Giorgia Meloni e Matteo Salvini governano insieme, ma sembrano già impegnati in una campagna elettorale nella quale il primo avversario rischia di essere proprio l'alleato. La presidente del Consiglio deve difendere la compattezza della maggioranza e la credibilità internazionale dell'Italia, mentre il segretario della Lega, appena riconfermato alla guida del partito, cerca di riconquistare uno spazio politico che la concorrenza sovranista e gli equilibri interni al centrodestra hanno reso sempre più conteso. Una competizione che si consuma mentre prende corpo l'ipotesi delle elezioni anticipate nella primavera del 2027, con dimissioni della premier a marzo e urne tra maggio e giugno, secondo i retroscena pubblicati da Repubblica.

Il primo segnale è arrivato dal congresso straordinario della Lega, quando Salvini ha annunciato l'intenzione di fermare gli aiuti militari all'Ucraina, provocando, secondo le ricostruzioni giornalistiche, l'irritazione di Meloni. La premier avrebbe contattato personalmente il vicepremier, contestando una presa di posizione capace di esporre pubblicamente le divisioni dell'esecutivo. Salvini ha successivamente attenuato i toni, ma non la sostanza della propria linea politica. Una tregua momentanea, dunque, che lascia irrisolta una divergenza destinata a ripresentarsi.

Tajani smentisce Salvini, Forza Italia gli porta via Matone

A rendere ancora più evidente la competizione interna alla maggioranza è intervenuto Antonio Tajani, che ha confermato la preparazione di un nuovo pacchetto di aiuti militari per Kiev, ribadendo la volontà italiana di sostenere l'Ucraina. Una risposta pubblica che contrasta con la posizione del leader leghista e anticipa un confronto destinato a diventare concreto entro dicembre, quando scadrà l'attuale autorizzazione alle forniture militari e il governo dovrà decidere se rinnovarla per il 2027.

Ma la giornata ha riservato a Salvini anche un'altra notizia politicamente significativa. Simonetta Matone ha lasciato la Lega per aderire a Forza Italia, criticando quelle che ha definito derive sovraniste e posizioni estreme. Un passaggio parlamentare che assume un significato particolare proprio mentre i due vicepremier si contendono visibilità e consensi. Tajani, del resto, ha replicato anche all'ambizione dichiarata da Salvini di superare gli azzurri alle prossime elezioni, richiamando i risultati delle Europee. La concorrenza non è più soltanto una questione di sondaggi, ma attraversa ormai dichiarazioni, scelte politiche e appartenenze parlamentari.

L'autonomia come contropartita e l'incognita Vannacci

Dietro le tensioni sull'Ucraina si muove una partita altrettanto delicata. Salvini vuole arrivare alle urne con l'autonomia differenziata, la riforma identitaria che la Lega considera indispensabile per rivendicare risultati concreti davanti al proprio elettorato. Secondo Repubblica, Fratelli d'Italia avrebbe accelerato l'esame parlamentare delle intese con quattro regioni del Nord, con l'obiettivo di completare il percorso entro marzo. Una possibile convergenza di interessi: Meloni potrebbe ridurre le resistenze leghiste al voto anticipato, mentre Salvini otterrebbe un risultato da presentare in campagna elettorale.

A complicare gli equilibri interviene Roberto Vannacci, con Futuro Nazionale impegnato a contendere alla Lega una parte dell'elettorato sovranista. Una pressione che aiuta a comprendere la necessità politica di Salvini di distinguersi dagli alleati, anche su questioni internazionali sulle quali il governo ha finora mantenuto una linea comune.

Il Quirinale e la primavera delle elezioni anticipate

L'eventuale accelerazione elettorale, tuttavia, non dipenderebbe soltanto dalla volontà di Meloni. Secondo indiscrezioni attribuite da Repubblica ad ambienti parlamentari del centrodestra, l'election day a giugno, con l'accorpamento delle Politiche alle Comunali, potrebbe rappresentare una soluzione istituzionalmente più percorribile, anche per contenere i costi delle consultazioni. Non risulta però che Sergio Mattarella abbia posto ufficialmente una simile condizione, mentre la Costituzione affida al presidente della Repubblica la valutazione sull'eventuale scioglimento anticipato delle Camere.

Il paradosso politico è ormai evidente: Meloni ha bisogno di Salvini per governare, Salvini ha bisogno di distinguersi da Meloni per recuperare consensi, mentre Tajani cerca di rafforzare Forza Italia occupando lo spazio moderato del centrodestra. Tre esigenze diverse dentro una coalizione chiamata a governare un Paese alle prese con il costo della vita, le difficoltà delle imprese e una manovra economica ancora da definire.

Le elezioni anticipate restano un'ipotesi, ma la competizione politica è già visibile. E mentre gli alleati discutono di Ucraina, autonomia e candidature, si profila una domanda che accompagnerà i prossimi mesi: quanto potrà durare una maggioranza nella quale i protagonisti devono continuare a governare insieme mentre cercano di sottrarsi reciprocamente gli elettori?