi l’educazione deve prendersi, è quello di accompagnare gli adolescenti in un percorso di riconciliazione che gli permetta di riconoscere, condividere e provare a gestire la propria vulnerabilità (sensazione di fallimento, frustrazione, senso di colpa, infelicità, paura, ansia, malattia, lutto). Imparare la fiducia nella vita e nei fratelli richiede di rafforzare le relazione interpersonali, di creare un clima empatico e di condivisione. Tutto ciò permette di sviluppare la capacità di superare le avversità e di ricominciare da capo con se stessi, riorganizzando positivamente la propria vita.

