Consiglio al capolinea

Regione Calabria, con Ferragosto finisce anche la legislatura: un anno e mezzo tra drammi, inchieste e… Spirlì

Dalla vittoria di Jole Santelli alla sua morte improvvisa. E poi le inchieste che hanno scosso Palazzo Campanella, il valzer dei nomi per il commissariamento alla Sanità e la reggenza del vicepresidente. Ecco cosa rimane di questa legislatura durata poco più di un anno e mezzo (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Claudio Labate
15 agosto 2021
09:01

Non è ancora chiaro se si farà - e se si vorrà fare - l’ultima seduta del Consiglio regionale, ma a questo punto è lecito chiedersi cosa resterà di questa XI legislatura durata poco più di un anno e mezzo, metà della quale con una assemblea in carica solo per gli affari urgenti e indifferibili. Purtroppo sappiamo che così non è stato, soprattutto negli ultimi mesi, quando la frenesia da elezione ha preso il sopravvento su una maggioranza, quella di centrodestra, che non ha certo brillato per la qualità dei provvedimenti adottati. Ma andiamo per ordine, riavvolgendo il nastro e ripercorrendo i primati, positivi e negativi, di questa legislatura.

Jole dei record, anche nella sfortuna

La legislatura inizia a fine gennaio 2020, con l’elezione della prima donna presidente della storia regionale calabrese. Quella donna è Jole Santelli che, dopo qualche diffidenza iniziale, è riuscita a conquistare tutti grazie alle sue doti di aggregatrice e di politica consumata. I calabresi la premieranno insieme alla corazzata del centrodestra: venticinque i punti percentuali - Santelli al 55,9% e Callipo al 30,14 – rifilati al candidato del centrosinistra.


La Santelli prova ad avviare una nuova stagione per la Calabria, sempre più presente sui media nazionali, soprattutto quando esplose la pandemia. Le battaglie dell’agguerrita presidente che cominciò col denunciare i tanti imboscati dipendenti della Regione non hanno però trovato un seguito a causa della nefasta morte della stessa. Jole Santelli se n’è andata a metà ottobre, per una serie di complicazioni forse legate anche alla sua malattia, che aveva deciso di non nascondere ai calabresi.

La sua morte improvvisa gettò nello sgomento non solo la famiglia e gli amici, ma anche i calabresi. Un dolore inaspettato e uno smarrimento collettivo si impadronirono di quei giorni. Alle esequie, la presenza del governo al cospetto del feretro – con il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Interni Luciana Lamorgese c’erano anche la presidente del Senato Elisabetta Casellati e il vice presidente della Camera Ettore Rosato in rappresentanza dell’assemblea – diede la dimensione del politico e del personaggio che era Jole Santelli, che se ne è andata così come era arrivata, accendendo i riflettori sulla sua Regione.

Le inchieste che hanno scosso il Palazzo

L’avvio della legislatura è stato dominato dagli sforzi dei partiti impegnati nell’eterna lotta all’antipolitica. Ma non si farà neanche in tempo a declinare il tema, o meglio ad insediare il Consiglio, che uno dei suoi componenti è stato arrestato. Le manette scattarono ai polsi di Domenico Creazzo, primo degli eletti in FdI. L’accusa per lui, nell’ambito dell’inchiesta Eyphemos, è pesantissima: secondo gli inquirenti, quando decise di candidarsi alle elezioni regionali accettò la promessa di un sostegno elettorale da parte delle cosche. Solo recentemente la misura degli arresti domiciliari gli è stata sostituita con l’obbligo di dimora. Di fatto non si è mai seduto a Palazzo Campanella.

Ma i guai giudiziari non finiscono qui. A poco più di un mese dalla morte di Jole Santelli - il 19 novembre - la Procura di Catanzaro ha mandato ai domiciliari niente meno che il presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini, già nella lista degli impresentabili della Commissione nazionale antimafia. L’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso. Tallini ha sempre respinto l’accusa, e quasi un mese dopo l’arresto verrà rimesso in libertà e si ripresenterà a Palazzo Campanella nelle vesti di consigliere.

Un’altra tegola si abbatte sulla maggioranza e sulla giunta poco dopo la metà di gennaio, quando a finire sotto la lente dei pm è l’assessore al Bilancio Franco Talarico, segretario regionale dell’Udc. L’ex presidente del Consiglio regionale degli anni di Giuseppe Scopelliti è stato posto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Basso profilo” della Procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. Nel calderone ci finirà anche il segretario nazionale Lorenzo Cesa che si è immediatamente dimesso dalla carica.

La storia recente, quella di un Consiglio che attende solo il rompere le righe, ci porta ai primi di agosto con l’arresto del consigliere regionale Nicola Paris - eletto alle scorse elezioni regionali con 6.358 preferenze nelle fila dello scudocrociato - con l'accusa di corruzione nell'ambito dell'inchiesta "Inter Nos" coordinata dalla Dda e dalla Procura ordinaria di Reggio Calabria. Posto ai domiciliari Paris si è dichiarato innocente ed estraneo ai fatti emersi dall'indagine della Guardia di finanza che ha fatto luce sulle infiltrazioni della 'ndrangheta negli appalti dell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.

Oltre a Nicola Paris, c'è un altro consigliere regionale indagato nell'inchiesta “Inter Nos” che ha fatto luce sugli appalti dell'Asp, affidamenti nel settore delle pulizie assegnati alle imprese ritenuto vicine alle cosche di Reggio Calabria, Melito Porto Salvo e Locri. Si tratta di Raffaele Sainato, ex vicesindaco di Locri, subentrato in Consiglio regionale dopo l'arresto del consigliere regionale Domenico Creazzo tra le fila di FdI, ma oggi passato a Forza Italia.

Scivoloni

È difficile insomma trovare più di un aspetto positivo in questa legislatura, atteso che al di là degli avvenimenti giudiziari, diverse sono state le bucce di banana che hanno fatto scivolare l’assemblea, a volte, nel ridicolo.

Come dimenticare il pasticcio dell’indennità di fine mandato. Una modifica alla legge esistente dei ‘vitalizi’ che ha indignato l’opinione pubblica che l’ha ritenuta quantomeno inopportuna. L’imbarazzo tra gli scranni di Palazzo Campanella si palesò quando ormai la bomba era scoppiata, e l’unica cosa che seppe fare la politica, tutta, fu quella di dare la “colpa” alla classica manina che avrebbe modificato il testo di quella modifica, all’insegna del più classico “a mia insaputa”.

Tra gli scivoloni si può annoverare la campagna istituzionale sui prodotti tipici calabresi con su impresso il logo della Lega, ad opera di Spirlì; ma anche il Piano sugli indirizzi strategici regionali per il negoziato sulla programmazione delle politiche europee di sviluppo 2021-2027, frutto di un ‘copia e incolla’ di documenti già approvati da altre Regioni (la Lombardia), derubricato dalla maggioranza alla stregua di un normale refuso.

Chi vuol essere commissario?

All’interno di questa legislatura un posto d’onore deve essere riservato alla Sanità e la questione del Commissariamento per settimane diventata una barzelletta. Grazie alla confusione di un Governo che non è riuscito ad azzeccarne una che sia una. Cotticelli, Zuccatelli, Strada, Gaudio sono soltanto gli elementi di un rebus che ha tenuto i calabresi col fiato sospeso per lungo tempo, e posto la Calabria come lo zimbello d’Europa. Alla fine il Consiglio dei Ministri sceglierà Guido Longo.

La reggenza Spirlì

Dopo la morte della presidente, come da Statuto a prendere il timone della Regione è stato il vice presidente Nino Spirlì. Da facente funzioni, il ruolo di Spirlì è cambiato nel tempo. Cattolico e devoto della Madonna del Carmelo, contrario alla lobby gay, l’ormai ex vice presidente con delega alla Cultura è entrato in punta di piedi alla Cittadella, a volte scusandosi coi calabresi perché in quella posizione ci si è trovato senza averla scelta. Col tempo, però è cresciuta la consapevolezza di dover traghettare la Calabria al voto e per di più nel dramma della pandemia. Insieme alla consapevolezza è cresciuta anche la voglia di continuare a fare politica da protagonista. Ed infatti il lancio della candidatura ufficiale del centrodestra è coinciso con il lancio del ticket Roberto Occhiuto (presidente) e Nino Spilì (vice).

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