Il leader del Movimento 5 Stelle accusa l'esecutivo di privilegiare le spese per la difesa rispetto a salari, famiglie, scuola e sanità. «Si investe nel riarmo mentre crescono povertà e disagio sociale»
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Mentre il numero dei cittadini costretti a rivolgersi alla Caritas per ottenere un aiuto economico continua a crescere e il disagio sociale torna a diventare uno dei principali indicatori dello stato di salute del Paese, Giuseppe Conte sceglie di aprire un nuovo fronte di scontro con il Governo Meloni, accusando l’esecutivo di aver invertito l’ordine delle priorità nazionali e di aver messo in secondo piano famiglie, salari, scuola e sanità per inseguire la corsa al riarmo.
«Nei giorni in cui la Caritas annuncia il record di file di cittadini in difficoltà economica - scrive il leader del Movimento Cinque Stelle - al Governo il ministro Crosetto preme sulle spese militari folli firmate in sede Nato ed europea dalla sua premier. Il portafoglio dei cittadini può aspettare, gli stipendi pure. La corsa al riarmo no».
Parole che rappresentano il cuore della nuova offensiva politica dell’ex presidente del Consiglio e che puntano a costruire una netta contrapposizione tra l’Italia delle emergenze sociali e l’Italia delle grandi scelte strategiche e militari.
Secondo Conte, l’esecutivo sarebbe oggi in evidente difficoltà politica perché, dopo aver sottoscritto gli impegni internazionali sull’aumento delle spese per la difesa, si troverebbe costretto a fare i conti con un’opinione pubblica sempre più preoccupata per il costo della vita e per la progressiva riduzione del potere d’acquisto delle famiglie.
«Sono in difficoltà - afferma il presidente del M5S - perché hanno detto sì e programmato quelle spese, ma mancano pochi mesi alle elezioni e ora non possono parlare troppo di armi dopo quattro anni di zero riforme per famiglie e imprese».
L’affondo diventa ancora più duro quando Conte sposta l’attenzione sulla sanità e sulla scuola, due settori che il Movimento Cinque Stelle individua come i simboli delle mancate risposte del Governo. «I ministri tecnici hanno completamente gettato la spugna su scuola e sanità: per ospedali e scuole risorse insufficienti e tagli, riforme che naufragano, case e ospedali di comunità realizzati con il Pnrr vuoti e senza personale».
Un’accusa pesante, che richiama una delle questioni più delicate dell’intera attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza: il rischio che nuove strutture sanitarie e territoriali vengano realizzate senza che vi siano medici, infermieri e operatori in numero sufficiente per renderle realmente funzionanti.
Per l’ex premier, il problema non è soltanto economico ma anche politico e culturale. «È davvero incredibile vedere le emergenze dei cittadini dimenticate mentre si parla di riarmo e legge elettorale per conservare il potere. Hanno perso la bussola della realtà».
Da qui la proposta che il leader pentastellato rilancia come alternativa all’attuale linea del Governo: «Prendiamo i soldi da riarmo e tagli firmati in Europa col Patto di stabilità e mettiamoli sulle emergenze dei cittadini».
In queste parole si intravede la strategia politica che Conte intende perseguire nei prossimi mesi: riportare il confronto pubblico sui temi del welfare, dei salari, della sanità e del sostegno alle famiglie, tentando di intercettare quel disagio sociale che le file davanti alla Caritas e la crescente difficoltà di milioni di italiani rendono ogni giorno più evidente.
La vera sfida lanciata dal presidente del Movimento Cinque Stelle, in fondo, è tutta racchiusa in una domanda che accompagnerà il dibattito politico fino alle prossime elezioni: un Paese che vede aumentare le nuove povertà può permettersi di destinare sempre più risorse al riarmo, oppure la priorità deve tornare a essere il lavoro, la salute e la protezione sociale dei suoi cittadini?


