Non è solo reducismo. La riunione del due gennaio scorso al T Hotel di Lamezia Terme, ben organizzata da Franco Petramala, aveva un senso politico ben preciso. Anzi due. Il primo è che il campo largo o progressista non funziona, nel Paese ma soprattutto in Calabria. Il rapporto con i 5 Stelle e con un Giuseppe Conte che per conquistare spazi cerca ogni giorno di mettere in difficoltà il Pd, non rende l’alleanza attrattiva. In Calabria poi la situazione sembra particolarmente complessa. Già a poche settimana dalla partenza vera della legislatura si sono registrati due voti della minoranza per il presidente del consiglio scelto dal centrodestra; le dimissioni di Pasquale Tridico che oggi sembra quel parente che vive al Nord e ogni volta che scende lamenta le cose che non funzionano in Calabria; le furibonde polemiche dopo la nomina di Filomena Greco nella commissione regionale Sanità. Insomma il solito caos senza succo.

Per questo l’ex presidente Agazio Loiero, fra i promotori dell’incontro, dice che non si può andare avanti così. In particolare, come detto, non si può andare avanti con i 5 Stelle. Non è un caso se alla riunione hanno partecipato diverse anime (ex democristiani, ex comunisti, socialisti) ma nessuno del partito di Conte.

L’altro elemento venuto fuori è che così com’è il Pd in Calabria non esiste, non è un partito. Non organizza riunioni, non ha articolazioni attive sul territorio, è piuttosto un gruppo di comitati elettorali che si riuniscono ad ogni appuntamento con le urne. Nella sala, che alla fine si è rivelata piccola per la partecipazione, c’erano tantissime persone che pure ai dem si erano avvicinate, ma con il tempo si sono allontanate. Il caso più emblematico è lo stesso Loiero. L’ex presidente ha rivendicato di essere l’unico calabrese a far parte dei 45 fondatori del partito, eppure gli attuali dirigenti dem non lo hanno mai invitato ad alcuna riunione. Anche Sandro Principe ha rimarcato che i Socialisti avevano dato una grande apertura al Pd di Prodi, ma quello di adesso è difficile andargli dietro.

Insomma c’è tutto un mondo, di persone di grande esperienza ma non solo, che voterebbe volentieri il centrosinistra, ma non lo fa perché il Pd calabrese, con le sue dinamiche da condominio è respingente. Nessuno, fra i dem, si è mai preso la briga di chiamare a raccolta queste forze, anzi quasi il contrario. La logica è stata quasi quella del meno siamo, meglio stiamo in nome dell’autoconservazione. D’altronde basta guardare la timidezza, per usare un eufemismo, con cui si è condotta la campagna elettorale. Tridico è stato lasciato praticamente solo se non con qualche parente e qualche giovane collaboratore.

Il punto è cosa fare adesso. Il dato è che molto si muove fuori dal Pd. Basti pensare anche all’attivismo dell’altro ex presidente della giunta regionale, Mario Oliverio.

L’altra sera Sandro Principe ha lanciato la sua idea che prende spunto proprio dalle ultime regionali che hanno dato vita in Calabria a “Casa Riformista” un’alleanza che va dai centristi di ItaliaViva fino ai riformisti. Un progetto talmente convincente che Matteo Renzi subito l’ha fatto suo. Principe dice che bisogna insistere su questo progetto, magari ufficializzarlo anche da un notaio. Lo scopo è quello di fare da pungolo al Pd calabrese affinché cambi, nelle dinamiche e nella proposta politica. La suggestione, però, è caduta nel vuoto nel senso che Agazio Loiero nelle sue conclusioni alla fine non l’ha ripresa. Non è detto però che non lo facciano altri, in altre occasioni. Perché che nel centrosinistra ci sia un vuoto politico è sotto gli occhi di tutti.