Uno scontro sempre più acceso e vivo. La marcia di avvicinamento al referendum per la giustizia accelera e così anche gli incontri che portano avanti le ragioni del no e del sì: per quest’ultima parte, a Cosenza, ieri pomeriggio la biblioteca dell’ordine degli avvocati ha ospitato un tavolo di confronto al quale erano presenti anche tre esponenti della Lega, le deputate Loizzo e Matone e il sottosegretario Ostellari.

È stato proprio quest’ultimo, ai nostri microfoni, a spiegare a chi si rivolgono i fautori della riforma della giustizia: «In questo tour dobbiamo rivolgerci ai cittadini e alla magistratura che vuole cambiare. Questa è una riforma che rende la giustizia più credibile: dobbiamo spiegare i benefici senza entrare in polemica e lasciando perdere chi vuole fare politica e polemica». Una frase che, però, cozza con un centrodestra sempre più attivo sui social con post riferiti all’opposizione e relativi all’ormai prossimo referendum.

In particolar modo hanno fatto discutere le uscite dell’europarlamentare leghista Ceccardi, che invitava a votare per il sì dopo la scarcerazione degli attivisti di Torino fermati per gli scontri di inizio febbraio. Una cosa che, secondo Ostellari, non è però scollegata: «Ci sarà maggiore responsabilità per quel magistrato che sarà chiamato a decidere e giudicare: con l’Alta Corte di Giustizia si valuteranno anche gli errori. Quindi si sa che se a seguito di determinati errori si incorre in sanzioni – continua il sottosegretario – questo inciderà sulle decisioni del magistrato». È questo, secondo Ostellari, il collegamento fra le cose. 

Matone: «Lo scontro social? Le opposizioni ci hanno costretto a difenderci»

Più o meno dello stesso parere Simonetta Matone, deputata della Lega recentemente al centro di un fuorionda sul ministro Nordio che le ha causato non pochi grattacapi. In merito allo scontro social, l’esponente del Carroccio spiega: «Siamo stati costretti a rispondere agli attacchi. Io personalmente ho cercato sempre di non aggredire i miei avversari. Sono comunque convinta che vincerà il sì». Questo nonostante il suo audio, diffuso dal Fatto Quotidiano, sulla volontà da parte del centordestra di controllare la magistratura, abbia creato diversi grattacapi all’interno della maggioranza.

Convinta della vittoria del sì anche l’esponente cosentina del Carroccio, Simona Loizzo: «La sala è stracolma di persone e questo indica un interesse verso le ragioni del sì, comprese quelle dei ragazzi che oggi sono venuti a sfilare dall’università con le magliette per il sì (si tratta dei giovani della Lega, come indicato sulle stesse maglie, ndr). Quindi non è vero che la gente non è interessata, lo è molto e questo si tradurrà in una vittoria del sì».

Il sì da Cosenza passa dagli avvocati (ma non solo)

Ad aprire i lavori il presidente della Camera Penale di Cosenza, Roberto Le Pera: «Votare sì vuol dire votare per l’autonomia del giudice – spiega – perché non è possibile pensare che ad oggi nel CSM, dove si decide la vita professionale di un giudice, i componenti sono nominati dalle correnti che fanno parte dell’Associazione Nazionale Magistrati: e che autonomia può avere un giudice che, ad esempio, ha una richiesta di trasferimento presso il CSM, se sta emettendo sentenza nei confronti di una richiesta di un PM che fa parte di una corrente che deciderà del suo futuro?».

Il presidente degli ordini degli avvocati di Cosenza, Claudio De Luca, punta invece sul tecnicismo della riforma: «È un po’ la sua debolezza – afferma – perché noi ci stiamo impegnando il più possibile per informare in trasparenza e correttezza i cittadini, ma non è una cosa facile: non girano delle voci attorno alla legge che corrispondono al vero. Il cittadino – conclude De Luca – deve poter avere la possibilità di scelta più chiara. Spero che si rechi a votare il maggior numero di italiani, cosicché il risultato delle urne sia il più veritiero possibile».

Facciolla: «La giustizia attraversa un momento di crisi»

Al tavolo dei relatori anche l’ex pm di Castrovillari, Eugenio Facciolla: «Si tratta di un referendum molto tecnico. La giustizia sta attraversando un momento di crisi e bisogna invertire la rotta – spiega ai nostri microfoni – e mettere in atto ciò che aveva previsto il costituzionalista e partigiano Giuliano Vassalli, che nella riforma del codice di procedura penale prevedeva la separazione delle carriere». Secondo Facciolla, il sistema giudiziario ad oggi soffre di questa mancata separazione «ed è giusto che si inizi a parlare, dopo tanti anni, di questo tema».

Durante la conferenza, per quanto si sia detto di non portare lo scontro sul piano politico, non sono mancati gli attacchi da parte degli esponenti della Lega al centrosinistra, descritto come un unico grande fronte del no su tutte le proposte, compresa quella del ponte sullo Stretto.