Referendum sulla giustizia, anche in Calabria via alla raccolta firme della Lega: «Battaglia di democrazia e libertà»

VIDEO | L'iniziativa è stata lanciata a livello regionale dal sub commissario Calabretta insieme al leader del Carroccio Salvini. Dalla riforma del Cms ai limiti alla custodia cautelare, ecco i quesiti proposti

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di Redazione
2 luglio 2021
18:31

Arriva anche in Calabria la campagna "Chi sbaglia paga" promossa dalla Lega al fine di raccogliere le firme per i referendum sulla giustizia. «Rendersi protagonisti in prima persona di una profonda, necessaria ed attesa riforma della giustizia significa restituire credibilità ad un sistema che oggi non riesce a garantire, purtroppo, gli stessi diritti a tutti. Quanto spesso riportato sulle facciate e nelle aule dei tribunali non corrisponde nei fatti alla realtà. Quella che la Lega propone di combattere insieme è una battaglia di democrazia e libertà, trasversale e nell’interesse dei cittadini e soprattutto della stragrande maggioranza dei magistrati perbene e non politicizzati». Lo dichiara il sub commissario regionale e provinciale della Lega di Crotone, Cataldo Calabretta, invitando tutti a recarsi nelle piazze e nei municipi per partecipare all'iniziativa del Carroccio.

Una campagna che lo stesso Calabretta ha lanciato insieme al leader della Lega, Matteo Salvini. «Quando entro nei tribunali e leggo "La legge è uguale per tutti" mi rendo conto che in realtà non è così. Da qui, le nostre proposte: sono quesiti di buon senso e dalla Calabria aspettiamo tante firme», ha detto il numero uno del Carroccio. 


Nel Crotonese, in partocolare sono tre le postazioni: oggi a Crotonei, con un gazebo allestito in via Garibaldi; domani, a Crotone, sul lungomare; domenica a Cirò Marina, nella zona porto. Tutte e tre le postazioni saranno fruibili dalle ore 19.

«Processi veloci, riforma del Csm, responsabilità diretta dei magistrati, equa valutazione dei magistrati, separazione delle carriere, limiti agli abusi della custodia cautelare, abolizione del Decreto Severino. Sono, questi - si legge in una nota -, i quesiti che sarà possibile sostenere apponendo la propria firma e partecipando a quella rivoluzione pacifica che ambisce, dopo 30 anni, a mettere mano ad una riforma epocale».

Ecco i quesiti referendari proposti dalla Lega

«RIFORMA DEL CSM (CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA). Con il sì al referendum diciamo no al condizionamento della politica sulla giustizia. Chiunque potrà candidarsi per capacità e competenza e non in base all’appartenenza di questa o quella corrente.

RESPONSABILITÀ DIRETTA DEI MAGISTRATI. Con il sì al referendum si dice basta ai privilegi dei magistrati rispetto agli altri funzionari e a qualsiasi cittadino. Si introduce la possibilità di chiamare in causa direttamente il magistrato per scongiurare abusi, azioni dolose o gravi negligenze a tutela di ogni cittadino accusato ingiustamente o che finisce in carcere da innocente, ma che non può chiedere direttamente al magistrato di rispondere dei suoi errori.

EQUA VALUTAZIONE DEI MAGISTRATI. Con il sì al referendum diciamo basta alla sovrapposizione del ruolo di controllore e controllato, tutta interna al Csm, sulle valutazioni della professionalità e la competenza dei magistrati. Si chiede di estendere la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura nei Consigli giudiziari.

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE. Come accade in tutte le grandi democrazie, chiediamo che le carriere (funzione giudicante o requirente) vengano separate per garantire a tutti trasparenza nei ruoli.

LIMITI AGLI ABUSI DELLA CUSTODIA CAUTELARE. Chiediamo che siano sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere, prima della conclusione del processo, soltanto gli accusati di reati gravi. Basta alla detenzione di innocenti privati della propria libertà senza che abbiano commesso reati e senza aver subito una condanna definitiva.

ABOLIZIONE DEL DECRETO SEVERINO. Si chiede di mettere un freno all’automatismo e di restituire ai giudici la facoltà di decidere se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici di sindaci e amministratori locali condannati anche in via non definitiva».

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