L’azienda che gestisce i depositi costieri di carburante nega che ci siano accordi sulla delocalizzazione degli impianti come assicurato dal primo cittadino. La bufera travolge l’amministrazione e l’opposizione invoca le dimissioni
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A poco meno di due anni dalla sua elezione, questo è forse il momento più buio dell’amministrazione Romeo. La presa di posizione pubblica di Meridionale Petroli, che ha clamorosamente smentito la narrazione del sindaco di Vibo sulla delocalizzazione dei depositi di carburante a Vibo Marina, non ha semplicemente messo in grande imbarazzo il primo cittadino e la sua maggioranza: ha letteralmente minato la sua credibilità politica. Questo non vuol dire automaticamente che l’azienda che gestisce il 60% dei rifornimenti di carburante in Calabria e che punta al rinnovo della concessione per restare nel porto di Vibo altri 20 anni abbia ragione e Romeo torto. Non significa che Meridionale Petroli dica il vero e quello che afferma il sindaco sia falso. Perché non ci sono machete abbastanza affilati da riuscire a districarsi nella fitta giungla burocratica, dove basta un codicillo, una clausola incomprensibile, a cambiare le carte in tavola. Ma la politica, almeno in queste cose, è molto più veloce e immediata.
La ricostruzione e i passaggi amministrativi
La mazzata è stata forte e ancora rimbomba. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ecco una brevissima sintesi.
I depositi costieri di Meridionale Petroli, che da 60 anni e passa dominano Vibo Marina e impediscono che prenda una direzione decisa sulla strada dello sviluppo turistico, devono essere delocalizzati altrove. Su questo sono d’accordo tutti, maggioranza e opposizione, che hanno approvato all’unanimità un atto d’indirizzo in questo senso. Nei fatti, però, sino ad oggi non si è mossa foglia. L’amministrazione Romeo ha sin dall’inizio sostenuto la delocalizzazione ma con molti paletti. Innanzitutto, ha messo in chiaro Romeo, vanno messi in sicurezza i tanti posti di lavoro, dunque i serbatoi vanno “solo” delocalizzati, presumibilmente nell’area industriale di Porto Salvo a due passi, e la zona a ridosso delle spiagge va bonificata. Ma per spingere su questa soluzione non si è strappata le vesti.
Tant’è che ha partecipato forse con troppo distacco e superficialità alla conferenza dei servizi che doveva decidere sul rinnovo ventennale della concessione a Meridionale Petroli. Appuntamento al quale il Comune è arrivato senza aver prima modificato il Psc varato dalla precedente amministrazione di centrodestra, che prevede una destinazione industriale proprio nell’area che dovrebbe essere liberata. Per Romeo questo è un falso problema, perché la competenza sarebbe dell’Autorità portuale, ma questo è un altro discorso. Fatto sta che, nel principale strumento urbanistico del Comune, quei mega serbatoi stanno bene dove stanno, con buona pace della Direttiva Seveso che impone limiti stringenti sulle distanze di sicurezza di certi impianti ad alto rischio dalle attività civili. La conferenza dei servizi con Porto, Regione e ministeri è finita sostanzialmente con una promessa di rinnovo della concessione demaniale, alla quale pare che nessuno, neppure il Comune di Vibo, si sia opposto in maniera decisiva. Da qui l’accelerazione, con il sindaco che ha cercato di recuperare terreno fino a quando, appena 3 giorni fa, ha convocato la stampa per annunciare quella che ha definito una «vittoria storica»: l’Atto di sottomissione (si chiama proprio così) indirizzato dall’Autorità portuale alla società Meridionale Petroli affinché delocalizzi i depositi costieri entro quattro anni. «Siamo convinti che l’azienda vorrà farsi promotrice, insieme a noi, di uno sviluppo diverso di questa città», ha detto Romeo ai giornalisti, non abbandonando mai i toni trionfalistici. La maggioranza gli è andata dietro sottoscrivendo un documento con termini ugualmente altisonanti («È una svolta epocale»), mentre l’opposizione ha fatto l’opposizione e si messa di traverso («Non c’è alcun obbligo a delocalizzare, questa è una resa»).
La smentita dell’azienda
Infine, ieri sera, la drammatica (politicamente) presa di posizione di Meridionale Petroli, che ha smontato la narrazione “epocale”, affermando, in parole semplici, che non ci pensano proprio a togliere le tende alle condizioni attuali. L’azienda ha sottolineato che non ha assunto «né formalmente né informalmente alcun impegno», che «non risultano individuate aree idonee alla realizzazione di un eventuale nuovo deposito», che non c’è uno straccio di tempistica e di garanzia sul «rilascio delle autorizzazioni», senza parlare del fatto che «non è stata assicurata alcuna forma di sostegno pubblico».
A sentire l’azienda, al momento non c’è nulla che possa far immaginare tra 4 anni una diversa skyline di Vibo Marina. Ma è pure andata oltre, spingendosi ad affermare che «esigenze di visibilità e di consenso sembrano prevalere sull’esigenza di una rappresentazione rigorosa e aderente ai fatti».
La replica del sindaco
Insomma, Romeo non la starebbe raccontando giusta e Meridionale Petroli «non potrà più restare in silenzio di fronte a dichiarazioni non rispondenti al vero o comunque difformi dal quadro fattuale», riservandosi di tutelare «la propria reputazione, i propri lavoratori e il ruolo che da oltre cinquant’anni svolge al servizio della collettività». Non proprio il messaggio che ci si aspetterebbe da un’azienda con la quale il primo cittadino, sino ad oggi, si è sempre detto in sintonia.
Parole durissime a cui il sindaco ha replicato a stretto giro, sempre nella serata di ieri, con una nota che appare barocca già nelle premesse, dove precisa che intende «riportare il confronto sul piano della realtà documentale e della gerarchia degli interessi pubblici». Poi, a seguire, una serie di punti ingessati e rigorosamente numerati come si porta oggi:
«1. Il valore del limite temporale: l’istanza originaria della società prevedeva un rinnovo di 20 anni. Il fatto che l'Autorità di Sistema Portuale abbia concesso un orizzonte di soli 4 anni non è un dettaglio burocratico, ma una precisa scelta di pianificazione. Quattro anni è il tempo tecnico stimato per la transizione, non un rinnovo a lungo termine camuffato.
2. L'Atto di Sottomissione come vincolo: l'Atto di Sottomissione, previsto dal Codice della Navigazione, impegna il concessionario a sottostare alle condizioni poste dall'Ente concedente. Poiché l'AdSP ha recepito ufficialmente le istanze del Comune sulla delocalizzazione, tale atto diventa lo strumento giuridico che incardina il futuro trasferimento. Negare questo legame significa ignorare la volontà espressa da Ministero, Regione e Comune nel Protocollo d'Intesa.
3. La centralità del Protocollo d'Intesa: la delocalizzazione non è un 'auspicio', ma l'oggetto di un accordo di programma che vede coinvolti i massimi livelli istituzionali (MIT, Regione Calabria, ARSAI/Corap e Autorità di Sistema Portuale). La Meridionale Petroli è chiamata a sedere a questo tavolo per definire il come e il quando del trasferimento a Porto Salvo, non per rimettere in discussione il se.
4. Una visione non negoziabile: comprendiamo che l'azienda difenda i propri interessi legittimi, ma il compito del Sindaco e dell’Amministrazione è difendere l'interesse della comunità. La sicurezza dei cittadini (Seveso III) e lo sviluppo turistico-commerciale e dei servizi del Porto di Vibo Marina sono priorità non più soggette a rinvii.
L’Amministrazione – conclude Romeo – resta aperta al dialogo tecnico nel superiore interesse dei lavoratori e del territorio, ma ribadisce che il tempo delle concessioni senza scadenza è terminato. La realtà dei fatti è scritta negli atti che abbiamo faticosamente ottenuto. Da questa impostazione, non si recederà».
Lo scontro politico
Una reazione dal sapore burocratico, politicamente non all’altezza della voragine che si è aperta, mentre i partiti d’opposizione lo accusano di aver mentito al Consiglio comunale «come un volgare mistificatore» e chiedono le dimissioni in blocco dell’intera giunta.
La questione ormai non è più affrontabile declinando articoli di legge, illustrando il significato giuridico di un “atto di sottomissione” o limitandosi a proclamare la propria buona fede. Perché se ti chiamano bugiardo serve qualcosa di più. Molto di più.

