Il generale annuncia sui social la fine dell’esperienza nel Carroccio, puntando su una nuova formazione. Zaia: «È innegabile che lo scranno al parlamento europeo senza di noi non l'avrebbe mai avuto»
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Sanremo, Presentazione del libro di Roberto Vannacci ‘Il coraggio vince’
«Inseguo un sogno, e vado lontano. Futuro nazionale. Il mio impegno, da sempre, è quello di cambiare l'Italia». Lo scrive sui suoi social Roberto Vannacci pubblicando il simbolo di Futuro Nazionale.
«Farla tornare – prosegue – un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci. Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori. Da oggi Futuro Nazionale è una realtà».
L'uscita dal gruppo dei Patrioti
Vannacci lascia anche il Gruppo dei Patrioti per l'Europa al Parlamento europeo, la formazione che ospita, oltre alla Lega, il Rassemblement National di Marine Le Pen. Lo fanno sapere dalla delegazione della Lega, evidenziando che l'addio al partito rende la sua permanenza incompatibile con la struttura politica del gruppo.
Il Gruppo dei Patrioti sottolinea che la Lega resta un partito partner a pieno titolo all'interno della famiglia politica dei Patrioti, a livello europeo, e che la cooperazione con la Lega prosegue invariata.
Secondo quanto riferiscono fonti interne al Gruppo, sarebbe stato il Bureau dei Patrioti per l'Europa a respingere la richiesta di Vannacci di restare nel gruppo. Il generale avrebbe infatti proposto di rimanere fra i sovranisti con la sua nuova sigla, “Futuro Nazionale”, ma la proposta non avrebbe trovato spazio nella leadership. Oltre ai leghisti, l'opposizione sarebbe arrivata anche dai lepenisti, si apprende.
La reazione di Matteo Salvini
Il leader leghista Matteo Salvini accoglie la notizia con delusione: «Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato. La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti. Gli abbiamo offerto l'opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee, io come tanti altri leghisti l'ho votato e fatto votare, lo abbiamo proposto come vicepresidente del gruppo dei Patrioti in Europa, lo abbiamo nominato vicesegretario del nostro partito», scrive in un lungo post sui social.
«Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. Da parte mia e di tanti, sempre massima disponibilità. Purtroppo, però, far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà. In questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni. Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa», prosegue il vicepremier.
«Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini. Dispiace umanamente prima ancora che politicamente, ma andiamo avanti tranquilli per la nostra strada. Se è vero che nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile, la Lega ci ha insegnato in questi anni, spesso sola contro tutti, che gli uomini passano, le idee restano. La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali. Liberi e forti. Senza paura».
Le reazioni nella Lega
Tiepide le reazioni degli altri esponenti della Lega all'ipotesi di addio del generale. «Non sono sorpreso, non c'è nulla sotto il sole. È la conferma, vista la 'lunga' carriera che ha avuto in Lega, meno di un anno, che ha preso atto di essere un corpo estraneo», commenta Luca Zaia. «Probabilmente – aggiunge – aveva un altro progetto, non ha trovato il giusto substrato per farlo crescere, e oggi decide di camminare sulle sue gambe. Vedremo quale sarà il potenziale di questa sua marcia che farà in solitaria».
Sull'eventualità che Vannacci debba dimettersi da europarlamentare dopo aver lasciato la Lega, Zaia osserva che «è innegabile che quel seggio senza la Lega non l'avrebbe mai avuto».
«Direi – ha osservato – che il segretario è stato fin troppo inclusivo e comprensivo, dopodiché non conosco le dinamiche di questa sua dipartita, non so come sia nata. Però è pur vero che è un film di cui sapevamo quale sarebbe stata la fine. Vorrei sottolineare che questa grande militanza in Lega è durata meno di un anno, e che se Vannacci è quello di oggi può ringraziare solo il mio partito, che ha investito su di lui alle europee l'anno scorso e gli ha permesso di avere un seggio».
«Il nostro movimento – ha quindi commentato – è un movimento molto identitario, e l'identità non prescinde dal fatto che bisogna condividere fino in fondo le idee. Evidentemente fin dal primo istante abbiamo capito che le idee erano altre».
Sulla possibilità che ci siano altre dimissioni, per Zaia «saranno di chi non ha le idee ben solide e non condivide fino in fondo l'identità. Potrà anche accadere, però noi andiamo avanti per la nostra strada, come già è capitato. Ho visto situazioni migliori e ne ho vissute di peggiori in Lega, per cui di certo non stiamo qui a stracciarci le vesti perché Vannacci se ne va via, ne prendiamo atto e noi andiamo avanti per la nostra strada».
«Nulla salus extra ecclesiam», non c'è salvezza fuori dalla Chiesa, è la citazione latina con cui il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, commenta la notizia. «Io mi occupo di amministrazione, del Veneto in particolare – spiega Stefani, vicesegretario leghista come Vannacci – a chi mi chiede se dovrebbe dimettersi rispondo che credo che chi ricopre una carica grazie a un partito dovrebbe ricordarsi di quel movimento, e credo che comunque ognuno di noi prima o poi risponda delle proprie azioni davanti ai cittadini».
Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, afferma di avere appreso la notizia «con il sorriso» e il senatore leghista Claudio Borghi sottolinea: «Con Roberto aggiungiamo pure questa delusione personale alle non poche che ho avuto nella mia vita professionale e politica. Pazienza. Si apprezzano ancora di più quelli che ci sono sempre stati (e sempre ci saranno). Ogni giorno sempre #combattere».
«Forse non è proprio un grande esempio mi verrebbe da dire... La militanza è sempre stata al primo posto nella Lega», afferma Armando Siri, secondo il quale Vannacci non ruberà voti al partito: «Mi auguro di no... gli elettori sono interessati a quello che diciamo». E alla domanda se la Lega non si senta usata dal generale rileva: «effettivamente, verso i militanti... Non è proprio un grande esempio».
Le reazioni esterne
La Lega posta la foto di Gianfranco Fini post Pdl, «la storia si ripete».
«La storia si ripete» insieme alla foto di Gianfranco Fini che dopo l'addio al Popolo delle libertà, lanciò il partito «Futuro e Libertà». È il post apparso sul profilo social della Lega che implicitamente commenta la fuoriuscita di Roberto Vannacci dal partito.
«L'associazione Movimento Il Mondo al Contrario (MAC) esprime il proprio sostegno alla decisione del Generale Roberto Vannacci di lasciare la Lega e avviare un nuovo soggetto politico». È quanto si legge in una nota dell'associazione.
«È una scelta chiara e coraggiosa, che apre una fase politica nuova», dichiara il presidente Guido Giacometti. «Il MAC è pronto a seguire il Generale Vannacci e a contribuire attivamente alla costruzione del nuovo progetto politico, mettendo a disposizione radicamento territoriale, organizzazione e militanza. Affronteremo questa fase con disciplina, unità e determinazione», conclude Giacometti a nome di tutto il direttivo nazionale.
«Come ribadito in più occasioni, e nonostante alcune ricostruzioni mediatiche continuino a suggerire il contrario, CasaPound non è interessata alle dinamiche interne del centrodestra e non farà parte del nuovo partito Futuro Nazionale». È quanto si legge in una nota del movimento.
«A partire dal mese di settembre siamo impegnati, insieme ad altri movimenti politici e realtà associative, nel sostegno a una proposta di legge sulla remigrazione, promossa attraverso un apposito comitato di cui facciamo parte. In pochi giorni tale iniziativa ha raccolto circa centomila sottoscrizioni: un risultato di straordinaria rilevanza», prosegue CasaPound.
«Auspichiamo venga presto finalmente affrontata con la dovuta serietà dall'esecutivo. Riteniamo che la proposta di legge sulla remigrazione debba entrare nel dibattito politico come tema reale, allo stesso modo del referendum sulla magistratura sulla quale ci siamo già espressi dando indicazione di voto ovviamente favorevole», sottolinea. «Non esiste pertanto alcun accordo, né è prevista alcuna nostra partecipazione a percorsi politici differenti da quello tracciato insieme agli altri movimenti fondatori del comitato. Un percorso che sta incontrando un consenso ampio e crescente all'interno di una parte significativa di italiani. Dare rappresentanza a questa istanza, attraverso una visione che intende ribaltare il concetto stesso di politica, restituendole una dimensione autenticamente popolare e radicata dal basso, costituisce il nostro unico obiettivo».
«Chiunque scelga realmente di muoversi in questa direzione, perseguendo con coerenza il fine di risollevare la Nazione, troverà aperte le porte di una strada già chiaramente delineata e del tutto estranea a dinamiche che vedono protagonisti altri soggetti».
La replica di Vannacci al Corriere
«L'articolo di Verderami sul Corriere della Sera mi vorrebbe coinvolto in presunti incontri e 'accordi segreti' con Renzi per 'azzoppare' la Meloni. È una storia completamente falsa e infondata: mai incontrato Renzi in alcun circolo romano per nessun tipo di accordo».
Lo scrive sul suo profilo Facebook Roberto Vannacci, che annuncia di aver «dato mandato al mio avvocato di tutelare la mia persona nei confronti del giornale. L'istanza di mediazione è stata già depositata presso il competente organismo di mediazione territoriale. Non mi fermo. Non mi spavento. Vado avanti».
«Quello che mi colpisce – prosegue l'eurodeputato facendo riferimento ad un articolo apparso sabato scorso sul Corsera – non è solo la falsità di questa ricostruzione, ma il modo in cui viene costruita: senza verifica alcuna, senza un minimo di riscontro, senza prove, senza testimoni. Questo non è giornalismo ma un attacco politico. È un tentativo di gettare discredito sulla mia attività politica e di minare il rapporto con il mio elettorato, usando la carta stampata come strumento di attacco. Queste operazioni falliscono sempre. Il popolo sa leggere tra le righe e distingue i retroscena credibili dalle invenzioni».



