Dal palco del Peperoncino Festival una serata di politica, provocazioni e annunci. Vannacci attacca la linea europea e rilancia la sfida al centrodestra: «Sono un patriota». Ed emerge il caso dei possibili nuovi cambi di casacca in Consiglio regionale
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A pochi giorni dalle elezioni suppletive di Reggio Calabria, la politica si ritrova a Diamante e, per una sera, piazza Mancini si trasforma in una sorta di arena a cielo aperto che offre su un piatto d’argento polemiche e frecciate che trapassano gli schermi.
L’evento, organizzato durante la serata inaugurale del Peperoncino Festival, è opera della sparigliatrice di Sapri Antonella Grippo, giornalista e analista politica, e del suo “InGrippo show”, il talk itinerante che porta la politica nelle piazze, in attesa di tornare sugli schermi di LaC Tv con lo storico format “Perfidia”.
Tutti insieme appassionatamente
La giornalista riunisce sullo stesso palco l’ex consigliere regionale Giuseppe Graziano, il leader nazionale di “Libertà e democrazia Giancarlo Affatato, il “dissidente” Domenico Giannetta, fresco di ingresso in Futuro Nazionale dopo vent’anni in Forza Italia, l’ex sindaco di Reggio Calabria e consigliere regionale Giuseppe Falcomatà, l’avvocato Francesco Bernardo, l’assessore regionale Giovanni Calabrese e l’analista politico di LaC News24, Massimo Clausi. Ma prima di aprire le danze, Grippo cala l’asso con il collegamento da remoto con il generale Roberto Vannacci.
Vannacci: «Mai avuto particolari simpatie per Putin»
L’uomo che sta dividendo la politica italiana come Mosè fece con le acque del Mar Rosso, in piazza Mancini di Diamante è una presenza virtuale che, sollecitato dalle incalzanti domande della giornalista, diventa rapidamente presenza politica ingombrante. Perché Vannacci non si limita a commentare la corsa elettorale di Reggio Calabria. Attacca la politica europea, contesta la linea sulle sanzioni alla Russia, sulle armi all’Ucraina e sul Green Deal e legge la crescita dell’area sovranista come il risultato di una politica che, a suo giudizio, non avrebbe saputo intercettare le esigenze reali della popolazione.
E sulla recente vittoria di Alternative für Deutschland, partito politico tedesco di estrema destra, dice che il risultato era scontato perché il sistema politico tedesco avrebbe ignorato per troppo tempo un consenso che invece sarebbe stato sotto gli occhi di tutti.
Poi il generale sposta il ragionamento sul terreno italiano. «Mai avuto simpatie specifiche per Putin», precisa, prima di rivendicare la sua posizione: «Io mi definisco un italiano, un filo-italiano, un patriota che vuole fare gli interessi dell’Italia e degli italiani».
La frattura nel centrodestra
Ma è quando il collegamento con Vannacci si salda alla partita elettorale calabrese che la serata cambia passo. Il protagonista, in questo frangente, è Domenico Giannetta. Consigliere regionale alla sua quarta legislatura, fino a poco tempo fa capogruppo azzurro a Palazzo Campanella, Giannetta ha scelto Futuro Nazionale, diventando il candidato del movimento di Vannacci alle suppletive di Reggio Calabria.
Una candidatura che ha trasformato la consultazione per il seggio lasciato libero da Francesco Cannizzaro in qualcosa di più di una sfida a quattro. A sfidarlo ci sono Fabio Roscioli, per il centrodestra, Frank Benedetto, per il centrosinistra, e Francesco Toscano per Democrazia Sovrana e Popolare.
«Non sono io il traditore», ha dichiarato Giannetta quando gli viene chiesto di rispondere alle accuse mosse dal presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Poi l'affondo: «Evidentemente – Occhiuto, ndr - non ha fatto bene i conti in casa propria, perché è stata proprio Forza Italia a tradire non solo Mimmo Giannetta, ma tutti i militanti di Forza Italia».
Il problema sarebbe nella trasformazione del partito calabrese, che a suo giudizio avrebbe progressivamente smesso di confrontarsi con la propria base. «Ho fatto una scelta da uomo libero», rivendica, «forte» e capace di «rompere il sistema».
«Dal giorno dopo, molti equilibri cambieranno»
Ma è la domanda sui possibili nuovi arrivi in Futuro Nazionale, questa volta avanzata da Massimo Clausi, a far scattare l’ennesimo allarme in casa Forza Italia.
Da giorni si mormora che ci siano almeno altri due consiglieri regionali pronti a seguire le sue orme. Giannetta non conferma, ma neppure smentisce. «In questo momento sono concentrato sulla campagna elettorale. Ma sono sicuro che dopo le suppletive molti equilibri cambieranno».
«C’è tantissimo mal di pancia»
Una delle ragione che avrebbe spinto Giannetta a lasciare Forza Italia sarebbe il mancato confronto sulle decisioni politiche: «Non si possono prendere delle decisioni importanti senza confrontarsi». Poi rivendica il lavoro svolto in vent'anni per Forza Italia, ricordando anche il suo ultimo ruolo di capogruppo: «Ho protetto i miei consiglieri, ho saputo mediare in alcune situazioni difficili».
In ultimo, affonda il colpo: «Posso garantire che c'è tantissimo mal di pancia e uscirà fuori nella prossima tornata elettorale». È l’ennesima stoccata a Occhiuto e a Cannizzaro.
Il confronto
La serata dell'InGrippo Show, però, non è soltanto Vannacci e Giannetta. Grippo usa la sua proverbiale dialettica per provocare e sfruculiare, per aggiungere fiamme sul fuoco già ardente. E così alle vannacciane dichiarazioni fa replicare direttamente Giorgio Mulè, giornalista, portavoce di Forza Italia e vicepresidente della Camera dei Deputati, che poco prima di congedarsi coglie l’invito a intonare “Sciolgo le trecce ai cavalli”. Perché nell’InGrippo show non c’è spazio per il noiosissimo politicamente corretto. Così, la stessa sorte tocca a Falcomatà, che subito dopo si cimenta con “Maledetta primavera”, grazie anche al pianista Giuseppe Cosentino.
Ma è l’assessore Calabrese a dare maggiore soddisfazione quando rivendica, con orgoglio, il suo dna missino e gli anni di lotta politica.
Don Paglia, Maraini e Abbate
Ma chi aveva pensato di aver già sentito abbastanza, a qual punto della serata, si è sbagliato di grosso. Perché Antonella Grippo ha tirato fuori dal cilindro altri tre interventi degni di nota. Uno dopo l’altro, si sono collegati con piazza Mancini don Vincenzo Paglia, Dacia Maraini e Fulvio Abbate. L’arcivescovo ha elogiato il presidente Roberto Occhiuto per aver fatto arrivare in Calabria i medici cubani, che, di fatto, hanno scongiurato la chiusura di numerosi ospedali. La scrittrice, poetessa e saggista Dacia Maraini ha preso posizione contro ogni forma di populismo, mentre lo scrittore, opinionista, intellettuale e inventore del termine “amichettismo”, Fulvio Abbate, ha fornito elementi inediti sulla spinosa vicenda Lavitola-Ranucci.
Ha concluso Chaty Cafissi, che ha portato in scena un monologo contro i luoghi comuni del politicamente corretto. Poi è calato simbolicamente il sipario, ma l’InGrippo show non si ferma e a fine mese ospitarà altrove il generale Roberto Vannacci di persona. Le scintille sono assicurate.


