L’intervista

Pd Calabria, un segretario “gentleman” per domare un partito balcanizzato: Irto si presenta

Il leader democrat incoronato dall'Assemblea regionale punta a trovare una sintesi tra posizioni diverse. Bocciatura per il governo del centrodestra, sordo alle richieste dell'opposizione. E ai calabresi dice: «Basta assistenzialismo. Ci vuole una nuova visione»

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di Claudio Labate
22 gennaio 2022
20:35
Nicola Irto, Segretario regionale del Partito democratico
Nicola Irto, Segretario regionale del Partito democratico

Fresco di investitura da parte dell’Assemblea regionale del Partito democratico il neo segretario regionale Nicola Irto, continua a mantenere il suo consueto atteggiamento cauto. Non una parola di troppo – ora il ruolo che riveste richiede anche una maggiore diplomazia – se non quella ricorrente “ri-generare” che è il caposaldo della sua mozione che ha finito per essere unitaria dopo – neanche a dirlo – l’ennesima polemica interna al “vecchio” Partito democratico.

Il neo segretario - che si metterà in viaggio verso la capitale, dove parteciperà lunedì alla prima votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica in qualità di grande elettore calabrese - avrà un’agenda fittissima di impegni al suo ritorno in Calabria. Il «lavoro interno» al Partito, annunciato nel corso dell’Assemblea (che tra l’altro ha eletto Giusi Iemma presidente del Pd calabrese, e confermato Enzo Insardà tesoriere), lo terrà occupato oltremodo, nella convinzione che il ritorno alla normalità dopo tre anni di Commissariamento passa – come detto – «dal rispetto delle regole, che non sono state fino ad oggi nè condivise nè rispettate».


Aver messo mano sin da subito allo Statuto, datato 2008, è un primo passo, e per questo Irto invoca l’aiuto di tutti, provando a disegnare un Partito democratico plurale ma unito. Le sfide della sanità e del Pnrr, da vivere ed affrontare all’interno di Palazzo Campanella, non lo spaventano ma è chiaro che non sarà più lui a guidare il gruppo consiliare (rumors sempre più insistenti danno il ritorno in auge di Domenico Bevacqua), anche se, a quanto pare, dalla sua diplomazia passerà anche la futura tenuta dell’opposizione, a maggior ragione se si vuole immaginare, come lo stesso Irto ha sottolineato, un Pd in cui è finito il tempo delle decisioni imposte dall’alto, inaugurando quello della condivisione.

Segretario Irto, ha appena ricevuto la legittimazione del leader nazionale del Pd Enrico Letta. Quanta responsabilità sente, e quanto si sente carico?

«La responsabilità è tanta. Veniamo da anni di commissariamento del Partito. Una comunità, quella del Partito Democratico, che si vuole vedere tale, all’insegna di una condivisione di idee e di un progetto per la Calabria. In tal senso il carico è quello di riuscire a lavorare per cambiare, iniziando dal superamento delle imposizioni dall’alto».

Lei ha svolto molti ruoli, e di peso, istituzionali. In quali si sta meno comodi?

«Non è questione di comodità, ma ancora di responsabilità. Scegliere di fare politica, significa assumersi in prima persona il senso etico di rappresentare gli elettori, le istanze dei territori e rispondere alle aspettative di entrambi. In qualsiasi ruolo, non solo politico, né istituzionale, credo non debbano mancare mai le energie e gli stimoli per fare al meglio ciò per cui si è chiamati. Io ho scelto di fare politica e non la pratico né per “necessità”, né per lavoro. Per cui la mia è sempre stata una politica in mezzo ai cittadini e una politica “di palazzo”».

Oltre nove mila iscritti. Senza guardarsi indietro, e lasciandosi alle spalle le polemiche sui tesseramenti, il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?

«È decisamente mezzo pieno. Il numero dei tesseramenti è indice della voglia di partecipazione e di riappropriazione del partito da parte della collettività. Dei giovani soprattutto: la questione non è meramente anagrafica, anche se da un punto di vista generazionale serve uno scatto in avanti. Non per rinnegare il passato e la nostra storia, ma per riuscire a interpretare, anche con linfe nuove, la società complessa in cui viviamo. Una società che ha vissuto squilibri importanti e che ora necessità di azioni politiche decisive. Anche per questo, ho dato il via, sin da subito a una serie di proposte innovative all’interno del Partito, incominciando da una revisione dello Statuto, fermo al 2008».

Ri generare è la parola ricorrente nella mozione… ma in Calabria non c’è forse da rigenerare un bel po' di cose.

«Sì, ri-generare, significa, come ho scritto nella mozione, generare di nuovo, e dare quindi una nuova visione alle cose e alla realtà. La prima cosa che c’è da “rigenerare” è, quindi, l’idea che gli stessi calabresi hanno della Calabria. Legata alla cultura dell’assistenzialismo. Questa è una sfida che va combattuta con la trasparenza e il merito. È giunto il momento che la Calabria guardi e investa su ciò che possiede: università, start up, innovazione agroalimentare, imprenditoria giovanile. E moltissimi centri di eccellenza, anche sanitari. Oggi abbiamo la grande opportunità del PNRR che per noi significa investimenti, competenze e ricadute occupazionali. La sfida è sfruttarlo al massimo, snellendo la burocrazia e spezzando i circuiti criminali dal tessuto produttivo della nostra regione».

Quando ha rinunciato alla candidatura alla Presidenza della Regione ha fatto una denuncia forte. Come si sconfigge la cultura del “feudo” che ha dilaniato il Partito?
«Le cause che hanno portato alla rinuncia alla mia corsa alla presidenza delle Regione, sono note. Tuttavia, voglio ricordare che ho posto, in quella fase, grandi questioni che riguardavano il Pd e la Calabria. Questioni che in parte rimangono aperte ed altre su cui c’è un’oggettiva inversione di tendenza da parte del segretario Letta».

Segretario regionale e capogruppo a Palazzo Campanella. Ha sempre detto che concentrare più cariche su un unico soggetto non è la scelta giusta. A chi lascerà il testimone e perché?

«Non ci sono incompatibilità. Tuttavia, penso non sia opportuno tenere assieme i due ruoli. Le cose non bisogna solo dirle, ma farle. Per questo, nei prossimi giorni, convocherò il gruppo e la scelta non sarà individuale, ma sarà frutto di una discussione e di un dialogo tra i consiglieri regionali del PD».

Da Azienda Zero all’acquisto delle quote private di Sacal, il presidente della giunta Roberto Occhiuto ha dimostrato fin qui un tratto decisionista forse inaspettato. Come giudica la partenza del governo regionale? E quale sarà da ora in poi la linea del Pd?

«Il Centrodestra alla Regione, fino a questo momento, è stato un Governo assente sul piano del dialogo. Quando è stato incalzato dall’opposizione su grandi questioni e su emendamenti importanti non ha dato risposta. Il PD continuerà a chiedere un confronto su temi importanti, il Bilancio, le carenze di personale e delle strutture sanitarie o ancora sulla trasparenza delle donazioni alla Sanità, per citare una mia proposta di legge già depositata. La sfida resta quella sulle “cose da fare” per la Calabria, al di là degli slogan, rispetto alle quali ci sarà sempre un’attenzione molto alta dell’opposizione di centrosinistra».

È ormai chiaro che esistono due Opposizioni. Da “de Magistris presidente” arrivano puntuali critiche e nervi tesi nei vostri confronti, ma lo spiraglio per un dialogo rimane aperto, soprattutto dopo la sua elezione a segretario…

«Ci parleremo, il tema per noi è sempre il futuro e la visione della Calabria».

Il tempo che stiamo vivendo ha messo a nudo tutti i limiti del sistema sanitario calabrese, già provato dall’impalpabile opera dei vari commissariamenti. Quale strategia proporrete per uscire dall’eterna emergenza?

«E’ imprescindibile un ammodernamento delle strutture sanitarie e un piano di assunzione di risorse umane specializzate. A ciò aggiungo il potenziamento dei presìdi territoriali e dei poliambulatori, in modo tale da lasciare agli ospedali la gestione degli “acuti” e dare aria e ruolo alla sanità territoriale e di prossimità. E poi rendere questo settore economicamente sostenibile, con l’azzeramento del debito a carico del bilancio regionale, per innescare contemporaneamente i nuovi investimenti su strutture e servizi necessari al territorio.  E limitare, di conseguenza il fenomeno dell’emigrazione sanitaria».

A giorni si celebreranno i congressi provinciali e di circolo. Un po’ dovunque è scontro all’ultimo voto. È ancora possibile trovare una via unitaria come è stato per la sua candidatura.

«Il nuovo corso del PD in Calabria deve ripartire dal dialogo con la base, all’interno dei circoli. È da qui che devono maturare quelle sintesi tra posizioni diverse, che possono portare alla crescita e non ad occasioni di scontro all’interno del partito. Questo è il senso di quella rigenerazione che ho posto alla base anche della mia mozione. È chiaro che in vista dei congressi ci dovranno essere tutti i livelli del partito nel pieno delle funzioni, per fare il punto sui prossimi appuntamenti elettorali. Lavoreremo per un PD unito, ma che non perda la pluralità del pensiero».

 

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