Frattura politica

Armi all’Ucraina, il calabrese Stumpo non vota e imbarazza il Pd: «Da sempre obiettore di coscienza»

Il deputato ex Articolo 1 da poco rientrato nel Partito democratico era presente in aula ma non ha espresso il suo voto. Un’astensione che è diventata in breve un caso che vede nell’occhio del ciclone il ritorno degli scissionisti

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di Massimo Clausi
24 gennaio 2023
22:14
Nico Stumpo
Nico Stumpo

La giornata politica di ieri si è caratterizzata per l’approvazione del decreto sull’invio di armi all’Ucraina. Un tema sul quale Giorgia Meloni è riuscita a ricompattare la maggioranza dopo le acque agitate dei giorni scorsi dovute al caso Nordio. Paradossalmente a rischiare di andare in tilt è stata la minoranza e in particolar modo il Pd. E la vicenda ha riguardato da vicino anche la Calabria.

La consegna del segretario Enrico Letta era quella del voto favorevole e non poteva essere diversamente visto che il decreto prevede la proroga fino al 31 dicembre 2023 della cessione da parte italiana di materiali militari a Kiev. SI tratta dunque di misure decise dal Governo Draghi di cui i dem facevano parte. Al momento del voto, però, sono venute fuori le diverse anime delle opposizioni. 


Le cronache parlamentari dicono che il testo, già votato in Senato, è stato definitivamente approvato a Montecitorio con 215 voti a favore e 46 contrari (M5S, Avs e Paolo Ciani del Pd). Quindi i Verdi e Sinistra Italiana hanno votato in modo difforme al Pd.

Così come i deputati Boldrini e Scotto, anche loro dem. Il caso particolare però ha riguardato l’astensione di Nico Stumpo di Articolo 1, eletto in Calabria nel proporzionale. Molti hanno letto subito nell’astensione un voler sparigliare le carte ovvero la decisione di quelli di Articolo 1 di partecipare al congresso del Pd per poi confluirvi definitivamente. Stumpo invece, spiega che non è così.

«Guardi io ero presente in aula ma non ho partecipato al voto coerentemente con quanto fatto lo scorso anno - dice -. Sono contrario all’uso delle armi non certo da oggi, ai tempi della leva obbligatoria ho scelto l’obiezione di coscienza. Il Pd coerentemente ha votato Sì perché era in maggioranza quando si è deciso il testo del decreto».

Niente a che vedere con le dinamiche congressuali quindi «Assolutamente no - spiega Stumpo, anche perché mi pare che nello stesso partito c’è chi si è astenuto, chi ha votato addirittura contro. Ma sono questioni che riguardano la propria coscienza, anzi io ritengo che la varietà di posizioni espresse oggi sia un arricchimento che dimostra la vivacità che c’è nelle forze di sinistra».

Ma è un fatto che nel congresso dem sia piombata la discussione sul rientro di Articolo 1 e dei suoi dirigenti. Secondo il quotidiano Repubblica non tutti, dalle parti del Nazareno, sono entusiasti per il ritorno degli scissionisti, secondo alcuni avvenuto alla chetichella, senza una vera discussione interna. C’è da giurarsi però che è altrettanto vero il contrario.

Giornalista
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