Catanzaro, la querelle sui revisori dimostra che la vecchia maggioranza non c'è più

Il rigetto da parte del Tar del ricorso presentato da Andrea Amendola contro la nomina di Francesco Lacava fa da sfondo a un aspro confronto a Palazzo De Nobili

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di Danilo Colacino
20 aprile 2021
22:20
L’aula consiliare
L’aula consiliare

La sentenza con cui è stato rigettato dal Tar Calabria il ricorso di Andrea Amendola contro l'elezione alla presidenza del Collegio dei Revisori di Francesco Lacava in luogo di Rosamaria Petitto non può non marcare ancora di più la spaccatura originatasi da tempo nella maggioranza e all'interno della Giunta. Una frattura che, come ovvio, parte da lontano e non può certo attribuirsi alla querelle Petitto-Lacava. I quali, al di là di simpatie o inclinazioni personali, non sono certo figure politiche in competizione bensì professionisti pur vicini a determinate aree da cui sono espressi. Oltre al fatto che è bene ricordare come la prima sia stata non molti anni fa assessore esterno (o tecnico) al Bilancio di Sergio Abramo, mentre il secondo consigliere comunale eletto e dunque poi in carica nel quinquennio della sindacatura di Rosario Olivo. Ma resta una considerazione marginale che non sposta di un centimetro il vero focus del problema.

Maggioranza senza identità

Il dato che si ricava dalla vicenda odierna è che malgrado il tentativo di ricucire il rapporto operato dall'ala forzista, portato avanti con molta insistenza dal coordinatore provinciale Mimmo Tallini nei confronti del sindaco Sergio Abramo, c'è sempre un nodo gordiano da sciogliere: gli equilibri, ogni giorno più precari, tra la stessa Forza Italia e Catanzaro da Vivere in particolare, con una guerra strisciante - per non dire a tratti aperta - che non si sa se inizi a Palazzo De Nobili e finisca a Palazzo Campanella ovvero viceversa parta dalla Regione e trovi il suo epilogo in Comune. Tanto che maggioranza e Giunta, per come 'uscite dalle urne' nel 2017, non esistono più. Non si commetta però l'errore marchiano di far coincidere questo con la 'caduta' del civico consesso, considerato come - non volendo alcuno andare a casa prima della scadenza del mandato - l'accordo per salvare il posto sia il più bipartisan esistente. Ma restano gli atti squisitamente politici e uno, originato proprio dall'affaire Revisori, è emblematico del clima che si respira nella squadra di Abramo.


Cartina di tornasole

Sul ricorso presentato da Amendola al Tar contro il Comune, di fatto finalizzato a far annullare il Consiglio in cui è stato nominato presidente Lacava, appunto a discapito della Petitto, la Giunta è chiamata a pronunciarsi lo scorso 31 marzo e, sebbene si sottolinei come Fi non abbia sposato il proposito amendoliano, accade che su otto (il sindaco più 7 assessori) presenti (mancano infatti unicamente Nuccia Carrozza e Alessio Sculco fra i membri dell'Esecutivo) votino sì per l'opposizione al ricorso: Sergio Abramo e i suoi 'fedelissimi' Gabriella Celestino, Franco Longo, Alessandra Lobello e Danilo Russo. Mentre Ivan Cardamone, al pari dei colleghi Lea Concolino e Mimmo Cavallaro, decida di astenersi. Comportamento, che vanta oggettivamente pochi precedenti.

 

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