Torna al centro del dibattito politico la vicenda della presunta incandidabilità del presidente del consiglio comunale di Diamante, Mariano Casella, già sollevata nei giorni scorsi dai gruppi d’opposizione. A rilanciare la questione è il consigliere comunale di minoranza Pino Pascale che, attraverso i nostri microfoni, continua a chiedere verifiche e l’intervento delle istituzioni.

Le origini della vicenda

Secondo quanto sostenuto da Pascale, il caso ruota attorno a un presunto conflitto di interessi legato a una controversia tra il Comune e una società riconducibile a un parente di Casella.

Ma per raccontare quello che sta succedendo oggi, è doveroso fare un passo indietro.

A Diamante negli ultimi anni viene realizzata una grande attività commerciale. Il muro che delimita l’area gestita dalla società riconducibile al parente di Casella viene ritenuto abusivo e l’allora amministrazione comunale, guidata da Ernesto Magorno, emette un’ordinanza di demolizione. La società, dal canto suo, impugna il provvedimento e si appella al Tar Calabria.

La nuova amministrazione

Nel frattempo, l’amministrazione cambia. Al municipio si insedia il nuovo sindaco Achille Ordine, mentre il nuovo presidente del consiglio è Mariano Casella. Quando gli avvocati del Comune devono affrontare la questione, ritengono che non giovi a nessuno arrivare allo scontro e, mentre si cerca una soluzione, chiedono di ritardare la sentenza. Il Tar accoglie l’istanza e fissa il verdetto al prossimo 5 giugno.

Secondo quanto riferisce Pascale, però, nei nove mesi di tempo concessi dal tribunale, durante l’avvio della conciliazione, non accade nulla di significativo. Non solo non si sarebbe trovata una soluzione, ma non sarebbe stata nemmeno annullata l’ordinanza di demolizione, in autotutela.

Il consiglio comunale

Pochi giorni fa, a ridosso del pronunciamento del Tar, viene convocato un consiglio comunale che, tra i punti all’ordine del giorno, riporta proprio la nota vicenda del muro, ritenuta un’opera abusiva.

Ma primo dell’inizio dei lavori, Casella si sarebbbe allontanato dall’aula, ha spiegato Pascale, e altri consiglieri hanno abbandonato il consiglio, quindi non si è raggiunto il numero legale.

Il consiglio è stato poi convocato in seconda istanza, e ciò implica un quorum costitutivo ridotto. Il 22 maggio scorso si concretizza l’accordo transattivo, l’atto che sostanzialmente elimina la controversia e che impone, dunque, una serie di adempimenti chiaramente a norma di legge. Mariano Casella è di nuovo assente e non prende parte ai lavori, sottolinea Pascale, il quale lo interpreta personalmente come un segnale chiaro e inequivocabile del presunto conflitto di interessi, una sorta di “ammissione” che renderebbe incompatibile il suo ruolo di presidente del consiglio. Di qui la decisione di sollevare il caso e invocare, nuovamente, l’aiuto delle istituzioni.

Cosa dice la proposta della transazione

Nella proposta di deliberazione relativa alla transazione viene richiamato il parere dei legali incaricati dal Comune, secondo i quali l'accordo consentirebbe di superare una situazione di stallo determinata dal contenzioso amministrativo e di perseguire obiettivi di interesse pubblico connessi allo sviluppo urbanistico dell'area.

L'accordo permetterebbe inoltre di acquisire aree ritenute necessarie per la realizzazione di una strada di urbanizzazione primaria prevista dagli strumenti di pianificazione comunale. Viene ancora precisato che la transazione non inciderebbe sui poteri del Comune in materia di vigilanza urbanistica e repressione di eventuali abusi edilizi.

L'opposizione contesta questa impostazione. Pascale sostiene infatti che, in presenza di un'ordinanza ancora efficace e di presunte irregolarità non sanate, la transazione non avrebbe dovuto essere sottoscritta.

La questione McDonald’s

Tra gli aspetti evidenziati da Pino Pascale vi è anche la mancata realizzazione di un’area McDonald's nell'area confinante a quella interessata dalla controversia. Secondo il consigliere d’opposizione, il progetto avrebbe rappresentato un'importante opportunità di sviluppo economico per il territorio, con una ricaduta occupazionale stimata in circa 52 posti di lavoro. A suo giudizio, le problematiche urbanistiche e amministrative sorte nell'area avrebbero finito per compromettere l'investimento, che pare ormai essere sfumato.

La spiegazione tecnica

«Un'ordinanza di demolizione per abuso edilizio non può essere sanata o negoziata tramite una transazione urbanistica in consiglio – spiega Pascale, snocciolando le questioni tecniche della vicenda -. Gli ordini di demolizione sono provvedimenti sanzionatori vincolati e l'illecito non può essere eluso o "barattato" con la cessione di aree al Comune. La repressione dell'abusivismo edilizio è un atto dovuto e strettamente vincolato. Non ammette accordi, transazioni o deroghe da parte del Consiglio Comunale.

La sanatoria di un abuso - continua - è possibile esclusivamente tramite l'accertamento di conformità. Ciò significa che l'opera deve essere conforme alle regole urbanistiche, sia al momento della sua realizzazione, sia al momento della richiesta di sanatoria.

Una variazione urbanistica "ad hoc" successiva all'abuso non sana l'illecito, poiché verrebbe a mancare il requisito fondamentale della pregressa conformità. La cessione di aree per sanare un abuso, inoltre, configurerebbe un illecito "vantaggio" per il soggetto che ha commesso l'abuso, invalidando l'atto traslativo per carenza di disinteresse. Manca il disinteresse del donante (che è il soggetto abusivo) che ne trae vantaggio, in violazione all'elemento della liberalità (disinteresse), essenziale perché la donazione o la cessione gratuita, possano considerarsi valide».

Nessuna risposta

Nel frattempo, Pascale, a nome di tutti i consiglieri di opposizione, riferisce di aver trasmesso la documentazione alla Procura della Repubblica di Paola e di aver interessato della questione anche la Prefettura, chiedendo verifiche sulla sussistenza delle condizioni di incompatibilità. Pascale afferma inoltre di aver già avuto interlocuzioni con gli organi competenti, ma, fino a questo momento, di non aver mai ottenuto risposta.

La stoccata di Liserre

In questo quadro di incertezza politica, si inserisce anche la provocazione dell’ex consigliere di maggioranza Francesco Liserre. Ma anche qui bisogna fare un passo indietro.

Liserre si candida nella lista “Nuova Era” di Achille Ordine e viene eletto, ma durante il primo consiglio comunale lascia la maggioranza e fonda un nuovo gruppo, “Alternativa Democratica”. Pochi mesi dopo, nell’aula consiliare si registra uno scontro di fuoco, proprio tra Liserre e il nuovo sindaco, da cui scaturiscono reciproche denunce e iniziative legali. Esattamente un anno fa, dopo mesi dura opposizione, sui social appare una foto che li ritrae insieme, sorridenti e abbracciati. Lo scatto annuncia il rientro di Liserre in maggioranza e l’attribuzione della delega alla Legalità. Ma qualcosa va storto, di nuovo, perché Liserre prima restituisce la delega, poi si dimette da consigliere comunale. «Impegni di lavoro inconciliabili con l’attività politica», dice a chi chiede spiegazioni, ma sotto sotto tutti mormorano che, stavolta, deve essere successo qualcosa di grave.

Due giorni fa sulla sua pagina di Liserre è apparso un post dal titolo “Non è più tempo di tacere”, che sembra proprio essere una stoccata all’amministrazione e al vecchio amico Achille Ordine.

Tra le righe infuocate, l’ex consigliere comunale scrive: «Tutto cambia per non cambiare nulla – scrive l’avvocato diamantese -. Anzi, si peggiora ciò che si doveva cambiare».

Per Liserre la “Nuova era” è già finita?