Vitalizi Calabria, è di Tallini la “manina” che ha presentato la norma-scandalo poi approvata

È stato il presidente del Consiglio regionale a depositare la proposta nascosta in una legge minestrone e messa sul tavolo della conferenza dei capigruppo. È toccato poi a Giuseppe Graziano relazionare in aula con un laconico «si illustra da sé», per tagliare corto e passare al voto in 120 secondi

di Alessia Candito
2 giugno 2020
06:54
Domenico Tallini (foto Facebook)
Domenico Tallini (foto Facebook)

Sembra avere un proprietario la manina che ha elaborato la proposta di legge con cui è stato reintrodotto una sorta di vitalizio anche per i consiglieri che perdano lo scranno nel corso della legislatura. O almeno, c’è qualcuno che ha messo la firma sulla proposta scivolata sul tavolo della conferenza dei capigruppo, che all’unanimità l’ha approvata prima che arrivasse in aula.

Copyright Tallini

Stando alle firme, non si tratta di Giuseppe Graziano, nel corso della passata legislatura catapultato fuori dal Consiglio da un ricorso e nel corso dell’ultima seduta individuato come relatore della proposta di legge in aula e lasciato con il cerino in mano a balbettare «si illustra da sé». A firmare quella proposta di legge è stato Domenico Tallini. È lui – bollato come impresentabile dalla commissione parlamentare antimafia per un rinvio a giudizio, ma nonostante questo scelto come presidente del Consiglio regionale – che il 26 aprile deposita presso la sua segreteria la proposta di legge numero 5.

Scrivi manutenzione leggi minestrone (normativo)

Ufficialmente si tratta di «Interventi di manutenzione normativa sulle leggi regionali 19/2002, 14/2014, 9/2018, 13/2019, 32/1996, 43/2016, 24/2013 e 6/2019». Di fatto, una sorta di minestrone normativo che va dall’accorpamento di Mater Domini e Pugliese Ciaccio alla moratoria di tre mesi per gli affitti delle case popolari. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e nel caso specifico al punto 4. È lì che viene inserita la proposta di «rideterminazione della misura degli assegni vitalizi diretti, indiretti e di reversibilità e adeguamento al d.l. n. 174/2012».

«Necessario correggere una norma discriminante»


Traduzione dal burocratese, mettere mano ed eliminare le (poche) limitazioni esistenti alle (laute) indennità di fine mandato dei consiglieri. Nello specifico, al comma 4 dell’articolo 7 che nella formulazione originaria prevedeva esplicitamente che «non è ammesso alla contribuzione volontaria il consigliere regionale la cui elezione sia stata annullata». Secondo quanto si legge, una formulazione «discriminante» perché «trattasi sempre, infatti, di situazioni accomunate dall’aver comunque espletato il proprio ufficio quale Consigliere regionale, quantunque per un periodo di tempo più o meno ampio ma comunque effettivo».

La norma salva-pensione

Ed ecco che dopo l’ultimo maquillage legislativo - passato all’unanimità sia in conferenza dei capigruppo, sia in aula - il comma recita che «il consigliere regionale, anche nei casi di sostituzione temporanea di altro consigliere, può versare le quote di contribuzione per il tempo occorrente al completamento del quinquennio relativo alla legislatura». Dunque, in estrema sintesi anche se catapultati fuori dal Consiglio regionale, basta versare i contributi per incassare un obolo mensile a fine mandato.

L'iter della legge

Impacchetta nel minestrone degli «interventi di manutenzione normativa» la proposta è stata – non si sa bene quando – stralciata per proseguire un cammino in solitaria. Il pattuglione originario di assai eterogenee modifiche normative è arrivato in aula il 27 aprile ed è stato approvato a maggioranza. Ed anche lì spunta una cosa quanto meno curiosa.

Una carezzina per i titolari di sale slot 

Fra le norme per l’accorpamento delle strutture sanitarie di Catanzaro e la moratoria di tre mesi degli affitti per gli alloggi popolari, ecco che la maggioranza si ricorda di fare una coccola a sale slot e affini. Con la nuova legge, gli esercizi commerciali che ospitano “macchinette” avranno tempo fino ad aprile 2022 – dunque due anni in più rispetto a quanto originariamente previsto - per adeguarsi alle norme “antiludopatia” che prevedono distanze minime da scuole, ospedali, centri ricreativi per giovani, istituti di credito e altri luoghi considerati “sensibili”, orari limitati e precise prescrizioni riguardo la collocazione degli apparecchi. Evidentemente una priorità per la maggioranza, che vota in modo convinto tutto il pacchetto in blocco. Per la legge su quelli che la politica non vuole chiamare vitalizi invece, tocca aspettare il Consiglio successivo.

Le lacrime del giorno dopo e la convocazione del Consiglio riparatore

 Le modalità del blitz sono note, l’approvazione all’unanimità in 120 secondi scarsi pure, le successive bipartisan lacrime di coccodrillo anche. Solo Tallini, che ieri si è affrettato a convocare in fretta e furia un consiglio straordinario con l'abrogazione della norma come unico punto all'ordine del giorno, quando è scoppiato lo scandalo, inizialmente non si era accodato al coro di prefiche con il fuso orario. Anzi sembrava difendere la norma. «Non vedo dov’è lo scandalo - aveva detto a Gazzetta del Sud -a fronte di 38mila euro di contributi versati in una legislatura, si maturerebbe un’indennità di fine mandato, a 65 anni, da 600 euro netti al mese». Peccato che non abbia mai ammesso di essere stato lui a firmare la proposta di legge. 

Giornalista
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