Supportato da Onda Orange, il candidato no fa sconti a nessuno: «è mancata una visione di lungo periodo, e finora si è gestito l’emergenza e la quotidianità. Il terzo tempo? Non lo gioca chi subentra dalla panchina…»
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Che quella di Massimo Canale fosse una candidatura fuori dagli schemi e dalle liturgie partitiche lo si sapeva già, ma se ce ne fosse stato bisogno, l’assunto è stato confermato anche dalla scelta di presentarla in un luogo diverso da quelli istituzionali, dalle stanze ovattate di palazzo, e quindi all’interno di un noto pub del centro città, tra amici e curiosi pronti a chiedere questo o quello al candidato.
Mancavano i compagni di viaggio, quelli delle Primarie, che – ha giurato Canale – sono stati invitati ma hanno preferito (tranne Demetrio Delfino) lasciare tutta la scena al candidato di turno, facendo così intendere che la partita sarà una partita vera, all’ultimo voto.
Canale da parte sua, sorride e fa spallucce, si gode il suo momento e si fa travolgere dall’affetto dell’onda orange, e in compagnia di Danilo Emo, presidente dell’Associazione e di Michele Rizzo, ha spiegato perché nonostante la sua collocazione ferma all’interno dell’area di centrosinistra, la sua candidatura è differente: «in questi anni la politica, quella dei partiti, non è stata sufficiente a intercettare i bisogni, i desideri delle persone, dei cittadini di Reggio Calabria. Quindi abbiamo preferito dare in qualche modo un taglio molto più informale alla nostra attività politica. Per questo fin dall'anno scorso abbiamo cominciato a raccogliere opinioni nel corso degli incontri, desideri, ambizioni che oggi vedete cristallizzate all'interno di quello che è il programma che noi abbiamo presentato insieme alla mia candidatura al centrosinistra, e che tuttavia è aperto a contributi».
L’ambizione, neanche a dirlo, è ovviamente quella di vincere le primarie, e per farlo Canale non ha intenzione di fare sconti a nessuno. «Intanto il terzo tempo lo dovrebbe giocare lo stesso giocatore e non un altro, non quello della panchina, il titolare se proprio vogliamo rimanere nel gergo calcistico. Io ho personalmente chiamato il sindaco Falcomatà l'anno scorso, quando si parlava delle ipotesi del terzo mandato, spiegando che comunque in quella ipotesi io avrei necessariamente sentito la responsabilità di dover ragionare insieme a lui e al Partito Democratico rispetto a come presentarci tutti uniti alle elezioni. Quello scenario non si è verificato. Io credo che in questo momento, alla fine di un ciclo politico lungo e controverso per alcuni aspetti, si debba provare a fare tesoro delle cose buone che sono state fatte e rilanciare su quelle che ancora vanno fatte, quelle migliorate».
D’altra parte, per Canale, quello che è mancato in questi anni è stata «una programmazione di lungo periodo» alla quale per Canale si è fatto cenno soltanto negli ultimi due anni con un assessorato che in qualche modo ha provato a parlare del futuro con il masterplan. «Quella era una visione di futuro e prospettica sul futuro della città e quindi si è più che altro gestito l'emergenza e la quotidianità per un lungo tempo senza una visione di lungo periodo. Al contempo credo che la politica sia partecipazione ma anche all'interno delle istituzioni. Noi abbiamo avuto spesso, noi tutti reggini, credo che abbiamo avuto netta la percezione che in un'amministrazione che ha visto l'avvicendarsi di probabilmente una trentina di assessori la continuità amministrativa in qualche modo è mancata e non esiste un uomo solo al comando. Noi – ha continuato il candidato - professiamo anche la scelta di giocare all'interno delle primarie, a differenza di come hanno fatto altri che provano a giocare a una partita solitaria. Crediamo nella collegialità e quindi crediamo che le scelte vadano condivise».
Il programma, contenuto in un vero e proprio quadernone rigorosamente di colore arancione, per dirla con Emo è «un programma giovane pensato per i giovani» che poi Rizzo declina nelle due direttrici: «visione e missione».
«Ora – ha continuato Canale - si tratta di dare, dal mio punto di vista, in una prima fase di governo, se avremo la responsabilità di governare questa città nei prossimi anni, quindi nei primi cinque anni, normalizzare la città e poi, perché no, pensare fino anche ai tunnel in via Marina. Lo dico ironicamente… è chiaro pure che bisogna lavorare in assoluta assonanza con quelli che sono gli imprenditori di questa città o con coloro che desiderano investire in questa che diventerà fra 50 anni, questa è la mia visione, la punta più estrema dell'Europa all'interno del Mediterraneo. Quindi una visione geopolitica che credo che ancora manchi nella consapevolezza diffusa, collettiva, ma perché no anche luoghi che possono diventare simboli, come il museo del mare. Io ho sempre detto anziché mettere dentro della roba proviamo a raccontare una storia all'interno di questo museo, la storia potrebbe essere quella dei nostri ragazzi, dei nostri figli che ritornano a Reggio Calabria, lavorano in questa città e si trovano al centro del mondo».

