La riflessione

Sanità Calabria, Bruni: «Dopo otto mesi ancora nessuno sa come Occhiuto voglia gestire l’emergenza»

VIDEO | La leader dell’opposizione di centrosinistra torna sul Consiglio regionale di ieri e stronca la maggioranza: «Ha davvero la volontà di affrontare la questione o è solo incapace di trovare soluzioni adeguate»

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di Claudio Labate
5 luglio 2022
21:00

«Non capisco se la maggioranza ha davvero la volontà di affrontare la questione sanità o è solo incapace di trovare soluzioni adeguate». La riflessione a voce alta è della leder dell’opposizione di centrosinistra Amalia Bruni che prova a trarre le conclusioni del Consiglio regionale di ieri durante il quale la maggioranza di centrodestra ha approvato le “misure urgenti” per contrastare l’emergenza sanitaria calabrese con proroga al 31 dicembre 2022 per l’accreditamento del comparto sanitario privato e la possibilità di assumere medici senza specializzazione.

«Non si possono proporre cose senza senso che non portano a niente – sbotta la scienziata lametina -. La prima emergenza è sempre la ormai cronica mancanza di personale (circa seimila persi nell’area medica e del comparto). Mi chiedo: ma gli strumenti che esistono ormai da anni come sono stati utilizzati in Calabria?»


Bruni si riferisce in particolare alla possibilità di assumere a tempo determinato, a partire dal terzo anno degli specializzandi. «Un ennesimo paradosso calabrese» ripete. Anche perché, la norma è stata istituita col cosiddetto “decreto Calabria 1”, legge 145/2018, poi perfezionata nella legge di bilancio 2019 e che rimarrà in vigore sino al 31 dicembre 2022.

«Esiste naturalmente una responsabilità grave dei commissari che si sono succeduti ma, anche di quello attuale. E mi domando anche quanti specializzandi sono stati assunti nella sanità calabrese?»

Proprio su questi interrogativi Bruni annuncia la presentazione di una specifica interrogazione, anche perché non si dà pace sin da quando il provvedimento è stato esaminato dalla Commissione Sanità. E tuttavia, è il ragionamento di Amalia Bruni, pur avendo a disposizione strumenti idonei, la maggioranza ha deciso di far fronte all’emergenza del settore assumendo medici a contratto, senza concorsi e senza alcun fondamento logico.

Nel corso del dibattito ieri a Palazzo Campanella, Michele Comito, che è il proponente della legge e il presidente della Terza Commissione, ha spiegato senza riuscire a convincere tutti, che la questione delle assunzioni è da considerarsi quale ultima ratio. Ma alla Bruni non basta.

«Nel momento in cui si assume un medico (mi riferisco alla legge 42) senza alcuna specializzazione dobbiamo intanto chiarire, perché a incarico? Di cosa stiamo parlando? Chi li sceglie? E sulla base di che cosa verranno selezionati?»

Ma un altro aspetto fondamentale turba la leader di opposizione, e cioè l’assenza di una concertazione con medici, ordini, sindacati e Università ed «è davvero inconcepibile – incalza - che su programmazioni così delicate si decida di non discutere e di non coinvolgere».

Ma a tenere banco nel dibattito tra maggioranza e opposizione è l’ormai vizietto del centrodestra di portare in aula le cosiddette leggi omnibus che diventano «uno sversatoio dove dentro finisce di tutto, soprattutto emendamenti per Azienda Zero che continua a essere un’entità sconosciuta di cui nessuno sa niente, se non il nome del Commissario Profiti». E poi emendamenti a pioggia per risolvere questioni irrisolte, vedi – argomenta Bruni - l’istituzione delle Unità di Continuità Assistenziale (per le quali entro 60 giorni la Regione dovrà poi adottare un apposito atto di indirizzo) che di fatto serve alla stabilizzazione delle Usca, sospese al trenta di giugno.

«Mi preoccupa l’intero quadro generale. Procedendo in questo modo la nostra Sanità non potrà mai vedere, né a medio, né a lungo termine quei benefici per i cittadini, che ci aveva assicurato il nostro Presidente, pretendendo la nomina a Commissario. Dopo otto mesi ancora nessuno sa come vuole gestire questa emergenza».

Bruni si domanda quanto tempo ancora potremo andare ancora avanti così e conclude «i cittadini meritano di più e di meglio che di promesse su cui non riusciamo neanche a intravvedere gli sviluppi. I calabresi hanno bisogno di programmazioni serie e concrete, a breve, medio e lungo termine. Basterebbe cominciare con questo».

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