Nei giorni scorsi a Palazzo dei Bruzi è andato in scena uno scambio epistolare che certifica come il Comune e il Cosenza Calcio siano ai ferri corti. Anzi, alle carte bollate. Dal Settore 11 è partita su sollecitazione del sindaco e della sua squadra di governo una lettera di diffida sulla rendicontazione dello stato finale dei lavori di ristrutturazione dello stadio San Vito-Gigi Marulla in particolare relativi alla riapertura della Tribuna B.

La risposta è stata affidata allo studio legale capitolino Antonio Caputo & Partners. Il documento firmato dagli avvocati Bernardo Giorgio Mattarella, Flavio Caputo e Antonio Iacovone è altrettanto giuridicamente duro, dà garanzia del termine dei lavori e rivendica un credito di un milione e 700mila euro da Palazzo dei Bruzi.

La diffida del Comune: sei giorni per chiudere la partita sulla Tribuna B

Nella nota indirizzata al Cosenza Calcio, il Comune di Cosenza torna al centro della vicenda amministrativa relativa ai lavori di manutenzione straordinaria eseguiti per la riammissione in esercizio della Tribuna B dello stadio San Vito-Marulla. L’atto richiama la determinazione dirigenziale n. 2252 del 30 novembre 2023, con cui erano stati autorizzati lavori a scomputo del canone per un importo complessivo di 268.470,43 euro, da distribuire secondo un cronoprogramma che prevedeva compensazioni per 90 mila euro nel 2023, altri 90 mila nel 2024 e il residuo entro il 2025.

Secondo il Settore Patrimonio, però, il calendario previsto non sarebbe stato rispettato. Per questo, già con una pec del 6 novembre 2025, era stato avviato il procedimento di ritiro della determinazione, contestando il ritardo nell’esecuzione delle opere e le ricadute sul mancato pieno godimento della Tribuna B da parte della collettività. Nella ricostruzione dell’ente, alla società era stata chiesta documentazione utile a dimostrare l’avanzamento dei lavori alla fine del 2024 e nell’ottobre 2025, oltre alle prove delle spese sostenute. La risposta del club, arrivata il 20 novembre 2025, avrebbe invece allegato tabelle riepilogative, fatture e preventivi, includendo anche lavorazioni ulteriori, alcune delle quali collegate a una Cila del 9 aprile 2025, ma senza fornire, secondo il Comune, una documentazione idonea a certificare lo stato di avanzamento richiesto.

Da qui la nuova diffida firmata dalla dirigente Antonella Rino, con cui il Comune intima al Cosenza Calcio di trasmettere entro sei giorni lo stato finale dei lavori, completo della documentazione tecnico-contabile, insieme alla comunicazione di fine lavori e al certificato di regolare esecuzione firmato dal direttore dei lavori, limitatamente agli interventi già autorizzati con la determinazione del 2023. L’amministrazione precisa inoltre che le opere eccedenti l’importo autorizzato e non preventivamente assentite non potranno essere riconosciute né compensate a scomputo, avvertendo che l’eventuale mancato riscontro sarà valutato come inadempimento degli obblighi convenzionali, con tutte le conseguenze di legge e contrattuali.

La replica del Cosenza Calcio: lavori necessari e richiesta di scomputo fino a 450 mila euro

Alla diffida del Comune ha fatto seguito la risposta del Cosenza Calcio, affidata ai legali dello studio Caputo, che ribalta l’impostazione dell’amministrazione e rivendica la correttezza dell’operato della società. Nella nota, il club ricorda che la convenzione sottoscritta il 10 agosto 2023 per l’affidamento in concessione dello stadio Marulla imponeva il pagamento di un canone annuo di 90 mila euro, ma attribuiva al Comune la competenza sulla manutenzione straordinaria, con possibilità di rimborso o compensazione per le spese anticipate dalla società fino a un tetto massimo di 450 mila euro nell’intera durata del rapporto.

Secondo la tesi difensiva del club, gli interventi si sarebbero resi necessari a causa delle condizioni dell’impianto e dell’inerzia dell’ente, così da costringere il concessionario a intervenire direttamente per garantire sicurezza, funzionalità dello stadio e regolare svolgimento delle attività sportive. In questa prospettiva, il Cosenza sostiene che il Comune abbia omesso non solo di autorizzare in tempo utile le ulteriori spese affrontate dalla società, ma anche di procedere formalmente allo scomputo dei canoni già maturati. L’unico riconoscimento sarebbe arrivato proprio con la determinazione n. 2252 del 2023, relativa ai lavori urgenti sulla Tribuna B.

La società richiama poi anche un successivo atto comunale, con cui l’amministrazione aveva acquisito al patrimonio le opere realizzate e riconosciuto, per il 2024, 122.032,01 euro al netto dell’Iva, pari al 50 per cento del quadro economico autorizzato, rinviando all’annualità successiva il riconoscimento del resto. Per il club, questo passaggio confermerebbe la legittimità delle opere già eseguite. Da qui la richiesta di soprassedere a qualsiasi valutazione di inadempimento e di adottare invece un provvedimento formale di scomputo del canone fino alla concorrenza di 450 mila euro, avviando anche il procedimento per autorizzare la spesa ulteriore relativa alle altre lavorazioni eseguite.

Nel passaggio più netto della replica, il Cosenza Calcio comunica inoltre di avere sospeso il pagamento delle rate del canone annuale, richiamando l’articolo 1460 del codice civile, e contesta l’interpretazione del Comune secondo cui la compensazione sarebbe rigidamente scandita su base annua. Per i legali della società, la convenzione prevederebbe invece una lettura alternativa: 90 mila euro annui oppure 450 mila complessivi sull’intera durata del rapporto. La società aggiunge infine di vantare nei confronti del Comune un credito che, «in linea di massima», viene quantificato in circa 1,7 milioni di euro, somma che sarebbe già in parte oggetto di contenzioso.