La Conferenza delle Regioni giudica insufficienti le risorse stanziate dal governo, con il centrodestra schierato insieme all'opposizione. Per la Calabria, ancora in piano di rientro e ultima nei punteggi Lea, la partita è particolarmente delicata. E il governatore è chiamato a chiarire quanto intende insistere con Roma
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Le Regioni, comprese quelle di centrodestra, bocciano all'unanimità i fondi per la sanità. Il ministro Schillaci ne aveva chiesti 5,5 miliardi, ne arrivano 2,4, e lui stesso ammette che «non bastano mai». Anche la Calabria ha più motivi di chiunque per alzare la voce.
Quando un ministro difende una manovra dicendo che «per la sanità i fondi non bastano mai, ma c'è consapevolezza della congiuntura», non la sta difendendo. Sta chiedendo comprensione. Orazio Schillaci l'ha detto il 4 novembre al question time della Camera. Poche ore dopo la Conferenza delle Regioni, riunita in seduta straordinaria, ha detto la stessa cosa senza la seconda metà della frase: «Le risorse previste in manovra sulla sanità sono insufficienti». All'unanimità. Centrosinistra e centrodestra. Lombardia compresa.
Il record che non basta
Il governo rivendica il record: Fondo sanitario a 146,3 miliardi nel 2027, oltre 20 miliardi in più dal 2022. In valore assoluto è vero. Ma le risorse davvero nuove sono 2,365 miliardi: l'altro miliardo che porta il conto a 3,4 era già scritto nella manovra dell'anno scorso. Le Regioni ne chiedevano 6,8 per il 2027, dentro un piano da 18 miliardi nel triennio. Lo stesso Schillaci aveva indicato in almeno 5,5 miliardi il fabbisogno. Ha portato a casa meno della metà di quanto lui stesso riteneva necessario.
Il punto lo ha messo nero su bianco Massimiliano Fedriga, leghista, presidente della Conferenza: nessuno nega che i fondi siano cresciuti, ma «la spesa corre più del finanziamento» e con questa manovra si rischia di non garantire più i Livelli essenziali di assistenza. Inflazione, rinnovi contrattuali, bollette: l'aumento viene mangiato prima di arrivare in corsia. Quando lo dice un governatore della maggioranza, non è propaganda dell'opposizione. È contabilità.
Il voucher al posto del servizio
Poi c'è la carta da 300 euro per gli over 75: 1,645 miliardi, finanziati fuori dal Fondo, che non entrano nei bilanci sanitari regionali. Spettano agli over 75 con determinati requisiti di pensione e reddito e coprono spese sanitarie non garantite dal Servizio sanitario: farmaci, visite, altri beni sanitari. Tradotto: invece di rafforzare il Servizio sanitario nazionale, si dà un contributo per pagarsi ciò che il Servizio non copre. Il presidente dell'Emilia-Romagna, Michele De Pascale, lo ha definito «aberrante» e minaccia il ricorso alla Corte costituzionale. Per le liste d'attesa, il problema numero uno degli italiani, ci sono 300 milioni. Solo per il 2027. Nel 2028 e nel 2029, niente.
E la Calabria?
La Calabria ha votato con le altre: l'unanimità c'è stata. È mancata una voce forte. Al Festival delle Regioni di Firenze, il 27 ottobre, Roberto Occhiuto ha chiesto al governo «una integrazione delle risorse». Aggiungendo subito che questo esecutivo «ha invertito la tendenza». Ha definito «evidentemente pochi» i 23 miliardi della manovra, ma dando ragione a Giorgetti. Secondo alcune fonti, lontano dai microfoni, il governatore calabrese ammette che con queste cifre «diventa dura». In privato, il tono è più forte e preoccupato.
Eppure, se c'è una regione che non può permettersi il sussurro, è la Calabria. Dopo 17 anni il commissariamento della sanità calabrese è cessato, ma la Regione resta sottoposta al piano di rientro 2026-2028. Nel monitoraggio Lea 2024 ha totalizzato 189 punti su 300: in crescita, ma ancora il punteggio complessivo più basso d'Italia, con l'assistenza distrettuale ferma a 52 punti, sotto la soglia minima di 60. Già nel 2022 il saldo negativo della mobilità sanitaria era di 304,8 milioni: soldi con cui i calabresi pagano le cure ad altre regioni, spesso a cliniche private del Nord. Una regione che ha dovuto chiamare i medici da Cuba per tenere aperti i reparti non è ricca. E la sua sanità non sta benissimo.
La torta e la fetta
Occhiuto ha ragione su un punto: il riparto del Fondo va cambiato, pesando la deprivazione sociale e non solo la spesa storica, che premia chi ha già. È una battaglia sacrosanta per il Sud. Ma litigare sulla fetta mentre la torta si restringe in termini reali è un esercizio di stile. Se il Fondo non regge l'inflazione, un riparto più giusto distribuirà meglio la scarsità. Non la cancellerà.
Occhiuto è governatore e vicesegretario nazionale di Forza Italia. Ed è proprio Forza Italia, oggi, a chiedere a Giorgetti nuove coperture per migliorare il testo. Alzare la voce non significherebbe rompere con il governo.
Le regioni devono reagire tutte insieme. Se tacciono, a Roma arriva un messaggio chiaro: si può fare così. Perché il silenzio non è una cura.

