Non sono andate certo bene le ultime amministrative per il centrosinistra. Il segretario regionale del Pd, Nicola Irto, aveva detto che avrebbe aspettato l’esito dei ballottaggi prima di fare un’analisi del voto. Passate un po’ di settimane dal secondo turno abbiamo provato a fare con lui un bilancio sul voto.

Senatore, cosa è successo a queste amministrative al centrosinistra? Eravate 5 a 0 nei comuni capoluogo, ora siete 3 a 2 con Cosenza, Vibo e Catanzaro che hanno sindaci fragili. In particolare su Reggio Calabria non potete certo essere soddisfatti. Come avete fatto a perdere in maniera così ampia?

«C’è una sconfitta del centrosinistra, che mostra senza dubbio la necessità di un più forte radicamento nei territori da parte di ciascuna forza politica del nostro campo. Dobbiamo essere molto più coesi e presenti come coalizione. Ce l’hanno detto gli elettori e lo vediamo bene. Le elezioni amministrative, però, non sono mai sovrapponibili e rispondono a logiche e dinamiche strettamente territoriali. A Crotone ha rivinto Voce, che cinque anni fa era un candidato civico. A Reggio Calabria il tema è molto più articolato e va dai passaggi politici verso il centrodestra ben prima della campagna elettorale al giudizio amministrativo, a come siamo stati percepiti dai cittadini. Per questo ho già annunciato che va fatto un congresso straordinario aperto e di grande confronto con la città. Dobbiamo prendere atto del risultato di questa tornata e costruire, con maggiore compattezza, un’alternativa concreta. Occorre rimboccarsi le maniche e diventare, come centrosinistra, un punto di riferimento costante nei territori calabresi».

I Cinque Stelle non sono nemmeno riusciti a presentare una lista a Reggio e, in generale, sui territori sono impalpabili, come del resto Avs. Così è dura riconquistare la Regione…

«Lo ribadisco: abbiamo il dovere di costruire, tutti insieme, una prospettiva politica credibile e una speranza concreta per i cittadini. Questo significa lavorare giorno dopo giorno, mettendo in campo i nostri valori della libertà, dell’umanità e della solidarietà, aprendo una lunga stagione di ascolto e di dialogo nei territori e rafforzando la proposta politica. Vanno coinvolti il mondo delle professioni, del volontariato, i giovani e tutte le energie che animano le comunità locali. È una responsabilità che riguarda l’intero centrosinistra».

I più cattivi nei suoi confronti dicono che lei è interessato solo a conservare il seggio al Senato, tutto il resto può andare in malora. Cosa risponde?

«Guardi, il tema non è il mio seggio. Anzi, le dico una cosa molto chiara: sono contrario a una legge elettorale che produca posti sicuri per chiunque, me compreso. Penso che i cittadini debbano poter scegliere i propri rappresentanti e continuo a ritenere che il sistema delle preferenze sia la strada migliore per alimentare la partecipazione democratica. Troppo spesso si racconta soltanto ciò che fa rumore e si alimentano polemiche personali, mentre passa in secondo piano il lavoro politico quotidiano. A me interessa costruire un’alternativa credibile per la Calabria, scelta in questa terra e senza decisioni calate dall’alto. Non mi importa, invece, discutere del destino di una singola candidatura».

La federazione più grande della Calabria (Cosenza, dove si voterà fra un anno) sembra in preda a una crisi senza soluzione. Come se ne esce? Pensa a un commissariamento?

«Dopo una lunga stagione di commissariamenti, finalmente il Partito democratico dispone di gruppi dirigenti territoriali. Mi auguro che ci sia uno scatto in avanti nella capacità di guidare il partito e di costruire una presenza sempre più forte nei territori, mettendo da parte personalismi e dinamiche che non aiutano la crescita della nostra comunità politica, anche per evitare di portarci a scelte radicali».

Anche a Vibo c’è chi mina dall’interno la Federazione. Su questo cosa intende fare?

«Chiarezza anche in considerazione del fatto che finalmente governiamo la città di Vibo Valentia dopo 20 anni. Per questo mi aspetto da tutti uno sforzo di maturità politica».

Il centrosinistra alla Regione sembra inconcludente. Aveva annunciato una grande raccolta di firme contro la nomina dei sottosegretari, ma nessuno ha visto gazebo in giro. Non si è nemmeno capito se sta lavorando per un referendum abrogativo della riforma dello Statuto. Cosa state facendo?

«Io non credo che il centrosinistra in Regione sia inconcludente. C’è, anzi, un elemento politico importante: oggi l’opposizione appartiene interamente allo stesso campo e c’è un coordinamento continuo tra i diversi gruppi regionali. Si lavora di concerto e il gruppo del Partito democratico sta dando un contributo significativo nel guidare questa fase insieme alle altre opposizioni, sia attraverso la denuncia dell’operato della maggioranza sia con un’importante attività di proposta legislativa regionale. Naturalmente dobbiamo continuare a rafforzare la nostra iniziativa politica, ma il lavoro comune delle opposizioni è concreto, costante e visibile».