Comune di Catanzaro

Giunta Fiorita ancora in altomare: puzzle difficile da comporre, ecco tutte le tensioni

Le caselle a disposizione non bastano per tutti e il sindaco è costretto a valutare tutti i rapporti di forza. Sulla presidenza del Consiglio comunale possibile patto di desistenza con Filippo Mancuso

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di Danilo Colacino
5 luglio 2022
12:51
Nicola Fiorita
Nicola Fiorita

Sono ormai sempre più alle viste altre tappe importanti per il nuovo Consiglio comunale di Catanzaro, che giovedì dovrebbe essere atteso dalla proclamazione degli eletti, ovvero esattamente una settimana dopo quella del sindaco Nicola Fiorita. Un primo cittadino che dal canto suo, malgrado l’impegno che ci sta mettendo, di problemi per trovare gli incastri giusti a comporre la squadra di governo (a cui si somma la compagine del cosiddetto sottogoverno) ne ha a bizzeffe. E non è tanto un problema di posti al sole da assegnare, che pure non abbondano rispetto alla mole di richieste, quanto ancora di più di pezzi del mosaico da sistemare nella maniera migliore per ottenere la figura utile a iniziare a governare. Senza contare che, non appena avrà allestito il team di collaboratori, si troverà di fronte alle grane relative alla presidenza del civico consesso e alle altre delle varie Commissioni. Organi, questi ultimi, che dopo quanto avvenuto in passato con tanto di approfondimenti giudiziari e clamore mediatico non potranno più essere gestiti all’acqua di… rose, senza insomma esercitare un ruolo incisivo. Grattacapi all’orizzonte, quindi, per Fiorita, per cui si iniziano ad assottigliare i già stretti margini di manovra.

Le risposte da dare al Pd

Le prime risposte importanti il sindaco le deve dare a un Pd stavolta capace di non farsi travolgere dal vortice delle chiacchiere e dei dissidi interni ma al contrario ben centrato, quantomeno nelle figure dirigenziali, sulla maniera più opportuna di procedere. Tanto è vero che ai massimi rappresentanti locali del partito lettiano nelle figure di Giusi Iemma e Fabio Celia (peraltro in grado di portare da soli oltre 1.600 voti alla causa fioritiana oltreché in primis alla loro personale, naturalmente) toccherà un assessorato e probabilmente anche e soprattutto la poltrona di vicesindaco abbinata. Ma non è finita qui, perché sempre ai Dem dovrebbe andare un altro assessorato. E qui si apre fatalmente il “balletto degli esterni” con Salvatore Passafaro che, pur senza parlare, reclama a gran voce il posto per aver immaginato (nella fase in cui ricopriva l’incarico di commissario cittadino Democrat) l’ipotesi per certi versi clamorosa - allora si era nientemeno a metà 2021 - del leader di Cambiavento alla guida del centrosinistra alle Amministrative quando tanti elementi portavano invece in direzioni assai diverse. Un ragionamento che potrebbe pure starci, se non ci fosse la complessità di una situazione in cui ad esempio una figura come Aldo Casalinuovo (al di là delle solite smentite di circostanza) si aspetterebbe una certa forma di gratitudine, essendosi fatto da parte nella corsa all’aspirante alfiere della coalizione (a differenza di Valerio Donato) favorendo così la corsa solitaria di Fiorita al vertice dello schieramento.


Le ambizioni dei “più piccoli”

Ci sono poi, e non vanno affatto dimenticate, le ambizioni dei “più piccoli”. Il riferimento è al pentastellato Francesco Mardente e al socialista Domenico Marino, i quali per la verità una grossa mano alla causa l’hanno data (pure al netto dei consensi, non strabilianti in termini numerici, portati in dote dalle urne in veste di candidati o uomini di partito). Ma resta, il loro, un lavoro prezioso e costante. Che ora, lo si ribadisce, dovrebbe trovare compiutezza. Come? La risposta è la più semplice del mondo: con un riconoscimento che equivale in uno spazio in Giunta. Niente di più, niente di meno.

Anche i fioritiani doc scalpitano

La stessa compiutezza, che vorrebbero avere socialisti e grillini rispetto al lavoro fatto con un premio, la bramano anche tanti pasdaran cambiaventiani: da Donatella Monteverdi a Daniela Palaia, passando per “l’alter ego fioritiano” Gianmichele Bosco e un fedelissimo della prima ora quale Nunzio Belcaro (peraltro unico dei non eletti all’interno del “cerchio magico” dello Zar Nicola). Ma c’è inoltre la questione relativa a Jasmine Cristallo (prima donna delle Sardine), la quale dopo essersi spesa a Roma nelle stanze che contano per l’amico Fiorita una collocazione nello staff del sindaco non la disdegna di sicuro, e la faccenda relativa invece a Pasquale Squillace. Il giovane ingegnere, un tempo vicino a un segretario del calibro di Pierluigi Bersani con cui interloquiva spesso in un periodo in cui il Pd aveva sembianze molto diverse dalle attuali, che ha sempre risposto presente, essendo stato l’ombra di Fiorita in  campagna elettorale. Riguardo a lui, la difficoltà è di assegnargli, ancora una volta per il complicato gioco di incastri, il ruolo chiave di capo di gabinetto.

Non solo Giunta: gli altri guai di Fiorita

Fin qui ci si è dilungati sull’argomento Giunta e… dintorni. Ma cosa succede invece dalle parti di Rinascita dove si ragiona, come premesso, sulla presidenza del Consiglio e delle Commissioni. La sensazione, ricorrendo a una frase a effetto, è della quiete prima della tempesta. Nessuno fiata. E tutto sembra calmo. Sembra, infatti. Perché, pur non filtrando notizie con persino le riunioni in programma che paiono essere state aggiornate, l’andazzo è ormai chiaro. Due partiti del centrodestra tradizionale sono intenzionati a fare opposizione dura. Senza sconti, insomma. Si tratta di Forza Italia e Fratelli d’Italia (in cui oltretutto l’eletta Wanda Ferro da parlamentare in carica potrebbe autonomamente decidere di dimettersi per cedere il posto in Aula Rossa ad Anna Chiara Verrengia, figlia del già più volte consigliere ed assessore comunale e provinciale Emilio). Diverso viceversa il ruolo della Lega con un maggiorente catanzarese quale Filippo Mancuso (anche presidente dell’assise di Palazzo Campanella) che sfoglia la margherita su un possibile “patto di desistenza” con il primo cittadino. In merito, però, va ribadito come tutto passi dall’intesa sull’elezione di un presidente dell’assemblea il più possibile gradito, che nella testa di Mancuso e Fiorita potrebbe anche essere un nome tenuto nascosto mentre soprattutto il primo fa intanto scaltramente scaldare i motori a qualche suo delfino, magari in realtà da sacrificare sull’altare di un accordo più ampio. Ecco perché Eugenio Riccio, pur avendoci fatto un pensierino all’incoronazione, conoscendo bene il sistema si è forse orientato su percorsi di tipo diverso sebbene sembrando il favorito, almeno attualmente, per riempire tale prestigiosa casella.

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