Il sindaco di Villa San Giovanni non usa mezzi termini e replica ai detrattori: «la trasparenza dell’azione amministrativa è nei fatti ed è negli atti».
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«È chiaro che una è la valutazione politica e una è la valutazione sul piano amministrativo. Sul piano amministrativo questa amministrazione gode di ottima salute, ha i numeri in Consiglio Comunale, perché ci sono dieci consiglieri di maggioranza, quindi c'è una maggioranza solida, già in prima convocazione nei Consigli comunali, c'è una maggioranza che peraltro per ammissione anche di chi non c'è più, cioè dei due consiglieri di Spazio democratico, amministrativamente ha lavorato assolutamente bene. Non c'è stata una sola recriminazione sul percorso amministrativo fatto fin qui e né sul programma, che peraltro dal 2022 ad oggi abbiamo spuntato quasi per l'80% degli impegni elettorali che avevamo assunto. È chiaro che la valutazione politica è molto più complessa, perché questa è un'esperienza civica, profondamente civica. L’abbiamo raccontato, dal 2022 in poi non ci sono tesserati di partito all'interno dell'amministrazione, come non c'erano tra i sedici candidati del 2022: è un'esperienza, noi diciamo, di civismo inclusivo, intendendo per civismo inclusivo perché non siamo esenti da scelte, le abbiamo fatte, noi alle regionali del discorso, insomma dell'ottobre 2025, ci siamo stati con una candidata dell'amministrazione comunale, nella persona della Presidente del Consiglio, scegliendo un campo che in quel momento appunto è stato il campo largo, in cui abbiamo riconosciuto valori e base programmatica. È chiaro che rispetto a quanto successo nell'ultimo periodo c'è stata una frattura di maggioranza che io, ma noi dieci, abbiamo tentato di ricucire fino alla fine, fino al passaggio dei due consiglieri nei banchi della minoranza. Così non è avvenuto, per quello che a me, fin dall'inizio, era sembrato un passaggio fisiologico nel metodo politico per quest'ultimo miglio di mandato. Noi votiamo nel 2027, capirete bene che, ovviamente, c'è la prospettiva delle alleanze per la candidatura del 2027. Non abbiamo condiviso il metodo, questo ha portato ad una scelta importante, cioè quello della revoca del vice sindaco, che è l'incarico fiduciario per eccellenza, che non è stata accettata».
È sempre diretta e schietta Giusy Caminiti, sindaco di Villa San Giovanni, quando parla della sua amministrazione, attraversata nelle ultime settimane da una crisi di maggioranza che pur vedendo la fuoriuscita di due importanti esponenti – il primo cittadino ha revocato l’incarico di vicesindaco ad Ada Pavone, nominando al suo posto Albino Rizzuto, prendendo atto della rinuncia di Pietro Idone a continuare a guidare la Commissione territorio – rimane «in salute». Caminiti, ospite della videorubrica “A tu per tu”, non rinuncia a dettagliare la questione, rispondendo anche alle critiche e alle considerazioni che da destra a sinistra hanno bersagliato la sua amministrazione.
Sindaco entriamo più nel dettaglio di questa crisi che è maturata con la revoca dell'incarico alla Pavone. Cosa è successo esattamente? Lo vuole spiegare in termini chiari per i cittadini?
«Si, ma è esattamente quello che ho detto già in Consiglio Comunale il 18 febbraio, ma che ha detto anche l'ex vice sindaco Pavone, che ha detto il consigliere Idone. C’è stata una scelta, c’è stata una frattura politica tra me e il vice sindaco, nella scelta del metodo che avrebbe dovuto, che io ritenevo, dover essere quello della condivisione ex ante e non ex post. Il mio vice sindaco con il consigliere Idone hanno diversamente ritenuto una condivisione politica successiva a determinati passaggi e questo ha portato a una frattura, a un diverso modo di vedere politicamente l'impegno che avevamo assunto, non nei confronti della città, perché su quello, questa è la cosa che voglio dire, quasi paradossale, di questa questione, cioè che sia noi “Città in movimento”, il gruppo di maggioranza, che “Spazio democratico”, il gruppo che ora è in minoranza, abbiamo ribadito sostanzialmente le stesse cose dal punto di vista programmatico, amministrativo, valoriale, però ci siamo divisi, cioè non abbiamo avuto la maturità, tutti evidentemente, la maturità politica di superare una fase che era di tipo metodologico. Però noi siamo partiti da un’esperienza assolutamente diversa dalle solite regole della politica e le abbiamo vissute in un certo modo e quando poi abbiamo cominciato ad applicare le regole della politica non siamo stati in grado di applicarle fino in fondo. Ma io sono molto serena perché io credo che quando si condivide un percorso e quando ci sono le premesse per continuare a condividerlo dal punto di vista del programma, nell'interesse esclusivo della città, questo percorso si può ottenere su fronti diversi. Ma poi, vedrete, daremo dimostrazione nei Consigli comunali, quando porteremo i temi veri della città, l'efficientamento energetico, l'ampliamento della competenza dell'Autorità di sistema dello Stretto per la realizzazione del porto a sud, allora a quel punto io sono certa che ci sarà un voto unito su questi temi».
Senta Sindaco, quando dice “abbiamo cominciato ad applicare le regole della politica”, si percepisce in quel “politica” anche un po' di “regole partitiche”, significa che il progetto che vuole portare avanti lei vuole rimanere essenzialmente civico?
«Si, quello che è nato civico, era già un progetto politico, non partitico, ma era e rimane un progetto politico, perché questo è politica, non è solo partito, è anche partito. A chi, soprattutto a me, non alla maggioranza, ma soprattutto a me, dice che ho voluto tenere fuori i partiti, rispondo che non è assolutamente vero, e lo sappiamo tutti a Villa San Giovanni. Si è creata una situazione, una contingenza tale, per cui abbiamo deciso di esprimerci con questo bel contenitore civico. E dal momento che la politica non è solo partiti, ma “anche” partiti, è chiaro che noi rivendichiamo il percorso civico anche in vista del 2027, ma è un civismo che sui temi, sui valori, sull'accordo programmatico, si apre a tutte le forze politiche con cui condividiamo gli stessi obiettivi. Del resto così è stato fatto per le regionali. Siamo stati noi ad inserirci in un mondo di cui condividevamo gli obiettivi. Adesso chiederemo la stessa cosa, che sia il mondo partitico che condivide i nostri obiettivi, a sedersi a discutere con questa amministrazione».
Sindaco sono diverse le accuse mosse da più parti alla sua esperienza amministrativa. A destra, in particolare, si parla di esperienza finita, di poca trasparenza e di difficoltà a reperire i documenti anche per un consigliere… cosa risponde al centrodestra che agita nuovamente e con forza il totem del ponte sullo stretto?
«Ovviamente loro hanno cominciato la campagna elettorale, perché era ovvio, l’avevamo messo in conto che sarebbe stato così davanti a un passaggio di due consiglieri in minoranza. L’hanno cominciata adesso e ovviamente ci sono tante espressioni che sono strumentali ad una campagna elettorale e come tali le prendo. Però, circa l'azione amministrativa e la trasparenza dell’azione amministrativa è nei fatti ed è negli atti, e dico quello che dico sempre in consiglio comunale: se un'amministrazione viene tacciata di illegittimità o di illegalità ci sono le sedi opportune per fare valere questi difetti e questi vizi. Dal punto di vista invece dell'attacco politico, questo centrodestra che ostenta unità non è diverso dal centrodestra che ha perso le elezioni nel 2022, dal centrodestra che ha perso - voglio dire, ha vinto ma di fatto ha perso - amministrativamente nel 2017. Allora dire che oggi non c'è una maggioranza è in qualche misura gettare fango su quello che è stato anche il centrodestra prima di noi perché quel centrodestra, e non l'ha dimenticato nessuno, è andato a casa nel 2016 per le dimissioni dei consiglieri comunali e, dopo un fatto giudiziario, la sospensione del sindaco. È il centrodestra che nell'ultimo quinquennio 2017-2022 ha visto tre consiglieri di maggioranza prima dichiararsi gruppo esterno di appoggio alla coalizione, poi passare nei banchi della minoranza, poi addirittura dimettersi in un momento che non era fisiologico come questo dell'amministrazione comunale, dove ad oggi perlomeno siamo tutti al nostro posto, non siamo stati raggiunti da avvisi di garanzia, non abbiamo sospensioni in atto e non abbiamo divieti di dimora o obblighi di dimora altrove. Quella era una fase patologica della politica e dell'amministrazione villese, dove c'è un sindaco sospeso per la terza volta, una facente funzioni in carica, dove c'erano consiglieri comunali eletti che in forza della Severino erano sospesi dall'incarico… cioè là c'è stato un momento in cui si è cambiato il regolamento del comune di Villa San Giovanni per portare il numero legale delle seconde convocazioni consigliari a 7 proprio perché non c'erano più nemmeno sostituzioni da fare in lista. Allora, onestamente io non voglio riaprire la questione, e non l'ho detto prima e non l'ho detto in consiglio comunale, perché la mia città è stata ferita dal 2016 al 2022, e non ha avuto rappresentatività politica e una classe dirigente dal punto di vista politico e amministrativo in grado di rappresentarla non di amministrarla, però, se vengo tirata dalla giacca e viene detto che non c'è amministrazione, che c'è una crisi di maggioranza, non posso tacere, perché ci sono 10 su 12 consiglieri, tanti quanti eravamo nel 2022, e ci sono i numeri. Per cui non credo che ci sia una crisi di maggioranza, credo quello che ho ammesso in consiglio comunale: che c'è stata una crisi politica all'interno della maggioranza».
Crede invece che l'abbiamo sottovalutata i suoi avversari nel 2022?
«Sì, e ce lo siamo detti più volte direttore che mi hanno sottovalutata e, adesso, io credo che ci sia la percezione che amministrativamente questa squadra ha funzionato dopo tantissime fatiche, dopo i primi due anni di dissesto, senza un centesimo di euro con 12 milioni e mezzo di debiti. Noi abbiamo costruito, abbiamo seminato, ora abbiamo opere pubbliche per più di 20 milioni di euro con cantiere aperti in città, abbiamo recuperato 14 milioni in non spesi sull'ambito delle politiche sociali dal 2014 al 2021, quindi in città c'è il senso, la percezione, di un'amministrazione che si può fare anche senza strumenti. È ovvio che ora il 2027 fa gola, perché adesso noi abbiamo riportato quasi tutto alla normalità, ed è chiaro che l'amministrazione del 2027 è un progetto che va portato avanti. La nostra è stata una strada tutta in salita, ma la gente lo sa, ecco perché io vorrei fare un confronto con tutti gli ex sindaci centrodestra che in questo momento sono mobilitati all'inizio della campagna elettorale che si affacciano nell'aula consigliare, gli ex amministratori, gli ex assessori: facciamo un confronto vero sui temi che interessano alla gente, perché questa è la politica. Noi abbiamo una visione diversa di politica che ha generato un tipo di amministrazione poi ci rimettiamo agli elettori».
Tornando alle critiche e alle polemiche, da sinistra il Pd ha parlato di “fine di una fase politica”, invitando, cito testualmente a “ricostruire su basi nuove l’assetto del centrosinistra a Villa San Giovanni, superando logiche personalistiche e definendo una scelta di campo inequivocabile”. In questo caso cosa risponde?
«Guardi ci sono stati temi, il Ponte è stato il primo, su cui l'amministrazione e il circolo del Pd si sono trovati profondamente divisi nella prima fase iniziale. Siamo stati rimproverati, rimbottati, di avere una posizione neutrale, quella che noi abbiamo sempre detto essere una posizione istituzionale. A noi è stato chiesto dal circolo del Pd di non sederci ai tavoli delle conferenze dei servizi e di votare la famosa mozione Pazzano che era stata presentata, poi non votata in consiglio comunale a Reggio. C'è stata un'impostazione diversa, quello era un “no” solo ideologico, noi abbiamo invece costruito con metodo scientifico un “no” al progetto e l'abbiamo manifestato apertamente nelle conferenze, con il ricorso al Tar, e con le prese di posizione pubbliche. Ecco, quello è stato un tema probabilmente il più divisivo tra noi e il Pd locale, dopo di che ci sono stati tanti piccoli temi che come ovvio il partito approccia con le dinamiche di un partito, un'amministrazione che non ha partiti di riferimento approccia in maniera smart, in maniera più veloce, che non vuol dire senza confronto con la base, perché noi abbiamo fatto oltre 20 assemblee cittadine, abbiamo chiamato commissioni e tutti avrebbero potuto e dovuto partecipare a quelle commissioni consigliari, però quella era una fase, dopodiché noi abbiamo posto le basi perché si costruisse un nuovo momento in città e ci siamo riusciti. È ovvio che quando il Pd parla ad un centrosinistra che si deve ricostituire non parla a Giusy Caminiti e non parla alla maggioranza consigliare, parla probabilmente a se stesso e agli altri partiti del centrosinistra, perché noi riteniamo di aver abbracciato dei valori e di voler condividere un programma amministrativo. Quando si dice poi, “con personalismi”… sono stata tacciata di autoritarismo, di leadership troppo forte, di voler chiedere obbedienza, ma no, non è assolutamente vero, noi abbiamo camminato su una strada che era quella del confronto con la gente, del confronto con le associazioni con i movimenti anche con i partiti quando glielo abbiamo chiesto e quando ce l'hanno chiesto, ma noi ci siamo confrontati anche con Fratelli d’Italia, cioè noi abbiamo trovato sinergie sullo spostamento del porto a sud. Insomma noi siamo pronti al confronto e ripartiamo dai temi su cui ci ha sfidato il Partito democratico a mezzo stampa, chiamando un tavolo che sia un tavolo tecnico programmatico e politico sui grandi temi: lo spostamento del porto a sud, l'autoporto di Castelluccio, l'area di parcheggio intermodale di via Mazzini. Questo è un percorso amministrativo avviato, noi però ci apriamo ad un'altra fase».
Ha dimenticato l’apertura dei cantieri del Ponte…
«L’ho sentito io come l'avete sentito voi il ministro che dice che nel 2026 si apriranno i cantieri del ponte. È la quinta volta che l’annuncia, e meno male che la mia comunità si fida di questa amministrazione comunale, perché voi capite che non è che dirlo a Reggio è come dirlo a Villa, dove ci sono 150 espropriandi. Qui ogni volta che si dice che si apre il cantiere del ponte ci sono 150 espropriandi che pensano all'esercito a casa loro, come all'epoca aveva detto il commissario regionale della Lega, ma c'è una città che pensa ad un cantiere impattante, devastante in questo momento, ad una città divisa in due. Fortunatamente è da novembre 2022 che diciamo qua non può venire nessuno a toccare niente se non c'è una delibera Cipess, e così è stato. Lo hanno dimostrato i fatti: dove siamo rispetto a dicembre rispetto alla Corte dei conti? Non siamo da nessuna parte o meglio c'è un dl che ci risulta essere stato approvato venti giorni fa, è uscito proprio dalla presidenza del Consiglio dei ministri il brogliaccio del giorno dove c'era il dl ponte approvato, allora io non so tra le tre versioni che ho ricevuto quale è stata licenziata, però una cosa la so, che un decreto legge viene approvato sui presupposti e la necessità dell'urgenza. Dopo 20 giorni non è uscito bollinato ancora dalla presidenza del consiglio, quindi già qualcuno ci dovrebbe spiegare dov'era questa necessità di urgenza».
L’intervista con Giusy Caminiti prosegue con una serie di considerazioni del sindaco sugli obiettivi da perseguire da qui al 2027, dei grandi eventi che hanno portato Villa San Giovanni al centro dell’attenzione anche mondiale, ma anche delle imminenti elezioni comunali di Reggio Calabria e delle primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra, e di Città Metropolitana, di rappresentanza e di una creatura che ancora deve dimostrare tutto il proprio potenziale. Buona visione.

