L’Alta Velocità ferroviaria torna al centro del dibattito politico calabrese. Le recenti dichiarazioni del sindaco di Cosenza, Franz Caruso, rilanciano un tema che da decenni rappresenta una delle principali sfide per lo sviluppo della regione. Secondo Caruso, il rischio che la Calabria venga ancora una volta esclusa da un’infrastruttura strategica è reale e non può essere sottovalutato. Un allarme che arriva dopo le parole del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e che riapre il confronto sul futuro dei collegamenti ferroviari, sugli investimenti dello Stato e sulla necessità di una mobilitazione unitaria, al di là delle appartenenze politiche. Di questo e delle prospettive per il territorio parliamo con il sindaco di Cosenza.

Sindaco Caruso, lei parla del rischio concreto che l’Alta Velocità in Calabria possa trasformarsi nell’ennesima promessa mancata. Quali elementi la preoccupano maggiormente e perché ritiene che oggi il pericolo sia più concreto che in passato?

«Purtroppo oggi non siamo più nel campo delle ipotesi, ma dei fatti. Da tempo denunciamo il progressivo definanziamento dell’opera e il rischio che la vera Alta Velocità venga sostituita da un semplice potenziamento della linea ferroviaria esistente. I fondi inizialmente previsti sono stati ridotti o rimodulati e, allo stato attuale, mancano coperture finanziarie certe, progetti esecutivi completi e un cronoprogramma vincolante. Il pericolo è quindi molto più concreto rispetto al passato perché assistiamo a un ridimensionamento progressivo che rischia di rinviare l’Alta Velocità in Calabria addirittura al 2050. Si tratta di uno scippo ai danni dei cittadini calabresi e dell’intero Mezzogiorno.»

Le dichiarazioni del presidente Occhiuto sembrano confermare i rischi che lei denuncia da tempo. È il momento di costruire un fronte istituzionale comune, superando le divisioni politiche, per difendere gli interessi della Calabria?

«Anche il presidente Roberto Occhiuto, seppur con grave ritardo, ha finalmente riconosciuto i rischi che denunciamo da mesi. È una presa di coscienza che conferma la fondatezza della battaglia che abbiamo portato avanti con determinazione e per lungo tempo. Se questa consapevolezza fosse maturata prima, forse oggi non saremmo a discutere del rischio concreto di vedere l’Alta Velocità ridimensionata o rinviata sine die. Adesso, però, non è più il tempo delle polemiche, ma della responsabilità. L’Alta Velocità non appartiene né alla destra né alla sinistra: appartiene ai calabresi. Per questo rivolgo un appello a tutte le istituzioni, a partire dalla Regione, affinché si costruisca finalmente un fronte comune, forte e autorevole, capace di difendere gli interessi della Calabria davanti al Governo e a RFI. Quando è in gioco il futuro della nostra regione, l’unica parte politica che conta è quella della Calabria.»

Se il progetto dell’Alta Velocità dovesse essere ridimensionato o fermarsi prima di arrivare in Calabria, quali sarebbero, secondo lei, le conseguenze economiche, sociali e occupazionali per l’intera regione?

«Le conseguenze sarebbero gravissime. Significherebbe condannare la Calabria a un isolamento infrastrutturale permanente, penalizzando imprese, investimenti, turismo e occupazione. I nostri giovani continuerebbero a partire, le aziende avrebbero maggiori costi logistici e la regione perderebbe competitività rispetto al resto d’Italia. Inoltre, senza una vera Alta Velocità fino a Reggio Calabria, anche il Ponte sullo Stretto rischierebbe di diventare una grande opera priva di un sistema ferroviario moderno capace di valorizzarla. La Calabria diventerebbe soltanto una terra di passaggio, invece di essere protagonista dello sviluppo euro-mediterraneo.»

Cosenza è destinata a svolgere un ruolo centrale nel nuovo assetto ferroviario del Mezzogiorno. Quali interventi ritiene indispensabili affinché la città possa diventare uno snodo strategico della mobilità del futuro?

«La soluzione che sosteniamo è il tracciato interno Praia-Tarsia-Cosenza, perché rappresenta l’opzione più equilibrata e strategica per tutta la regione. Questo tracciato consentirebbe di collegare efficacemente l’area urbana cosentina, il Pollino e la fascia ionica, evitando che vaste aree della Calabria restino escluse dalla rete dell’Alta Velocità. Cosenza può diventare un autentico hub ferroviario del Mezzogiorno, ma servono investimenti veri, una stazione moderna, interconnessioni efficienti con il trasporto locale e una pianificazione che guardi al futuro e non a semplici interventi tampone.»

In più occasioni lei ha sostenuto che il diritto alla mobilità è una questione di uguaglianza tra cittadini. Ritiene che la Calabria continui a pagare un divario infrastrutturale che penalizza famiglie, imprese, studenti e turismo rispetto al resto del Paese?

«Assolutamente sì. Il diritto alla mobilità è un diritto costituzionale e rappresenta una delle condizioni fondamentali dell’uguaglianza tra cittadini. Oggi un calabrese continua ad avere meno opportunità di studio, lavoro, impresa e sviluppo rispetto a chi vive in altre regioni italiane. Questo divario infrastrutturale incide sulla qualità della vita delle famiglie, limita la competitività delle imprese e frena il turismo. Colmare questa distanza significa garantire pari dignità ai cittadini calabresi e offrire al territorio le stesse opportunità di crescita del resto del Paese.»

Qual è l’appello che intende rivolgere al Governo, a RFI e a tutte le istituzioni nazionali affinché l’Alta Velocità non si fermi ai confini della Calabria, ma diventi finalmente un’opera completa, con finanziamenti certi, tempi definiti e l’arrivo fino a Reggio Calabria?

«Chiedo al Governo, a RFI e al Parlamento un’assunzione di responsabilità chiara e definitiva. La Calabria non può più vivere di annunci. Servono finanziamenti certi, un cronoprogramma vincolante e la realizzazione dell’intera Alta Velocità fino a Reggio Calabria, senza tagli e senza declassamenti dell’opera. Ho scritto al Presidente della Repubblica, alla Presidente del Consiglio e ho chiesto un’audizione nelle Commissioni parlamentari proprio per portare questa battaglia nelle sedi istituzionali competenti. Non chiediamo privilegi, ma il rispetto del principio di coesione territoriale e degli impegni assunti con i cittadini. L’Alta Velocità è una scelta strategica per l’Italia intera e non può fermarsi ai confini della Calabria».