Nella Capitale della Sila il candidato di centrodestra è convinto che Antonio Barile «non avrà i numeri per amministrare». Nella Città del Pollino invece prevale il fairplay del candidato di centrosinistra, che regala fiori al neo sindaco Teresa De Gaio e promette: «Pronto a collaborare con lealtà»
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Continuità amministrativa? Filiera istituzionale? No grazie. I cittadini di San Giovanni in Fiore hanno ricacciato «lo straniero», come il neo sindaco Antonio Barile aveva definito lo sfidante (e a questo punto sconfitto) Marco Ambrogio. Quest'ultimo non ci pensa proprio a riconoscere la sconfitta («Non finisce qui, abbiamo un anno di tempo per riorganizzarci, in vista delle nuove elezioni che sono sicuro ci saranno al massimo tra un anno)». Una sicumera, la sua, che scatena subito il popolo dei social e gli istinti più bassi.
L'aria mesta che si respira nella segreteria politica del consorte di Rosaria Succurro - che ora vede sfumare l'ambizione di un assessorato nella giunta regionale di cui si vocifera da tempo - («sono decisioni che spettano soltanto al presidente Occhiuto», rintuzza lesto Ambrogio) stride con l'entusiasmo incontenibile che deborda dall'abitazione di Antonio Barile, non appena il portone d'ingresso viene aperto per lasciare entrare la troupe televisiva di LaC, bramosa di un commento a caldo, prima ancora che finisca lo scrutino delle schede. Chissà se è la stessa casa oggetto dell'atto incendiario perpetrato ai tempi della prima esperienza da sindaco di San Giovanni in Fiore. Soltanto l’ultimo di una serie di intimidazioni, che il (rieletto) primo cittadino ricorda ancora con infinita angoscia: «Tagliarono le ruote e svitarono i bulloni dell'auto su cui viaggiavano mia moglie e mio figlio, che rischiarono di morire».
Il sindaco commercialista - che nel 2011 dichiarò il dissesto finanziario del Comune di San Giovanni in Fiore, dopo aver certificato un buco di undici milioni di euro - teme di rivedere un film già visto: «Sono un esperto di bilanci, e purtroppo penso che ci si stia incamminando di nuovo sulla stessa strada».
Davide e Golia. Le dieci liste di Marco Ambrogio e l'unica a sostegno dello sfidante Antonio Barile. Il candidato di centrodestra, grazie ai risultati del primo turno, sbandiera l'elezione di undici consiglieri («escludo che possano decidere di passare dall'altra parte») e individua nella ristretta cerchia di quelli riconducibili ad Antonio Barile la vulnerabilità del nuovo sindaco: «Con appena cinque rappresentanti in Consiglio comunale, è destinato a durare poco. Se non fosse stato per Mario Oliverio, il Pd e altri piccoli cespugli di centrosinistra, non sarebbe andato da nessuna parte».
E siccome (in qualche modo) devono essergli fischiate le orecchie, ecco a stretto giro di posta arrivare il commento al vetriolo dell'ex presidente della Regione Mario Oliverio: «Antonio Barile ha vinto perché ha saputo farsi interprete di un sentimento di liberazione profondo, diffuso e trasversale».
I girasoli dello sconfitto Bello al sindaco De Gaio: «Pronto a collaborare con lealtà»
Dalla Capitale della Sila alla Città del Pollino, dove la "Castrovillaria Straordinaria" della professoressa Anna De Gaio ha battuto lo schieramento di centrosinistra, che aveva affidato al giovane Ernesto Bello il compito di proseguire nel solco dell'azione amministrativa del sindaco uscente Domenico Lo Polito.
Quanto appaiono distanti e divergenti, nel pomeriggio in cui arrivano i responsi dei ballottaggi, San Giovanni in Fiore e Castrovillari. Alle accuse incrociate di Ambrogio e Barile - che viaggiano veloci come saette infuocate lungo le vie della cittadina silana - si contrappone il profumo dei girasoli, portati in dono dallo sconfitto Bello al neo sindaco De Gaio.
Un abbraccio lungo e commosso tra i due sfidanti suggella il doppio primato conseguito dalla professoressa, che di certo riempirà d'orgoglio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: primo sindaco donna di Fratelli d'Italia in Calabria, e primo sindaco di Fratelli d'Italia in un comune calabrese con popolazione superiore ai 15mila abitanti.
Se a San Giovanni in Fiore, Ambrogio pensa già a una nuova campagna elettorale, a Castrovillari Bello prende atto della sconfitta e promette: «Siederò in Consiglio comunale con lealtà e spirito di collaborazione».
Mandatoriccio, dopo il pareggio Cataldo Iozzi vince per sedici voti
Come si saprà, il turno di ballottaggio ha interessato anche il comune di Mandatoriccio dove, caso più unico che raro, al primo turno i candidati alla carica di sindaco avevano entrambi ottenuto 852 voti. Applicando alla lettera l'articolo 71 del Testo Unico sugli Enti Locali, la Prefettura di Cosenza ha così chiamato gli elettori alle urne una seconda volta. Se le preferenze fossero rimaste invariate, la vittoria sarebbe andata "a tavolino" al candidato più anziano.
Una scelta salomonica alla quale non c'è stato bisogno di ricorrere: il ballottaggio (infatti) ha registrato un “travaso” di 16 voti. Cosa avrà fatto tendere la bilancia a favore del candidato (più anziano) Cataldo Iozzi - eletto sindaco di Mandatoriccio con 913 voti a dispetto delle 897 preferenze ottenute dalla sfidante Teresa Villella - non siamo in grado di dirlo, e (forse) è destinato a rimanere nel chiuso delle case del piccolo borgo affacciato sullo jonio cosentino.

