Verso le elezioni

Nell’Italia del 2022 il voto digitale per i fuorisede è ancora utopia. E l’astensionismo dilaga

Oltre 5 milioni di persone rischiano di non poter andare alle urne: il nostro è fra i pochi Paesi a non voler rinunciare alla personalità del voto

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di Matteo Occhiuto
19 settembre 2022
21:30

L’Italia si prepara alle Elezioni. Ma non tutta. Dei quasi 47milioni di elettori, oltre il 10% rischia di essere tagliato fuori e non per volontà propria. Nel nostro Paese, infatti, sono tantissime le persone che vivono distanti dalla propria residenza. Se rapportiamo tali cifre all’attitudine della Calabria all'emigrazione interna, vien fuori uno scenario semplicemente desolante, che si riflette nei galoppanti dati relativi all’astensionismo. Basti pensare che in concomitanza delle elezioni politiche del 2018 oltre il 40% degli studenti universitari calabresi studiava fuori regione.

In molti, negli anni, vedono in questo fenomeno una delle componenti del degrado politico e sociale dell’Italia, sintomo di una disaggregazione della collettività che fa da contraltare al menefreghismo della cittadinanza. Alle ultime amministrative la già scarsa affluenza è scesa sotto il 55%, definendo un crollo ancor più inaspettato di quello che si pensava. La verità è anche che in molti, pur volendo farlo, non possono votare e, francamente, a poco servono le promozioni sui trasporti messe in atto nelle giornate elettorali. Serve una nuova legge, attesa ormai da almeno tre legislature, che permetta di esprimere il proprio diritto di voto ai tanti che non possono tornare a casa per votare, così come accade in quasi tutto il continente. 


La situazione europea

A parte Italia, Malta e Cipro, tutti gli altri paesi europei hanno posto rimedio a questa situazione, istituendo strumenti alternativi per agevolare la partecipazione elettorale a studenti e lavoratori fuorisede, oltre che ad anziani e disabili. Si pensi ad Austria, Germania, Irlanda, Regno Unito, Spagna e Svizzera: qui si può votare via posta. In Belgio, Francia e Paesi Bassi è addirittura possibile delegare il proprio voto a un’altra persona. Ad oggi, nell’epoca digitale, l’unico paese a permettere di esprimere il proprio diritto di voto per via elettronica è l’Estonia.

Il collettivo Peppe Valarioti

Ad agitare le acque, in tal senso, sono stati proprio alcuni ragazzi della Calabria, che nel 2021 hanno fondato un movimento, il Collettivo Peppe Valarioti facendo riecheggiare con forza l’idea del voto per corrispondenza. «Abbiamo deciso di chiedere alle istituzioni il voto via posta - scrivevano alla vigilia delle Regionali del 2021 - Una soluzione adottata dagli americani proprio durante le ultime elezioni presidenziali, già rodata anche qui da noi per garantire il voto degli italiani residenti all’estero e sperimentata in alcune occasioni con gli studenti Erasmus. vogliamo che tutti possano partecipare: più siamo e più la qualità del dibattito dovrà necessariamente alzarsi, per tener conto delle diverse esigenze espresse».

Cinque proposte, zero risultati

Dal 2018 a oggi ben cinque sono state le proposte di legge atte ad adeguare l’Italia agli altri stati dell’UE. L’ultima idea in ordine di tempo era arrivata ad aprile dalla Commissione sull’astensionismo, istituita dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. La proposta prevedeva la creazione di una tessera elettorale digitale che permettesse di accogliere elettori ed elettrici in seggi diversi da quelli di residenza, per esempio all’interno degli uffici postali. 

Tutto, fino a oggi, si è sempre concluso nel nulla più totale. L'Italia si evolve, si digitalizza, arriva anche il 5G. Ma il voto digitale (o quantomeno una sua alternativa) resta utopia, con la permanenza dell’insoddisfacente status quo per lo sconforto di chi, semplicemente, vorrebbe esercitare un proprio diritto, ad oggi negato. E non si sa bene perchè. 

Giornalista
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