Dalle Europee vinte con Giusi Princi al 65,68% delle Comunali, fino alla candidatura di Fabio Roscioli alle suppletive: attorno al sindaco si è consolidata una rete politica e istituzionale che, sull’asse con Roberto Occhiuto, collega Reggio, Regione e Roma
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Le elezioni suppletive di Reggio Calabria entrano nel vivo e LaC News24 apre un viaggio tra i candidati che si contenderanno il seggio. Quattro profili, quattro storie politiche e quattro diverse proposte che racconteremo nei prossimi giorni, dando spazio a tutti i protagonisti della competizione. Cominciamo dal centrodestra e da una candidatura che, per peso politico e per gli equilibri che coinvolge, porta inevitabilmente con sé una partita più ampia: quella del sistema costruito negli anni attorno a Francesco Cannizzaro e del ruolo che Reggio Calabria ha assunto negli equilibri regionali e nazionali.
Prima era la “corazzata” del consenso, oggi potrebbe sempre più diventare un hub politico del centrodestra italiano.
Al centro c’è Francesco Cannizzaro, sindaco di Reggio Calabria e segretario regionale di Forza Italia, ma intorno a lui si è consolidata una filiera molto più larga, che parte dallo Stretto, attraversa Palazzo Campanella e la Regione guidata da Roberto Occhiuto e arriva direttamente a Roma. Le elezioni suppletive del 27 e 28 settembre, con la candidatura alla Camera di Fabio Roscioli, tesoriere nazionale di Forza Italia e uomo molto vicino alla famiglia Berlusconi, sono l’ultimo tassello di un percorso che non nasce oggi e che sarebbe riduttivo leggere soltanto attraverso indiscrezioni e presunti sondaggi. La questione è un’altra: a Reggio il centrodestra ha costruito negli anni una macchina politica, elettorale e istituzionale che ormai parla un linguaggio nazionale.
Lo avevamo raccontato su queste pagine il primo maggio scorso, quando definimmo quella costruita da Cannizzaro una “corazzata”: centinaia di candidati, una presenza capillare nei quartieri, partiti e liste civiche, amministratori, relazioni e consenso personale. Allora le urne dovevano ancora parlare. Lo fecero poche settimane dopo e furono piuttosto eloquenti: Cannizzaro venne eletto sindaco di Reggio Calabria con il 65,68% e 59.214 voti, mentre la coalizione conquistò 24 consiglieri comunali. Quella che prima del voto poteva sembrare una definizione giornalistica si trasformò, insomma, in un risultato elettorale difficilmente equivocabile.
Prima Reggio, ma la prova generale era arrivata con Princi
In realtà, un primo test della capacità di questa rete di trasformare organizzazione in consenso era arrivato già alle Europee del 2024. Giusi Princi, candidata fortemente sostenuta da Cannizzaro e Occhiuto, raccolse in Calabria 65.692 preferenze, risultando la candidata di Forza Italia più votata nella regione e superando anche Antonio Tajani; nella provincia di Reggio, dove gli azzurri raggiunsero il 26,04%, Princi superò quota 30mila preferenze, dopo averne raccolte oltre 11mila nella sola città. Numeri che già allora raccontavano qualcosa di più di una candidatura riuscita: raccontavano una rete capace di mobilitarsi e di trasferire consenso su un nome scelto e sostenuto dalla propria classe dirigente.
Non è secondario che proprio dopo quell’elezione Cannizzaro parlasse di una grande squadra composta da militanti, dirigenti, amministratori, sindaci e consiglieri regionali, indicando in Roberto Occhiuto uno dei protagonisti di quella costruzione. Perché è qui che il ragionamento esce dai confini di Reggio e assume una dimensione regionale: Cannizzaro e Occhiuto rappresentano oggi i due pilastri di una filiera di potere politico e istituzionale che ha il suo punto di maggiore forza proprio nell’area reggina, ma che attraverso Forza Italia dialoga direttamente con i vertici nazionali del centrodestra.
Dal consenso al governo della città
C’è poi un passaggio che non può essere ignorato. Cannizzaro non è più soltanto il politico che organizza campagne elettorali e raccoglie voti: da maggio è chiamato a misurarsi quotidianamente con l’amministrazione di una città complessa come Reggio Calabria e ha scelto di partire da alcune emergenze immediatamente percepibili dai cittadini.
L’operazione “Piazza Pulita”, avviata il 25 giugno con un intervento straordinario che ha coinvolto 30 mezzi dell’azienda incaricata della raccolta e oltre 15 mezzi della Polizia locale, è diventata il simbolo di questa prima fase amministrativa; sono seguiti l’inasprimento delle sanzioni contro l’abbandono dei rifiuti, i controlli e gli interventi sul decoro urbano. A cinquanta giorni dall’avvio del piano, il sindaco riferiva di circa 300 persone individuate e sanzionate per conferimenti illeciti. Non significa che i problemi di Reggio siano improvvisamente scomparsi, né sarebbe serio sostenerlo, ma significa che Cannizzaro ha scelto di legare alla forza politica mostrata nelle urne anche una capacità di risposta amministrativa, mettendo il proprio consenso alla prova dei problemi quotidiani della città.
L’asse Cannizzaro-Occhiuto e Palazzo Campanella
Poi c’è il livello regionale. Roberto Occhiuto guida la Regione ed è contemporaneamente vicesegretario nazionale di Forza Italia; alla presidenza del Consiglio regionale siede Salvatore Cirillo, che nel suo discorso d’insediamento ringraziò esplicitamente il partito, i suoi dirigenti e Cannizzaro per avere «fortemente voluto» la sua designazione. Un passaggio istituzionale che fotografa il peso raggiunto dalla classe dirigente azzurra negli equilibri regionali e che si aggiunge a una rete molto più vasta di consiglieri, amministratori e sindaci.
È proprio l’asse Cannizzaro-Occhiuto a dare alla vicenda una dimensione che supera la pur importante partita reggina. Uno governa la città e la Città metropolitana ed è il riferimento regionale di Forza Italia; l’altro governa la Calabria e siede ai vertici nazionali dello stesso partito. In mezzo c’è una classe dirigente che occupa posizioni rilevanti nelle istituzioni locali e regionali. E sopra tutto questo c’è il rapporto con Roma e con il centrodestra nazionale.
Roscioli, il tassello che porta direttamente a Roma
È in questo quadro che la candidatura di Fabio Roscioli acquista un significato diverso. Definirlo semplicemente il candidato del centrodestra alle suppletive sarebbe corretto, ma insufficiente. Roscioli è il tesoriere nazionale di Forza Italia, viene indicato come molto vicino alla famiglia Berlusconi e la sua candidatura è sostenuta unitariamente da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Noi Moderati e Udc. Cannizzaro ha spiegato pubblicamente che la scelta è stata fatta insieme a Occhiuto e condivisa dai leader nazionali Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini, Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa.
E sono state proprio le parole pronunciate durante la presentazione di Roscioli a Palazzo Campanella a chiarire meglio di qualsiasi interpretazione la portata dell’operazione. Occhiuto ha spiegato che l’obiettivo è rendere Reggio e la Calabria sempre più protagoniste della politica nazionale, insistendo sull’alleanza tra governo centrale, Regione e amministrazione reggina; Cannizzaro ha attribuito alla competizione un valore politico che guarda oltre i confini del collegio.
A quel punto il cerchio si chiude. Princi alle Europee, Cannizzaro alle Comunali, Occhiuto alla Regione, Cirillo alla guida del Consiglio regionale e adesso Roscioli alle suppletive non sono competizioni identiche e sarebbe sbagliato sovrapporle, ma raccontano una progressiva concentrazione di peso politico e istituzionale lungo la stessa direttrice. Ed è probabilmente questo l’elemento che rischia di essere oscurato dal rumore quotidiano della campagna elettorale.
Dalla “corazzata” all’hub
Due anni fa la prova della forza fu l’elezione europea di Giusi Princi. A maggio la “corazzata” è stata messa alla prova direttamente da Cannizzaro e il risultato è stato il 65,68%. Oggi quella macchina non deve più soltanto conquistare Palazzo San Giorgio: ha già il Comune, la Città metropolitana, un rapporto politico fortissimo con la Regione e un canale diretto con Roma. Adesso viene utilizzata per una competizione che lo stesso centrodestra ha deciso di caricare di significato nazionale.
Per questo Reggio Calabria non è soltanto il collegio nel quale il 27 e 28 settembre si dovrà scegliere chi occuperà il seggio alla Camera lasciato libero dallo stesso Cannizzaro. È diventata una vetrina e insieme un laboratorio. Il luogo nel quale il centrodestra calabrese prova a dimostrare che una struttura nata e cresciuta sul territorio può trasformarsi in un modello politico capace di pesare oltre lo Stretto.
La “corazzata” è servita per conquistare il consenso.
L’hub servirà a collegare consenso, amministrazione, Regione e potere decisionale nazionale.
E oggi, al centro di quell’incrocio, c’è Francesco Cannizzaro.
Un pontiere fra la Calabria e l’asse nazionale.

