Dopo il malore di Berlusconi Fi verso il 5%: i possibili scenari in Calabria

I nuovi sondaggi fanno tremare Forza Italia che spera nella ripresa dell'ex cavaliere nelle ultime settimane di campagna elettorale per le Europee. Il doppio effetto sulla candidatura alla Regione di Mario Occhiuto

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di Riccardo Tripepi
3 maggio 2019
13:53

Il recente malore che ha colpito Silvio Berlusconi potrebbe avere l’effetto del colpo di grazia sulle residue speranze di Forza Italia di poter resistere alle prossime elezioni europee. I sondaggi per nulla confortanti delle scorse settimane starebbero addirittura peggiorando. I numeri riservati diffusi all’interno di Forza Italia e rimbalzati a tutte le latitudini consegnano gli azzurri intorno all’8% (2 punti sotto il 10% fissato come soglia di sopravvivenza) ad una incollatura da Fratelli d’Italia risalita fino al 6%.

Le stime in proiezione, però, sarebbero ancora peggiori. Soprattutto se Berlusconi non dovesse essere in grado di affrontare la campagna elettorale con la consueta forza e dovendo ridurre le apparizioni pubbliche. Senza l’apporto del Cavaliere gli azzurri potrebbero sprofondare al 5%, come riportato anche da Libero.

Lo scenario è da rompete le righe insomma. Soprattutto se si immagina il numero di avvoltoi che stanno aspettando di avventarsi sulla disfatta: da Giovanni Toti in Liguria passando per i frondisti sicialiani e calabresi.

Il Cavaliere, del resto, non fa mistero di preoccuparsi soprattutto del risultato nelle Regioni meridionali, almeno da due punti di vista. Il primo è il risultato complessivo del partito, sul quale però ripone la fiducia di una possibile tenuta, seppure non ai livelli del passato. Il secondo è quello di vedere le proprie preferenze ridotte a vantaggio di altri candidati forzisti. Nella circoscrizione Isole è Giuseppe Milazzo, uomo di Gianfranco Miccichè, ad insidiare l’anziano leader azzurro, mentre nella Circoscrizione Sud il nome è quello di Aldo Patriciello. Nonostante lo stop imposto alla candidatura di Mara Carfagna per evitare il peggio, la vittoria del Cavaliere sarebbe tutt’altro che scontata.


Con un Berlusconi sotto nelle preferenze e il partito sotto il 10% a livello nazionale, dopo le europee il clima sarebbe quello del rompete le righe. Non a caso Giorgia Meloni, Raffaele Fitto e Giovanni Toti sono pronti a rifondare il centrodestra anche per provare ad arginare lo strapotere della Lega. Insieme ai tanti dissidenti interni che ancora non sono usciti allo scoperto, aspettando il risultato delle elezioni europee. E’ il caso, ad esempio di Paolo Romani, e in Calabria di tutti gli oppositori della gestione Occhiuto-Santelli che ancora aspettano al guado.

La partita delle europee, dunque, è per la sopravvivenza. Lo sa tutto lo staff di Berlusconi che ha programmata una serie di interviste spot da inviare nella prossima settimana, e fino a quando il leader sarà a mezzo servizio, nei luoghi più delicati della campagna elettorale. Proprio al Sud dunque, mentre il Nord-Est, forse dato per perso, non sarà coinvolto nell’iniziativa.

Ma una chiamata alle armi è arrivata anche dal presidente Antonio Tajani che ha invitato i colonnelli ai comizi a ricordare di mettere la croce anche sul nome di Silvio Berlusconi. Basterà? Saranno le urne a stabilirlo, anche se la sensazione è che pure in presenza di un nuovo miracolo berlusconiano, il centrodestra sarà da rifondare, con tutte le conseguenze del caso. Anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali regionali e comunali. Uno scenario che, una volta di più, fa sembrare fuori dal tempo la convention di Lamezia per la candidatura di Mario Occhiuto alle regionali. Appuntamento del quale si continua a discutere a livello nazionale, con gli uomini vicini a Antonio Tajani e Renato Schifani che in diverse occasioni hanno stigmatizzato un’iniziativa fuori giri perché organizzata quando invece doveva essere massimo l’impegno per le elezioni europee.

A fronte di questo scenario la candidatura di Mario Occhiuto per certi versi si indebolisce, mentre per altri si rafforza. Con Forza Italia su percentuali ridicole difficilmente il partito di Berlusconi, o di chi per lui, potrebbe avere la forza di imporre questa candidatura a Lega e Fdi. D'altro canto con un quartiere generale debole, con Berlusconi e Tajani indeboliti, la posizione di Jole Santelli e Roberto Occhiuto, magari con il placet di Carfagna e Gelmini, potrebbe tuttavia avere maggiori possibiiità di rimanere in piedi fino al momento delle trattative ufficiali e resistere alle cariche esterne. Non solo. Potrebbe aprire il varco ad una Forza Italia a trazione sudista di cui si sente più spesso parlare nei corridoi del Parlamento.

 

Riccardo Tripepi

Giornalista
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