La rinuncia ai privilegi concessi agli inquilini di Palazzo Campanella non risolverà i problemi della Calabria ma almeno mostra che c’è chi rifiuta di allinearsi a benefit che sono una stonatura in una terra che soffre
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Raffaele Mammoliti è una persona perbene. Lo è sempre stato: vibonese, già sindacalista della Cgil, consigliere regionale della Calabria fino a qualche settimana fa.
Conclusa la sua esperienza in consiglio regionale, ha compiuto una scelta tanto rara quanto potente: ha rinunciato al mini-vitalizio e alla buonuscita (lo ha fatto anche l’ex consigliere regionale del M5S Davide Tavernise, ndr), previsti dalle norme per gli ex consiglieri. Benefici economici che, pur molto lontani dagli esagerati vitalizi di una volta, risultano stonati in un contesto sociale ed economico durissimo per i cittadini comuni.
La Calabria è tra le regioni più povere d’Europa. Qui la povertà avanza mentre i giovani scappano. Lo spopolamento sta cancellando decine di piccoli comuni, nell’indifferenza delle istituzioni. Le pensioni da fame non aiutano gli anziani a sopravvivere e i giovani che restano faticano a trovare prospettive di lavoro.
In questo contesto sociale deprimente, la decisione di Mammoliti assume quasi la forma di un vero “Gran Rifiuto”: rifiutare ciò che gli spetta, non per vanità, ma perché, coerentemente con quanto ha sostenuto in Consiglio, non vuole beneficiare dei privilegi previsti dalla legge, mentre chi vive nel territorio sopporta sacrifici e ingiustizie. Lo aveva detto in consiglio e lo ha fatto realmente quando ha lasciato gli scranni della Regione.
La rinuncia di Mammoliti ai privilegi economici non risolve certo i problemi della Calabria. Eppure non è tanto un gesto simbolico: è la traduzione concreta di un principio a lui caro, che essere al servizio della collettività significa tenere conto di un contesto di gravissime difficoltà. Gli altri soffrono, e Mammoliti non ha voluto apparire ai loro occhi come un privilegiato. Non è assolutamente illegale accettare buonuscita e vitalizio, ma certamente per molti si tratta di privilegi inaccettabili.
In una terra con alto tasso di disoccupazione e servizi sanitari carenti, ogni privilegio appare insopportabile. La gente chiede sviluppo reale, buona sanità, infrastrutture e lavoro. Ma le istituzioni spesso non sono all’altezza, e così la classe degli eletti diventa una casta anche quando non lo è.
Il gesto di Mammoliti non è romanticismo naïf, né populismo di stampo grillino: si chiama etica politica. Significa dimostrare, con i fatti, che c’è un altro modo di fare politica: politica come servizio, come comprensione delle sofferenze dei cittadini, come condivisione del dolore.
Il suo gesto parla al cuore e alla mente di chi si è rifugiato nell’astensionismo e nell’antipolitica, lontano dalla politica degli eccessi.
La Calabria ha bisogno di scelte che guardino oltre i partiti, le consorterie e le rendite di posizione. Mammoliti ha tracciato un piccolo solco, ma significativo: un precedente che non lascia indifferenti.
Da persona onesta e perbene quale è sempre stato, Mammoliti ci ricorda che un’altra politica è possibile.



